<?xml version="1.0" encoding="UTF-8" ?><rss version="2.0"><channel><title>Velisti per caso &#45; Diario Pacifico</title><link>http://staging.velistipercaso.bedita.net/il-giro-del-mondo/diario-pacifico</link><description>I diari di bordo di Patrizio, Syusy, Giobbe Covatta, Giorgio Comaschi e il capitano Marco Covre durante il primo anno di navigazione su Adriatica nell&#39;Oceano Pacifico, da Panama alla Nuova Zelanda. Il giro del mondo in barca a vela.</description><language>ita</language><item><title>Con il panama a Panama city</title><description>Giorgio Comaschi è clamorosamente a tono con l&#039;atmosfera&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;Vado con il comandante e l’ammiraglio in una spiaggia dove ogni settimana arriva un charter di trecento italiani. Bellissimo posto, bellissimo Hotel. Si chiama Decameron. C’è un gruppo di signore alle prese con una fotografia accanto a una palma.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Una si presenta: è la moglie di Trapattoni, in vacanza con le amiche. Marco Covre chiede:”Ma chi è Trapattoni?”. Tutti ridono. Il comandante si vergogna un po’ ed è quasi tenero. Io e Vanni facciamo un bagno in piscina. E mentre nuotiamo incontriamo un tale dell’ambasciata. &lt;strong&gt;Sembra l’incontro segreto di spie in incognito.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;&lt;em&gt;Più tardi&lt;/em&gt;&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Cena all’ambasciata italiana.&lt;/strong&gt; Tutti tiratissimi. Io al pomeriggio mi noleggio un vestito bianco e un panama. Sono clamorosamente in tono. Ma l’ambasciatore che è una persona molto gentile e informale mi guarda come se fossi un Ufo. Tutti squisiti con l’equipaggio di Adriatica e la cena è ottima.&lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Non avevo mai partecipato a una serata diplomatica&lt;/strong&gt;. A una certa ora torno in barca, le ragazze vanno fuori a ballare con il figlio dell’ambasciatore e altri amichetti estemporanei. Naturalmente raggiungono Marco Covre che sta già ballando chissà dove.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Giorgio Comaschi&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Tue, 16 Apr 2013 17:21:46 +0200</pubDate><link>http://staging.velistipercaso.bedita.net/il-giro-del-mondo/diario-pacifico/con-il-panama-a-panama-city</link><guid>http://staging.velistipercaso.bedita.net/il-giro-del-mondo/diario-pacifico/con-il-panama-a-panama-city</guid></item><item><title>Panamà vecchia è un gran bazar</title><description>In giro per la città, in attesa di ripartire verso le Galapagos&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;Carico Giovanni e Marianna e andiamo a fare un giro per Panamà vecchia. Vendono di tutto, è un gran bazar di usato, non usato, frutta, pesce, verdura, colori, in mezzo a gente che gioca a domino su tavolini messi sul marciapiede. Ci sono anche locali a luce rossa. Mi dice la guida che sono pericolosi perché spesso scoppiano risse.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Allora riesco a farmi invitare a un tavolo da domino dove c’è un tizio coi capelli bianchi sparati che sembra Don King il manager di Tyson. Al mercato Marianna chiede se hanno dello zimino. Naturalmente, essendo una cosa tipica sassarese (le interiora dell’agnello da fare alla brace), tutti la guardano come fosse venuta da Marte. Cioè da dove in realtà viene.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;&lt;em&gt;Più tardi&lt;/em&gt;&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Si traffica per decidere quando si parte per Las Perlas.&lt;/strong&gt; Il tempo buono, ma deve arrivare un tizio per aggiustare il generatore. Manca un pezzo di ricambio che Covre sta cercando in tutto il mondo e sembra che non esista. Poi arriva la notizia che lo spediranno alle Galapagos e verrà montato là. Adesso si spera nel vento buono. Perché se bisogna andare a motore è un disastro.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per andare alle Galapagos parlano di cinque-sei giorni ma qualcuno a Panamà mi ha detto che una barca dopo cinque giorni, poco tempo fa, era a un terzo di cammino e ha dovuto tornare indietro.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Intanto abbiamo incontrato &lt;strong&gt;Stefano Cervelli&lt;/strong&gt;, un italiano che vive qui da anni e che ha creato la scuola “Enrico Fermi&quot;. Molto interessante e funzionale (si insegna anche italiano). Quasi quasi torno bambino e mi iscrivo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Giorgio Comaschi&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Tue, 16 Apr 2013 17:24:51 +0200</pubDate><link>http://staging.velistipercaso.bedita.net/il-giro-del-mondo/diario-pacifico/panama-vecchia-e-un-gran-bazar</link><guid>http://staging.velistipercaso.bedita.net/il-giro-del-mondo/diario-pacifico/panama-vecchia-e-un-gran-bazar</guid></item><item><title>Il rumore del silenzio, strepitoso!</title><description>La prima volta che si naviga a vela è una sensazione difficile da descrivere&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;E&#039; tornata una cappa infernale di caldo. Di notte c&#039;è chi dorme sulle amache (Marianna e il comandante) e si abbona ad artriti croniche. Gli altri boccheggiano in cabina. Stiamo per partire.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Aspettiamo Giacomo che è andato a farsi visitare perché ha male alla schiena e non si fida a partire per le Galapagos senza avere qualche &quot;certezza&quot; medica. Ieri sera fino a tarda ora il comandante ha suonato la chitarra e cantato. Verrà con noi fino alla sosta di Las Perlas anche la nostra guida panamense Chris, una ragazza molto dolce che si trova bene con noi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nelle serate calde svettano comunque i Gin Tonic preparati da Vanni. Grande maestria.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;&lt;em&gt;Più tardi, verso Las Perlas&lt;/em&gt;&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Oggi ho navigato a vela per la prima volta nella mia vita. Una sensazione piena, difficilmente descrivibile.&lt;/strong&gt; Avevo paura di stare male per il mare (che peraltro era calmo) ma in realtà mi sono scoperto stare molto meglio di quando si sta fermi. Non credevo che fosse così bello. &lt;strong&gt;Il rumore del silenzio. Strepitoso.&lt;/strong&gt; Abbiamo marciato verso le isole Las Perlas. Giovanni teneva il timone, io disquisivo con Vanni su un disco di Petrucciani-Grappelli. Poi l&#039;arrivo all&#039;isola Contadora. Grandi spiagge bianche al tramonto con dietro la vegetazione. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;Giù il tender e primo bagno nel Pacifico. Poi cena a bordo con un po&#039; di zampironi accesi per le zanzare.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;Giorgio Comaschi&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Tue, 16 Apr 2013 17:29:37 +0200</pubDate><link>http://staging.velistipercaso.bedita.net/il-giro-del-mondo/diario-pacifico/il-rumore-del-silenzio-strepitoso</link><guid>http://staging.velistipercaso.bedita.net/il-giro-del-mondo/diario-pacifico/il-rumore-del-silenzio-strepitoso</guid></item><item><title>Tappa a Las Perlas, la base dei Pirati</title><description>...sì ma nel &#039;600. Oggi in compenso ci sono squaletti e serpenti di mare&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;Siamo ancorati davanti all&#039;isola di Contadora, una delle cinque abitate di Las Perlas. Scendo in spiaggia col tender e incontro un certo Marco, un italiano di Genova che è venuto a vivere qui. Dice che proverà ad organizzare qualcosa col turismo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sta pulendo in acqua un pescione enorme per il suo cane. Mi dice di stare attento a fare il bagno perché ci sono i serpenti di mare che sono molto pericolosi. Poi vedo a cinquanta metri da riva un gruppo di pesci che saltano sull&#039;acqua, sembrano in fuga. Difatti dietro c&#039;è una pinna bianca. Sono squali. Il signor Marco dice che sono inoffensivi. Ci credo pochissimo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E già tornando in gommone su Adriatica guardo sotto con circospezione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;&lt;em&gt;Più tardi...&lt;/em&gt;&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Leggo sulla guida e scopro che&lt;strong&gt; Las Perlas è famosa per essere stata, dal 1600, la base dei pirati.&lt;/strong&gt; Costruivano le loro navi qui, disboscando la vegetazione di queste isole. Non sono rimaste molte tracce essendo stato tutto costruito col legno.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Leggo di una grande battaglia nel 1600 qui davanti fra vascelli di bucanieri contro galeoni spagnoli. Fuori è buio. Solo qualche lucina sull&#039;isola. Fa un po&#039; impressione il buio che c&#039;è da queste parti. Mi chiedo come doveva essere allora, ai tempi di Morgan.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Beh vado a dormire. Fa anche un caldo atomico. Fra pirati e calura sto con gli occhi sbarrati per un bel pezzo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Giorgio Comaschi&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Tue, 16 Apr 2013 17:34:35 +0200</pubDate><link>http://staging.velistipercaso.bedita.net/il-giro-del-mondo/diario-pacifico/tappa-a-las-perlas-la-base-dei-pirati</link><guid>http://staging.velistipercaso.bedita.net/il-giro-del-mondo/diario-pacifico/tappa-a-las-perlas-la-base-dei-pirati</guid></item><item><title>Passiamo da Saboga e poi verso le Galapagos</title><description>&quot;La barca rolla, le ondone ci sono, pian piano va via la luce e si accendono le stelle...&quot;&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Finalmente tracce di pirati.&lt;/strong&gt; Scendiamo nell’isola di Saboga (sempre una delle isole Las Perlas), c’è un villaggetto abitato e una chiesa. La chiesa ha un campanile molto vecchio che è stato ristrutturato.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Mi dice uno del luogo che risale al 1600-1700 circa, che hanno trovato lì attorno qualche vecchia bottiglia dell’epoca e che una leggenda vuole che dietro alla chiesa ci sia nascosto dell’oro. Gli abitanti di Saboga non hanno mai scavato perché non hanno il permesso ma la cosa mi accende mille fantasie. Il tizio mi dice anche che l’iguana è buonissima da mangiare e che fa bene ai muscoli.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Poi mi chiede di Roberto Baggio. A Saboga hanno la tv e il telefono quindi non sono fuori dal mondo. Vien voglia di venirci a fare una vacanza.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;&lt;em&gt;Più tardi&lt;/em&gt;&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Abbiamo lasciato Las Perlas direzione Galapagos.&lt;/strong&gt; Si naviga in Pacifico ed è la mia vera e propria prima volta in mare perché da Panama a Las Perlas era stato un tragitto molto breve e calmo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sto bene, la barca rolla parecchio, le ondone ci sono, pian piano va via la luce e si accendono le stelle. Adriatica viaggia benone.&lt;strong&gt; In cabina vengo sballottato come dentro a una lavatrice.&lt;/strong&gt; Faccio fatica ad addormentarmi perché è come se ci fosse uno di fianco che ti scuote continuamente per svegliarti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Qualcuno (Vanni, Marianna e Antonella) dorme in coperta naturalmente legato dalle cinture. Mi dice il comandante che cadere in mare qui sei spacciato.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;Auguri.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Giorgio Comaschi&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Tue, 16 Apr 2013 17:40:44 +0200</pubDate><link>http://staging.velistipercaso.bedita.net/il-giro-del-mondo/diario-pacifico/passiamo-da-saboga-e-poi-verso-le-galapagos</link><guid>http://staging.velistipercaso.bedita.net/il-giro-del-mondo/diario-pacifico/passiamo-da-saboga-e-poi-verso-le-galapagos</guid></item><item><title>La notte nel Pacifico</title><description>&quot;Uno non può aver mai visto tante stelle, tutto nitido, tutto chiarissimo...&quot;&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;C’è il sole, il Pacifico è calmo e apprendo che la vela rossa che c’è su si chiama Gennacher, ma forse non scrive nemmeno così.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A un certo punto si posa su Adriatica un uccellino. Sembra stanco e ci credo anche perché qui attorno non è che ci siano molti posti su cui appoggiarsi. Le ragazze lo battezzano subito Tako, perché già prima di Colon mi dicono che sulla barca si era appoggiato un Tiko. L’uccellino non ha paura dell’uomo e viene vicino. Gli diamo delle bricioline di pane ma non mangia. Dopo un po’ se ne va. Chissà dove.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Poi una gradita sorpresa. Mi chiama al telefono da Pavana Francesco Guccini per salutarmi. In suo onore mettiamo su nel cd di bordo “Stagioni”.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;&lt;em&gt;Più tardi...&lt;/em&gt;&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La notte in Pacifico è un’esperienza strepitosa. Uno non può aver mai visto tante stelle, tutto nitido, tutto chiarissimo, il carro maggiore quello minore e da qui anche la Croce del Sud.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sull’onda che solleva Adriatica si vede il plancton che brilla ed è un roba da andare giù di testa. Se azzecchi poi la musica di sottofondo come stiamo facendo noi (&quot;Avalon sunset&quot; di Van Morrison) sei in paradiso.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Intanto la strada per le Galapagos è lunga. E il buio molto fitto. Marco Covre sta dormendo. Si sveglia più tardi per i turni. Vado a letto. O meglio ci provo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;Giorgio Comaschi&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 17 Apr 2013 11:09:12 +0200</pubDate><link>http://staging.velistipercaso.bedita.net/il-giro-del-mondo/diario-pacifico/la-notte-nel-pacifico</link><guid>http://staging.velistipercaso.bedita.net/il-giro-del-mondo/diario-pacifico/la-notte-nel-pacifico</guid></item><item><title>Dal film gli zombie nell&#039;oceano</title><description>Su Adriatica la vita corre strana, come in un tutte le barche in cui ci sono dei pazzi in giro per il mondo a vela&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;Il comandante si è rasato a zero. Lo ha fatto a poppa con una lametta mentre le onde dell’oceano sbatacchiava la barca qua e là. Non so come ci è riuscito.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Anche perché io ondeggio e deambulo come un burattino anche senza niente in mano. Deve essere buffo vedermi mentre mi aggrappo goffamente a qualsiasi cosa sulla barca. &lt;strong&gt;Stiamo navigando a metà strada fra Panama e le Galapagos&lt;/strong&gt;. Il generatore è rotto e non c’è acqua quindi zero doccia. Qualcuno lo ha fatto in mare tenendosi a una cima. Io non mi sono fidato, perché dall’acqua salta fuori di tutto (tonni, pinnozze, pesciolini e pescioloni).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In questo momento Giacomo si sta facendo la barba con l’acqua di mare. Intanto il cielo minaccia temporale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;&lt;em&gt;Più tardi&lt;/em&gt;&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Dal film gli zombi dell’oceano.&lt;/strong&gt; Su Adriatica la vita corre strana come in un tutte le barche in cui ci sono dei pazzi in giro per il mondo a vela. Io sono nuovo e certi rapporti sono già consolidati. Per cui a volte me ne sto clandestino e invisibile a guardare il mare. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;Io e Vanni abbiamo gusti musicali simili e questo ci allevia dalle ore di salsa che ci propina il comandante. Stasera abbiamo sparato nel buio della notte in oceano un Paolo Conte d’annata. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;E io e Giacomo stiamo seguendo con il raggio di una torcia un gabbiano che segue la nostra rotta. Ogni tanto va giù in picchiata e tira su un pesce. E laggiù sullo sfondo lampi di temporali lontani. Bellissimo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Giorgio Comaschi&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 17 Apr 2013 11:22:50 +0200</pubDate><link>http://staging.velistipercaso.bedita.net/il-giro-del-mondo/diario-pacifico/dal-film-gli-zombie-nell-oceano</link><guid>http://staging.velistipercaso.bedita.net/il-giro-del-mondo/diario-pacifico/dal-film-gli-zombie-nell-oceano</guid></item><item><title>Secchio in mare, ci si fa la barba a poppa</title><description>Giorgio prova l&#039;ebrezza di fare cose da-marinai, per colpa (o merito) dei problemi tecnici a bordo&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Ho provato ad alzarmi presto per godermi un’alba sul Pacifico.&lt;/strong&gt; Le cinque e mezza. Il comandante e Vanni erano già lì che armeggiavano con un problema elettrico, l’ennesimo che ci capita in questo viaggio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il cielo è nuvoloso e&lt;strong&gt; l’alba è più da Piacenza in novembre che da Pacifico in maggio&lt;/strong&gt;. Comunque il fascino c’è sempre. Caffè alle sei perché intanto si è svegliata Antonella.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Adriatica sbuffa sul mare di traverso e nella mia stanza è incollata ad un angolo ad ovest e non viene più via da lì. Provo l’ebbrezza, siccome non c’è acqua, di farmi la barba con il secchio tuffato in mare e rasatura a poppa imbragato per non volare in acqua e salutarvi qui.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Facciamo otto nodi. Dovrebbe essere una buona andatura. Dico dovrebbe perché non ci capisco niente.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;&lt;em&gt;Più tardi&lt;/em&gt;&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Marco Covre e Vanni sono più tranquilli sui problemi tecnici. &lt;strong&gt;O li hanno risolti o sono rassegnati.&lt;/strong&gt; Non mi azzardo a chiederlo. Il tramonto porta bei colori e un gabbiano stanco che si viene a posare sul tavolo in mezzo alla barca. Ci muoviamo come zombi al rallentatore per non farlo scappare. Si riposa. Guarda incuriosito la pelata del comandante poi se ne va.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Come al solito litigo con Marianna sulle parole crociate, ma questo succede tutti i giorni perché ognuno dei due dice che l’altro non sa niente di niente.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Parlo al telefono con Pier Fabio Tonelli, la nostra guida alle Galapagos. Dice che ci sta aspettando. E che mentre parla è davanti a una testugginVUe gigante. Gulp!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Giorgio Comaschi&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 17 Apr 2013 11:26:28 +0200</pubDate><link>http://staging.velistipercaso.bedita.net/il-giro-del-mondo/diario-pacifico/secchio-in-mare-ci-si-fa-la-barba-a-poppa</link><guid>http://staging.velistipercaso.bedita.net/il-giro-del-mondo/diario-pacifico/secchio-in-mare-ci-si-fa-la-barba-a-poppa</guid></item><item><title>A Puerto Ayora dopo due giorni di black out</title><description>Ultimo tratto di navigazione tutto senza GPS, radar, telefoni, radio, anemometro...&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;Giorgio Comaschi, detto &quot;il grigio&quot;, ci ha lasciati frettolosamente per tornare ai suoi impegni in Italia, dimenticandosi però di ultimare i diari di bordo, per cui vi aggiorno su quanto accaduto nei giorni scorsi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il nostro ultimo contatto con il mondo civile è stato il giorno prima del nostro arrivo alle Galapagos con il signor Tonelli – la nostra guida locale – dopo di che&lt;strong&gt; tutti i sistemi e le apparecchiature di bordo hanno cessato di funzionare.&lt;/strong&gt; &lt;strong&gt;Per due giorni abbiamo avuto un black out totale&lt;/strong&gt; navigando senza GPS, radar, telefoni, radio, anemometro, computer con cartografia elettronica eccetera, tornando per soli due giorni all’antica poesia e arte dell’andar per mare: bussola e carte nautiche.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Infatti, le due cinghie dell’alternatore – una sorta di dinamo per la ricarica delle batterie – sono morte di vecchiaia proprio nel momento sbagliato lasciandoci senza la nostra ultima fonte di energia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Siamo arrivati a Santa Cruz (una delle isole dove è possibile espletare le pratiche di ingresso alle Galapagos) a tarda sera, senza motore, luci ed ecoscandaglio, &lt;strong&gt;dando fondo all’ancora a mano nella baia di Puerto Ayora&lt;/strong&gt;. I nostri guai elettrici erano iniziati a Cuba con la rottura di una pompa di alimentazione del generatore principale. Pare che questo fosse un pezzo che non si rompe mai, per cui non esisteva neanche come ricambio e lo hanno dovuto costruire apposta per noi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per poter alimentare le apparecchiature di bordo, abbiamo &quot;rubato&quot; un po&#039; di corrente al generatore della regia, creando in barca una ragnatela di cavi indescrivibile, ma funzionale. Anche questo generatore, però, dovendo alimentare sia la cabina regia che alcune delle nostre apparecchiature di bordo come dissalatore, caricabatteria ecc., non ha retto allo sforzo, e la girante della pompa dell’acqua di raffreddamento ha tirato le cuoia. Le cinghie dell’alternatore infine ci hanno dato il colpo di grazia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Marco Covre&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Comandante di Adriatica&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 17 Apr 2013 11:35:27 +0200</pubDate><link>http://staging.velistipercaso.bedita.net/il-giro-del-mondo/diario-pacifico/a-puerto-ayora-dopo-due-giorni-di-black-out</link><guid>http://staging.velistipercaso.bedita.net/il-giro-del-mondo/diario-pacifico/a-puerto-ayora-dopo-due-giorni-di-black-out</guid></item><item><title>Cercare un meccanico a Puerto Ayora...</title><description>...è un&#039;impresa! Ma alla fine delle cinghie saltano fuori&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;La giornata inizia con la ricerca delle cinghie dell’alternatore nel paesino di Puerto Ayora. Detto così sembra una cosa semplice, ma bisogna tener presente che&lt;strong&gt; gli unici negozietti del posto vendono solo souvenir, qualche scatola di tonno, e cappelli ecuadoregni&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ci viene indicato un signore che dovrebbe essere il meccanico del paese. Dopo una lunga ricerca lo troviamo mezzo ubriaco in un bar del paesino che giocava a domino con un tale dai lineamenti occidentali. Provo a spiegargli il nostro guaio, e superati i problemi di equilibrio dovuti a qualche bicchiere di troppo, ci incamminiamo dondolando verso la sua “officina”.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Tra galline, motori vecchi ed arrugginiti, noci di cocco tagliate a metà piene di bulloni, ci mettiamo in cerca delle cinghie che “dovrebbero essere li… anzi no erano qui, ne sono sicuro!”&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Tra un “li” e un “qui” dopo mezz&#039;ora finalmente ne troviamo alcune in un angolo impolverato, ma o erano troppo piccole o troppo strette. Ad un tratto una luce si accende nei suoi occhi… non so se a causa della birra o di una idea improvvisa e geniale. Con la mano mi fa cenno di seguirlo, e usciti nel retrobottega, mi indica un vecchio trattore parcheggiato senza ruote su quattro sassi, semisommerso dalla vegetazione...&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;Non so se ridere o piangere perché comincio a capire quale era il lampo di genio che lo aveva folgorato qualche minuto prima. &lt;strong&gt;Apriamo a fatica il vecchio cofano e con una martellata qua, una imprecazione là, tiriamo fuori le tanto sofferte cinghie&lt;/strong&gt;. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Incredibilmente sembrano proprio quelle che fanno al caso nostro, offro una birra a &quot;superciuck&quot; e tornati a bordo finalmente rimettiamo in moto il motore e riusciamo a caricare le batterie.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Adesso nel ventre di Adriatica abbiamo un motore che “canta” anche un po’ in “galapaghese”!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;Marco Covre&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Capitano di Adriatica&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 17 Apr 2013 11:41:39 +0200</pubDate><link>http://staging.velistipercaso.bedita.net/il-giro-del-mondo/diario-pacifico/cercare-un-meccanico-a-puerto-ayora</link><guid>http://staging.velistipercaso.bedita.net/il-giro-del-mondo/diario-pacifico/cercare-un-meccanico-a-puerto-ayora</guid></item><item><title>Un&#039;operazione a cuore aperto a 45°C</title><description>Covre e Antonella aggiustano da soli il nuovo generatore&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;Anche oggi è un giorno di riparazioni. Infatti dopo l’ennesima telefonata con la ditta produttrice del generatore principale che ha sede negli Stati Uniti, riusciamo a sapere che&lt;strong&gt; il nostro pezzo di ricambio è già in volo per le Galapagos dove arriverà in tarda mattinata&lt;/strong&gt;. Dopo essere stati presso l’ufficio di sdoganamento e dallo spedizioniere finalmente nel pomeriggio entriamo in possesso della pompa di alimentazione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il generatore è in garanzia per cui chiedo alla ditta produttrice di indicarmi un meccanico per l’istallazione della nuova pompa. Mi indicano un numero di telefono di una officina autorizzata a Quito sulla costa dell’Ecuador. Telefono ma il meccanico ci chiede 450 dollari per il suo intervento, giustificandosi che deve mettere in conto anche il volo aereo di andata e ritorno per le Galapagos…&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Troppo caro, ci sembra un furto o meglio, una estorsione. Che fare? Cedere al ricatto o trovare una soluzione alternativa?&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Mi viene in mente &quot;superciuck&quot;&lt;/strong&gt; (il meccanico di Santa Cruz che ci ha &quot;trovato&quot; le cinghie per l’alternatore…) ma non voglio chiedergli di cimentarsi in una impresa per lui così rischiosa… potrebbe saltare in aria con una alitata di troppo in sala macchine. Tra vapori di benzina e di birra, il rischio è reale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L’unica soluzione è rassegnarmi ed &lt;strong&gt;entrare nel vano motori e effettuare la riparazione da solo&lt;/strong&gt;, e con Antonella come assistente iniziamo l’operazione a cuore aperto del generatore. La temperatura in sala macchine è di circa 45 gradi centigradi e quando per qualche motivo ne usciamo, i 30 gradi dell’equatore ci sembrano quasi un sollievo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Si suda come cavalli, e se vogliamo trovare a tutti i costi il lato positivo della cosa, posso dire che mi è servito per perdere qualche chilo di troppo. &lt;strong&gt;Adriatica è l’unica barca al mondo ad avere anche la sauna a bordo&lt;/strong&gt;…&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ad ogni modo dopo alcune ore di lavoro, possiamo dire che il paziente ha superato la crisi, è uscito dal coma e il suo cuore ha ripreso a funzionare regolarmente. E con lui anche Adriatica che assetata come un maratoneta nel deserto, prima di affrontare la lunga traversata del Pacifico ha potuto fare il pieno di energia, ricaricare le batterie e riprendere a pieno la sua funzionalità. Ad Antonella ho conferito il titolo di “meccanico navale” ad honorem per meriti conquistati sul campo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Marco Covre&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Comandante di Adriatica&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 17 Apr 2013 11:50:30 +0200</pubDate><link>http://staging.velistipercaso.bedita.net/il-giro-del-mondo/diario-pacifico/un-operazione-a-cuore-aperto-a-45-c</link><guid>http://staging.velistipercaso.bedita.net/il-giro-del-mondo/diario-pacifico/un-operazione-a-cuore-aperto-a-45-c</guid></item><item><title>Secondo round in sala macchine</title><description>Ultimo pezzo di ricambio per il generatore, ci siamo quasi&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;Oggi è il turno del secondo generatore, quello dei minatori. Ci aveva piantati in navigazione tra Panamà e le Galapagos.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Con l’arrivo dall’Italia di Syusy e Giuseppe Ghinami detto “il vecchio” sono arrivati anche i pezzi di ricambio tanto desiderati. La girante è li che aspetta che l’equipe chirurgica trovi il coraggio di entrare in sala macchine e inizi l’ennesimo intervento.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Si tira a sorte su chi debba entrarci e Vanni saggiamente baratta la sala macchine con un turno di guardia notturno.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Alla fine &lt;strong&gt;mi ritrovo ancora una volta faccia a faccia con Antonella e con un generatore dalle ossa rotte&lt;/strong&gt;. Anche in questo caso i mio &quot;meccanico navale&quot; ed io, riusciamo a riparare il guasto e a ripristinare la funzionalità del generatore e della regia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Marco Covre&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Comandante di Adriatica&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 17 Apr 2013 11:56:47 +0200</pubDate><link>http://staging.velistipercaso.bedita.net/il-giro-del-mondo/diario-pacifico/secondo-round-in-sala-macchine</link><guid>http://staging.velistipercaso.bedita.net/il-giro-del-mondo/diario-pacifico/secondo-round-in-sala-macchine</guid></item><item><title>Escursione a cavallo per Santa Cruz</title><description>Però nessuno ci sa andare, che sia meglio la vela?&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;In barca regna un silenzio totale, assoluto, nonostante siano già le 10 di mattina.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ieri sera la ciurma di Adriatica è scesa a terra in libera uscita e sono curioso di sentire quello che hanno combinato visto che sono tornati a notte fonda. Io sono rimasto a bordo perché avevo qualche lavoretto ancora da sbrigare e per controllare Adriatica.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A Santa Cruz non c’è una marina nè tanto meno un molo, per cui non lascio mai la barca incustodita... &lt;strong&gt;Il tentativo dell’equipaggio di salire a bordo in silenzio per non svegliarmi e’ miseramente fallito&lt;/strong&gt;. Le risatine mal trattenute e qualche frase leggermente sconnessa da una &quot;caipirigna&quot; di troppo tradiscono il loro stato…&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dopo aver dato una sveglia generale, cominciano ad apparire le prime facce e a giudicare dai capelli sconvolti, dagli occhi semichiusi e dal forte consumo di alcaseltser, ieri deve essere stata una bella burrasca. Preparo una dose da cavallo di caffè per tutti e inizia la colazione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Oggi, essendo domenica e viste le condizioni in cui versano i miei marinai, abbiamo deciso di prenderci un giorno di riposo e noleggiare un mezzo per andare ad esplorare l’isola. Giacomo che appartiene alla famiglia dei centauri, insiste nel voler noleggiare delle moto, ma dopo una rapida ricerca, ci dicono che non è possibile. Non ci sono moto sull’isola. Scopriamo subito che non esistono nemmeno macchine a noleggio, e che l’unico mezzo disponibile è la bicicletta. Ok,… un po’ di moto fa bene e andando piano si gode meglio il panorama.&lt;br /&gt;Ci incamminiamo verso il bike noleggio, ma purtroppo essendo già oltre mezzogiorno, lo troviamo chiuso. Riaprirà alle due del pomeriggio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;&lt;em&gt;Più tardi&lt;/em&gt;&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dopo aver pranzato a bordo, ci rechiamo puntuali nel negozietto, ma rimaniamo delusi poiché il tipo ha già noleggiato tutte le bici. Insisto un po’ e indicandomi una foto sulla parete mi dice: “Mi sono rimasti solo quelli… ci sapete andare?” &lt;strong&gt;mi avvicino e con grande sorpresa vedo che si tratta di cavalli&lt;/strong&gt;. Dopo un rapido consulto con il resto della banda, gli dico: “Va bene li prendiamo”.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Spinti da una buna dose di incoscienza, saliamo non con poche difficoltà sui quadrupedi ed inizia il rodeo. Nessuno di noi ha mai visto da vicino un cavallo,&lt;strong&gt; per me i cavalli sono quelli che ha il motore di Adriatica&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;per Giacomo quelli della sua moto&lt;/strong&gt;. L’unica che sa tenere le briglie in mano è Marianna che ha un’amica amazzone dalla quale ha appreso quanto meno quale è la prua e quale la poppa del cavallo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sembravamo tutti dei sacchi di patate saltellanti sulla sella del cavallo, che incurante dei nostri ordini ci portava a spasso per la foresta. A sera “Alfonsito” – questo era il nome del mio quadrupede – ha deciso di rientrare a casa e come se fosse dotato di GPS ha calcolato la rotta per il recinto. Scendere non è stata una cosa semplice e questo pomeriggio da fantino mi ha tolto due anni di vita.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Tornati in barca apriamo la farmacia di bordo e ci diamo delle grandi spalmate di Lasonil un po’ dappertutto, ma specialmente sul fondoschiena. &lt;strong&gt;Mi vado a stendere (… su un fianco) in branda e penso: &quot;Meglio la vela&quot;.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Marco Covre&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Comandante di Adriatica&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 17 Apr 2013 12:00:47 +0200</pubDate><link>http://staging.velistipercaso.bedita.net/il-giro-del-mondo/diario-pacifico/escursione-a-cavallo-per-santa-cruz</link><guid>http://staging.velistipercaso.bedita.net/il-giro-del-mondo/diario-pacifico/escursione-a-cavallo-per-santa-cruz</guid></item><item><title>Lo strano clima delle Galapagos e la &quot;garua&quot;</title><description>Correnti che si scontrano, temperature opposte a pochi km e isole che spariscono&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;Ancora doloranti per la cavalcata di ieri, riprendiamo i lavori e la routine di bordo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Adriatica è sempre ormeggiata all’ancora in posizione: 0 gradi 45 primi sud – 090 gradi 18 primi ovest . C’è una forte risacca e si rolla parecchio e lavorare a bordo non è semplice.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Oggi è il turno delle manutenzioni in coperta. In lista abbiamo il controllo del meccanismo del timone, i livelli olio della pompa dell’autopilota, il lavaggio delle cime e scotte in acqua dolce, la manutenzione del vang (una sorta di ammortizzatore che regge il boma), ingrassare i verricelli, la sistemazione e pulizia dei gavoni di poppa, il trattamento di qualche macchietta di ruggine, la pulizia della linea di galleggiamento, e una infinità di altri lavori.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ho assegnato un lavoretto a ciascun membro dell’equipaggio, compresi Giovanni e Giacomo, e quindi dovremmo riuscire a terminarli tutti entro sera.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;&lt;em&gt;Più tardi&lt;/em&gt;&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Purtroppo la pioggia pomeridiana ci costringe ad interrompere la serie dei lavori. &lt;strong&gt;Ci troviamo nella “zona di convergenza intertropicale”&lt;/strong&gt; cioè dove si incontrano gli alisei di nord-est con quelli di sud-est annullandosi a vicenda e creando un perenne cielo nuvoloso a causa dello scontro di masse d’aria umida.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Inoltre le Galapagos sono influenzate anche dalla &lt;strong&gt;corrente fredda di Humboldt&lt;/strong&gt; proveniente da Capo Horn che si scontra con quella calda proveniente dal Golfo di Panamà. Ciò crea spesso nebbie, un clima caldo-umido e il verificarsi di uno strano fenomeno per cui la temperatura del mare può essere di 26° C sul lato settentrionale e di 16°C sul lato meridionale di una stessa isola.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A volte si verifica&lt;strong&gt; uno strano fenomeno locale noto come&lt;/strong&gt; &lt;strong&gt;&quot;garua&quot;&lt;/strong&gt;… fa sì che una isola perfettamente visibile all’orizzonte, scompaia improvvisamente alla vista. Questo fenomeno si verifica principalmente nella stagione fredda, da maggio a settembre.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Riprenderemo i lavori domattina.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Marco Covre&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Comandante di Adriatica&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 17 Apr 2013 12:06:08 +0200</pubDate><link>http://staging.velistipercaso.bedita.net/il-giro-del-mondo/diario-pacifico/lo-strano-clima-delle-galapagos-e-la-garua</link><guid>http://staging.velistipercaso.bedita.net/il-giro-del-mondo/diario-pacifico/lo-strano-clima-delle-galapagos-e-la-garua</guid></item><item><title>Un mix di rumori e musica a bordo di Adriatica</title><description>Il Pacifico ci aspetta e i lavori da portare a termine sono ancora tanti&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;Riprendiamo i lavori interrotti per la pioggia che per due giorni ci ha rinfrescato, ma anche impedito di portare avanti il nostro prezioso lavoro di &quot;maquillage&quot; di Adriatica. L&#039;equipaggio è tutto al lavoro e un ritmo frenetico scandisce le prime ore del mattino, &lt;strong&gt;Patrizio arriverà a breve&lt;/strong&gt; e se non troverà la &quot;bambina&quot; pulita e ordinata, da buon armatore tirerà fuori il gatto a nove code e si farà sentire!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Il Pacifico ci aspetta e i lavori da portare a termine sono ancora tanti.&lt;/strong&gt; A bordo si sentono rumori di tutti i generi, un trapano che spazzola la coperta, un colpo di martello qua e là, il seghetto che taglia dei bulloni, la pentola a pressione che inizia a fischiare.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il tutto mi ricorda decisamente il tipo di musica che ascolta Vanni... Andiamo d&#039;accordo su tutto tranne che per la musica. A Gibilterra lo abbiamo gentilmente invitato (o meglio costretto) a comprarsi un CD player portatile. Non riuscivamo più ad ascoltare il suo jazz durissimo fatto di scale incomprensibili e rivolto solo agli estimatori di questo genere musicale. &lt;strong&gt;Marianna invece ascolta da tre anni lo stesso CD&lt;/strong&gt;... anzi ad essere sincero sono due: uno di De Andre&#039; e l&#039;altro di Compai Segundo. Naturalmente sono copie pirata e incantandosi 9 volte su 10, rendono l&#039;ascolto delle stesse canzoni sempre più asfissiante.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Fortunatamente il fischio finale della pentola a pressione ci avvisa che il pranzo è servito.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Si va a tavola e ci concediamo una pausa di riposo per le stanche membra, ma soprattutto per le orecchie.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;&lt;em&gt;Più tardi&lt;/em&gt;&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ho parlato dei gusti musicali di Vanni e Marianna e per &quot;par condicio&quot; mi sembra giusto citare anche quelli del resto dell&#039;equipaggio. Giovanni da buon esperto di computer e aggeggi simili , ascolta qualcosa che sta tra le raffiche di Kalashnikof e i colpi di mortaio e al grido di &quot; ... SparaYuri spara, spera Yuri spera...&quot; si chiude all&#039;interno della &quot;Mir&quot; (la cabina regia e&#039; stata cosi&#039; da noi ribattezzata) e muovendo la testa su e giù a suon di musica scompare tra i mixer.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Giacomo fortunatamente ha gusti musicali piu&#039; umani e ci troviamo spesso in sintonia. Lou Reed, Pink Floyd, e tanti altri grandi della musica fanno parte della sua collezione di CD che non potremo piu&#039; ascoltare visto che se li e&#039; fatti rubare all&#039;aeroporto di Panama.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Antonella si e&#039; portata dietro i cori giallorossi della curva sud. Li intervalla con un &quot;Grazie Roma&quot; di Venditti e qualche brano dei Manu Chao. La stiamo educando, e prima di arrivare alle Marchesi i suoi gusti musicali saranno sicuramente migliorati.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Per quanto riguarda me... beh mi sembra giusto che siano i miei amici-marinai a commentarli. Ciao, Marco.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Marco Covre&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Comandante di Adriatica&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 17 Apr 2013 12:10:15 +0200</pubDate><link>http://staging.velistipercaso.bedita.net/il-giro-del-mondo/diario-pacifico/un-mix-di-rumori-e-musica-a-bordo-di-adriatica</link><guid>http://staging.velistipercaso.bedita.net/il-giro-del-mondo/diario-pacifico/un-mix-di-rumori-e-musica-a-bordo-di-adriatica</guid></item><item><title>Anche fare rifornimento è un&#039;esperienza</title><description>Il nostro benzinaio aspira il carburante con un tubo di gomma che poi infila nel serbatoio.&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;Ieri mi sono recato a terra per cercare di rintracciare un tale che con un barchino in legno fa la spola portando il carburante alle barche all&#039;ancora nella baia di Puerto Ayora.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Passo davanti al solito baretto ed incontro il mio amico &quot;superciuck&quot; che - gia&#039; alticcio - si offre di darmi un passaggio con il suo furgoncino scassatissimo e insieme ci mettiamo alla ricerca del benzinaio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La ricerca dura poco e lo troviamo in mezzo ad un campo appena fuori il paesino. E&#039; sopra un carrello trainato da un vecchio trattore - probabilmente fratello di quello dal quale abbiamo sottratto le cinghie per Adriatica - che sta raccogliendo banane.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E&#039; uno dei suoi tanti lavori &quot;alternativi&quot; mi spiega, e ci accordiamo per il giorno seguente. Il rifornimento - dice lui - sara&#039; veloce e pulito... nonostante il rollio dovuto all&#039;onda oceanica spinta dall&#039;aliseo di sud est.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Alle dieci di mattina e stranamente puntuale, si presenta il benzinaio a bordo del suo barchino spinto da un potente motore di ben quattro cavalli, carico fino all&#039;inverosimile di bidoni di ogni genere e capienza pieni di preziosa nafta. Ad alcuni manca il tappo e una certa quantita&#039; di diesel galleggia sul fondo del barchino. Sale a bordo lasciando delle impronte oleose sulla nostra coperta in teak appena pulita, e stende un foglio di plastica nera nelle vicinanze del tappo di imbarco del carburante. &lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;A questo punto inizia il trasbordo dei bidoni reso difficile dalle oscillazioni di Adriatica che rolla spinta dalla solita onda di sud est.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&quot;Tranquilo cico&quot;&lt;/strong&gt; mi dice dopo aver visto il modo in cui lo guardo, &quot;ya no voy a ensuciar nada...&quot; Per nulla rassicurato dalla sua promessa di non versare nemmeno una goccia sulla coperta, lo controllo a vista e cerco disperatamente di ripulire con detersivo e spugnetta le perdite di nafta. &lt;strong&gt;Il nostro benzinaio aspira il carburante con un tubo di gomma che poi infila nel serbatoio&lt;/strong&gt;. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;Ad ogni gesto sputa un po&#039; di diesel che gli finisce inesorabilmente in bocca e mi chiedo se non sia il caso di portarmelo in sala macchine e cambiargli il filtro... &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;Ad ogni modo, il primo rifornimento di Adriatica termina con successo e dopo una mezz&#039;ora il nostro benzinaio &quot;grisu&#039; &quot; torna alla base.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Marco Covre&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Comandante di Adriatica&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 17 Apr 2013 12:16:23 +0200</pubDate><link>http://staging.velistipercaso.bedita.net/il-giro-del-mondo/diario-pacifico/anche-fare-rifornimento-e-un-esperienza</link><guid>http://staging.velistipercaso.bedita.net/il-giro-del-mondo/diario-pacifico/anche-fare-rifornimento-e-un-esperienza</guid></item><item><title>Adriatica scalpita per ripartire e anche noi</title><description>Siamo pronti per lasciare le Galapagos e attraversare il Pacifico&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;Si avvicina il momento della partenza, &lt;strong&gt;Adriatica e&#039; sempre piu&#039; splendente e comincia a scalpitare vogliosa di cavalcare ancora le onde.&lt;/strong&gt; Nei prossimi giorni daro&#039; una pulitina alla carena per rendere lo scafo ancora piu&#039; veloce e coprire le 3.100 miglia che ci separano dalle isole Marchesi nel minor tempo possibile.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Navigando tra il settimo ed il decimo grado di latitudine sud inoltre, avremo la corrente a favore che ci fara&#039; aumentare la nostra velocita&#039; di circa un nodo. &lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;Giunti a 100 gradi di longitudine ovest, punteremo decisamente verso sud ovest e le Marchesi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;Le oceano pacifico lungo la rotta saranno piu&#039; o meno come quelle incontrate in Oceano Atlantico. Navigheremo spinti dall&#039;aliseo di sud est che soffia - non molto regolarmente - a circa 15 - 20 nodi e con il favore di Nettuno in una ventina di giorni dovremmo avvistare terra.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Il morale e&#039; abbastanza alto e la voglia di riprendere il mare si fa sentire.&lt;/strong&gt; E&#039; una specie di malattia; io la definisco la &lt;strong&gt;&quot;sindrome del marinaio&quot;&lt;/strong&gt;... quando sei in mare aperto scruti attento l&#039;orizzonte in cerca di terra e sogni una bella baia riparata dove riposare, ma appena si dà fondo all&#039;ancora il desiderio di riprendere il largo e di orizzonti liberi ti invade la mente e tutti i tuoi sforzi sono rivolti verso i preparativi per una nuova partenza.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&#039;unica cosa che tratterrebbe qui alle Galapagos il resto della ciurma sono i mondiali di calcio. Credo che inizino a breve proprio con una partita della nostra Nazionale. Vedremo...&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Marco Covre&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Comandante di Adriatica&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 17 Apr 2013 12:23:33 +0200</pubDate><link>http://staging.velistipercaso.bedita.net/il-giro-del-mondo/diario-pacifico/adriatica-scalpita-per-ripartire-e-anche-noi</link><guid>http://staging.velistipercaso.bedita.net/il-giro-del-mondo/diario-pacifico/adriatica-scalpita-per-ripartire-e-anche-noi</guid></item><item><title>Cosa troveremo nel Pacifico?</title><description>Patrizio alla vigilia della traversata: arrivare alle Marchesi via mare: promessa tatuata&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;Gli strumenti segnalano la seguente posizione 0 44 sud di latitudine, 90 18 ovest di longitudine. &lt;strong&gt;Siamo a Puerto Ayora, Isola di Santa Cruz, Galapagos. &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sono le 8 e 40 locali, il Capitano è sceso a fare le pratiche per partire. Giacomo è andato a salutare qualche amico a terra. &lt;strong&gt;Davide Riondino è andato a comperarsi le pillole contro il mal di mare.&lt;/strong&gt; Vanni, Enrico e Antonella sono andati a telefonare. Giovanni dorme. Marianna sta mettendo in ordine le ultime cose. Tempo un’ora e dovremmo salpare.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A poppa abbiamo due baschi di banane. Uno ce lo ha regalato Fabio Tonelli, un signore che da 12 anni abita qui a Galapagos. Ieri ci ha offerto l’ultimo pasto a base di maccheroni al sugo e baccalà fresco. Poi in cambio di una scaglia di parmigiano e di tanti affettuosi saluti ci ha riempito la cambusa di pane fatto da lui, formaggio e altra frutta. Se qualcuno decide di venire a fare il turista alle Galapagos, si metta in contatto con lui (ptonelli@interactive.net.ec), &lt;strong&gt;è una guida speciale: più che accompagnarti, ti adotta.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Poi Lorenzo, un distintissimo avvocato auto-pre-pensionato, mi ha regalato dei libri da leggere durante la traversata. Anche lui è in barca (Samalà, una bella barca di alluminio di circa 12 metri con deriva mobile, francese) e assieme a due compagni partirà fra circa una settimana, facendo la nostra stessa rotta. In cambio della sua gentilezza, vedremo di comunicargli via radio dove c’è vento.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Attraversiamo il Pacifico, o almeno la sua prima parte, la più lunga e impegnativa.&lt;/strong&gt; Faremo rotta verso le Isole Marchesi, più di 3000 miglia da qui. Una traversata molto più lunga dell’Atlantico, circa 500 miglia di più, cioè quasi una settimana in più. Se tutto va bene, dovremmo impiegarci circa 20 giorni. Sono normalmente preoccupato…&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Stavolta, a differenza della precedente traversata atlantica, so più o meno cosa potrebbe aspettarmi.&lt;/strong&gt; Però non ho la scusa e il paravento dell’assoluto principiante, dovrò fare qualcosa di più che il passeggero. Ho comperato il coltello da marinaio, ma l’ho già perso per la barca. Ho sistemato un po’ di roba qua e là, in cabina, per cui dovrei trovare tutto al primo colpo, senza stare a cercare sottocoperta che mi fa venire il vomito. In compenso dovrò scrivere al computer, montare, guardare nastri, che è molto peggio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;Ma sono felice di andare alle Marchesi, di arrivarci in barca. E’ una meta che mi ero prefisso, quando c’ero stato due anni fa, ovviamente arrivandoci in aereo. Syusy aveva già lanciato l’idea del Giro del Mondo in barca, io ero ancora perplesso. Ma alle Marchesi avevo deciso che avrei spinto anche io per realizzar questa storia. &lt;strong&gt;Mi sono fatto anche tatuare la promessa su un braccio!&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Chissà cosa troveremo nel Pacifico?&lt;/strong&gt; Il libro delle rotte dice che giugno è il periodo migliore per questa traversata… Però sento parlare del Niño, cioè di un totale scombussolamento del clima. Clima che, qui alle Galapagos, almeno in questi giorni fa veramente schifo: c’è una enorme umidità, freddo di notte e caldissimo di giorno. Ho visto una spiaggia bellissima, ma non vedo l’ora di partire. Però ormai lo so: ogni partenza è uno strazio e si protrae sempre molto più del previsto.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Aiuto Marianna a smontare il tendalino e le amache che sono state montate in coperta durante questo periodo di “ozii” qui a Galapagos. Che poi ozii non sono stati di certo: l’equipaggio tecnico ha lavorato molto per montare tutti i servizi che Giorgio e poi Syusy hanno fatto. E l’equipaggio marinaro ha lavorato per aggiustare le mille cose che si erano rotte in barca. Adesso, pare che tutto funzioni – mi tocco.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Patrizio&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 17 Apr 2013 13:19:06 +0200</pubDate><link>http://staging.velistipercaso.bedita.net/il-giro-del-mondo/diario-pacifico/costa-troveremo-nel-pacifico</link><guid>http://staging.velistipercaso.bedita.net/il-giro-del-mondo/diario-pacifico/costa-troveremo-nel-pacifico</guid></item><item><title>Primo giorno di traversata pacifica</title><description>E già qualcosa va storto, ancora prima di partire: l&#039;ancora è impigliata!&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;Primo giorno di traversata pacifica. Qualcosa capita sempre prima di una partenza. Stavolta è successo che l’ancora che Adriatica aveva a poppa, per mantenersi dritta, non si riusciva a salpare in nessun modo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E’ andato Vanni con Giacomo a bordo del canotto. Tira e tira: niente. Il problema era: si è ingarbugliata attorno a qualche cosa, è coperta da qualche altra catena o, addirittura, ce l’hanno rubata attaccando poi la cima ad un corpo morto? Ben inteso: un corpo morto non è un cadavere, ma un blocco di cemento a cui si attaccano gli ormeggi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Giacomo, che qui a Santa Cruz negli ultimi giorni ha fatto un corso da sub, non vedeva l’ora: si è messo le bombole e si è immerso, chiedendomi in prestito anche il mio coltello nuovo. Lui e Vanni stavano ancora smadonnando quando Marco è tornato da terra, dopo aver sbrigato le pratiche doganali per partire. Marco ha preso Adriatica, è andato sopra la famosa ancora, ha dato una sgasata col motore, ha cambiato l’ecosistema del porto arando e provocando probabilmente delle voragini sul fondo, ma l’ha recuperata: si era semplicemente infilata profondamente dentro la melma e la sabbia del porto. Anche il mio coltello è tornato sano e salvo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Insomma, siamo partiti. Rotta sud-ovest. Naturalmente ancora non si sente traccia di vento.&lt;/strong&gt; Siamo ancora coperti dalle altre isole dell’arcipelago delle Galapagos e poi siamo troppo vicini all’equatore. Dobbiamo guadagnare almeno due o tre gradi di latitudine sud per andare a prendere l’aliseo (così dice il comandante). A domani. Ho un po’ di nausea, vado a coricarmi…&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Patrizio&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 17 Apr 2013 13:21:24 +0200</pubDate><link>http://staging.velistipercaso.bedita.net/il-giro-del-mondo/diario-pacifico/primo-giorno-di-traversata-pacifica</link><guid>http://staging.velistipercaso.bedita.net/il-giro-del-mondo/diario-pacifico/primo-giorno-di-traversata-pacifica</guid></item><item><title>Chi compone e chi si scompone</title><description>Navighiamo senza vento, Pat ha il mal di mare, David dedica un&#039;ode alla cucina basculante&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;Posizione: 2 02 latitudine sud, 92 46 longitudine ovest, da ieri verso mezzogiorno abbiamo percorso 170 miglia… a motore!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Siamo nel pieno di quelle che sui romanzi o nei libri marinareschi ho sentito definire “calma equatoriale”, cioè non c’è vento. Per cui, a motore, stiamo piegando un po’ a sud rispetto alla giusta rotta per le Marchesi per andare a cercare il vento. Peccato che, fra qualche ora, il motore dobbiamo pur spegnerlo, per cui saremo abbonacciati.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non per questo il mare sta fermo. L’ondona oceanica si sente eccome. Ieri sera, al computer, ho avuto qualche problema di nausea. Davide Riondino sembra che stia benissimo. &lt;strong&gt;L’Oceano lo sta già cambiando: si è persino lavato i capelli!&lt;/strong&gt; E, per colazione, ha già composto una breve poesia sulla cucina basculante. Poi, se se la ricorda, ve la scrivo. In barca non si è ancora rotto niente, in compenso la sfiga giornaliera ha già colpito, di buon’ora: si è rotta una delle due telecamere.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Rieccomi dentro al nulla: le Galapagos non si vedono più e per vedere le Marchesi se ne riparla tra almeno tre settimane. Stamattina all’alba (verso le 6) sono andato a prua e c’erano branchi di piccoli pesci volanti che scintillavano sulle onde. Vanni ha osservato che non volavano per puro divertimento, evidentemente erano inseguiti da un pesce più grosso che cercava di mangiarseli. &lt;strong&gt;Questa è la natura, e noi che ci fantastichiamo poeticamente sopra, non abbiamo capito niente. &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A proposito di poeti: ecco Riondino. Com’era Davide la tua poesia sulla cucina basculante?&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E lui attacca:&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;Cucina basculante&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;Una cosa interessante&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;Efficiente e funzionante&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;Quante volte sul natante&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;Si rovescia sull’istante &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;Una pentola pesante!&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;La cucina basculante&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;Impedisce l’incidente!&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;La cucina basculante&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;E’ perfetta pel natante!&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;La CUGINA basculante&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;È una cosa differente…&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;&lt;em&gt;Più tardi&lt;/em&gt;&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sono le 8 di sera e facciamo il punto. 70 miglia percorse da stamattina. Poche. Alle 11 abbiamo spento il motore e issato gennacher e randa. Ma il vento è poca roba. Abbiamo sbatacchiato qua e là, sviluppando una velocità di 3 o al massimo 4 nodi. Uno schifo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Siamo anche fuori rotta, perché per andare a prendere il vento stiamo piegando molto a sud.&lt;/strong&gt; Se continuiamo così, invece che alle Marchesi andiamo all&#039;Isola di Pasqua… Oltretutto, in questo modo, la barca è in balia delle onde e rolla in modo fastidioso. Io sto curando il mio “adattamento”: cioè, quando non devo lavorare per scrivere o montare o girare o partecipare a qualche manovra, sto disteso in cuccetta. Mangio poco. Bevo acqua.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Purtroppo &lt;strong&gt;ci sono anche due chitarre a bordo, che a volte producono lamenti anni ’70 che non migliorano il mio umore.&lt;/strong&gt; Per fortuna Riondino compone spesso. Oggi mi ha letto un abbozzo di un suo poema sulla Duchessa delle Galapagos, una tedesca che era arrivata qui negli anni trenta con tre amanti, poi è scomparsa e, secondo lui, è scappata alle Marchesi sulla nostra stessa rotta. Mah. A domani.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Patrizio&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 17 Apr 2013 15:06:32 +0200</pubDate><link>http://staging.velistipercaso.bedita.net/il-giro-del-mondo/diario-pacifico/chi-compone-e-chi-si-scompone</link><guid>http://staging.velistipercaso.bedita.net/il-giro-del-mondo/diario-pacifico/chi-compone-e-chi-si-scompone</guid></item><item><title>Lo prendiamo questo aliseo?</title><description>Si va fuori rotta per intercettare il vento. Intanto si filosofeggia sul mare&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;Posizione latitudine 2 59 sud, longitudine 95 00 ovest. Stanotte abbiamo fatto 70 o 80 miglia. Per un certo tempo mi ero illuso che fosse arrivato il vento, invece era un temporale. Che comunque ci ha fatto andare a una buona velocità per diverse ore: anche 9 nodi. Solo che ci ha portato fuori rotta, o meglio, ci ha portato sulla giusta rotta per le Marchesi, ma in realtà adesso noi dovremmo scendere più a sud per andare a prendere l’aliseo vero.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Morale: siamo risaliti e siamo di nuovo senza vento. La barca sta andando ancora sui 3 o 4 nodi. Con onda. Che palle.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;Stanotte una nave, il solito cargo assassino, ha rischiato di speronarci. Abbiamo dovuto cambiare rotta per non esser travolti. Fa un caldo equatoriale. Il mio salvaschermo del computer è un paesaggio montano con neve.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In compenso stamattina Marco Covre ha spiegato a me e a Davide (che sta benone) come funziona il barometro, in relazione alla temperatura e all’umidità. Interessante. Non ve lo saprei ripetete, così sui due piedi, però poi me lo faccio rispiegare e magari ve lo sintetizzo…&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Abbiamo anche discusso di filosofia, riguardo al mare. Per Marco Covre, spiritualista,&lt;strong&gt; il mare è un grande animale, dotato di volontà propria. &lt;/strong&gt;Per Davide, romantico,&lt;strong&gt; il mare è un’occasione per nostre proiezioni individuali.&lt;/strong&gt; Per me, materialista pre-illuminista,&lt;strong&gt; il mare è una massa d’acqua che si muove seguendo leggi fisiche, e che non si accorge certo di noi che lo stiamo attraversando.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;E per voi?&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;&lt;em&gt;Più tardi...&lt;/em&gt;&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il vento è cambiato mille volte, ad un certo punto la barca era molto sbandata e Marco ha appeso Antonella e poi Giovanni al bansigo, cioè al seggiolino, e li ha tenuti sospesi fuori bordo, tra cielo e mare, tra il gennacher e le onde… Loro, dicono, si sono divertiti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Io, Vanni e Riondino no, eravamo un po’ in ansia. Poi il vento è calato del tutto, Adriatica quasi non governava più e allora abbiamo acceso il motore per una parte della notte.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Bisogna assolutamente andar più a sud, a prendere l’aliseo. Qui, ad una latitudine di circa 3 gradi sud, il vento non c’è.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Vi saluto, per ora.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;Patrizio&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 17 Apr 2013 15:13:54 +0200</pubDate><link>http://staging.velistipercaso.bedita.net/il-giro-del-mondo/diario-pacifico/lo-prendiamo-questo-aliseo</link><guid>http://staging.velistipercaso.bedita.net/il-giro-del-mondo/diario-pacifico/lo-prendiamo-questo-aliseo</guid></item><item><title>L&#039;oceano si è svegliato. Altro che Pacifico!</title><description>Riondino ogni tanto fa domande preoccupate: &quot;ma una barca si può rovesciare?&quot;&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Alla faccia del Pacifico.&lt;/strong&gt; Stanotte bonaccia e motore, dalle 5 del mattino è risalito un vento a 15 nodi, a causa di una perturbazione. Ne abbiamo approfittato per andare a vela e, di bolina, con la barca sbandata, abbiamo cercato di guadagnare verso sud, per metterci definitivamente dentro l’aliseo. La barca rolla e beccheggia alla grande. Fuori cielo nero e pioggia. Un casino.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Anche Giacomo e Giovanni hanno smesso di lavorare, per nausea. In più si deve essere aperto un bidone di benzina, quella del fuoribordo, nel gavone di poppa e c’è una gran puzza… In questo modo, oltre al mal di mare, ho anche il mal d’auto.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Però il mare è bellissimo, di un bel colore grigio piombo. Si sta finalmente formando l’ondone oceanico. La nostra barca è sempre uno spettacolo: Adriatica sta filando a 10 nodi, col gennacher pesante e la randa. In questo modo, forse, possiamo guadagnare un po’ del tempo perduto con le bonacce equatoriali. La nostra posizione, adesso, è 4 34 latitudine sud e 98 16 longitudine ovest.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Quando Marianna ha portato in pozzetto un piatto di fusilli al tonno, ho gradito: buon segno. Vanno molto le banane: dei due rami che avevamo caricato a poppa dalle Galapagos, ormai ne restano poche e verdi. &lt;br /&gt;Riondino inventa rime e gioca a scacchi.&lt;strong&gt; Ogni tanto fa delle domande preoccupate, del tipo “ma una barca si può rovesciare?”&lt;/strong&gt;. Ma sembra tranquillo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;Ecco una integrazione sapiente e drammatica al Diario di Bordo, a cura di Davide Riondino. Quello che racconta, sia pure in forma poetica, è tutto prosaicamente vero… Ed è drammaticamente avvenuto stanotte:&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Poesia di David Riondino&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;L&lt;em&gt;a notte, sopra la cabina dove Patrizio rantola, schiacciato&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;Alla parete destra dalla inclinazione del mare&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;Mentre io dall’altra parte rischio sempre di ruzzolare&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;Tra un sobbalzo e un altro di questo oceano inclinato&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;Si sente uno stropicciare di zampe di capitani&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;Che armeggiano con la randa, lanciano grida sarde&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;“corpo di cento balene!” “corpo di mille bombarde!”&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;e drizzano randa e genoa con i denti e con le mani.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;Il fatto è che la bonaccia ci aveva inchiodati al ponte&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;E che allora il capitano mise in azione il motore,&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;per andare a cercare il vento. Soltanto per cinque ore,&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;per trovarlo verso sud, inseguendo l’orizzonte.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;E il vento lo hanno trovato alle cinque di mattina&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;Ed era un vento di pioggia, un bel vento forte e teso&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;Che adesso gonfia le vele del vascello, sospeso&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;Su grigie colline d’onde, con l’equipaggio in cantina&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;Che si muove come può se l’inclinazione permette,&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;aggrappandosi dappertutto con passi da orangutango, &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;acchiappando bicchieri come fossero dei mango&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;al parallelo quarto, meridiano novantasette.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;Davide Riondino&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 17 Apr 2013 15:23:52 +0200</pubDate><link>http://staging.velistipercaso.bedita.net/il-giro-del-mondo/diario-pacifico/l-oceano-si-e-svegliato</link><guid>http://staging.velistipercaso.bedita.net/il-giro-del-mondo/diario-pacifico/l-oceano-si-e-svegliato</guid></item><item><title>Siamo un siluro lanciato sull&#039;oceano</title><description>Adriatica vola dentro al mare e tutto vola dentro ad Adriatica. E’ un vero frullatore.&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Siamo un siluro lanciato sull’Oceano.&lt;/strong&gt; Stiamo sempre andando a 10 nodi di media, in mezzo a onde che ormai sono di sei metri. &lt;strong&gt;Adriatica vola dentro al mare e tutto vola dentro ad Adriatica. E’ un vero frullatore.&lt;/strong&gt; Non so cosa provino gli astronauti, ma noi di certo proviamo molto disagio. L’unica consolazione è che, di questo passo, ci metteremo meno del previsto.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La nostra posizione adesso è di 7 18 latitudine sud e 104 41 longitudine ovest. Continuiamo a fare quindi circa 200 miglia al giorno. Devo dire che da un punto di vista estetico è bellissimo: il mare è agitato, le onde si intrecciano e si sovrappongono perché tra l’aliseo e i residui della perturbazione che ancora oscura mezzo cielo, ogni onda sembra che vada per conto suo. Salvo che tutte convergono addosso a noi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Stamattina il ponte era davvero pieno di calamari e di pesci volanti.&lt;/strong&gt; Sto sentendo Marianna dire che oggi proprio la cucina non può essere accesa: troppo rollio. Peccato perché avevo fame: ieri sera ho saltato, come quasi tutte le sere da quando sono partito. Da questo punto di vista la barca mi fa bene… Covre minaccia di strambare, cioè di mettere la barca in poppa piena, perché adesso siamo al gran lasco e siamo leggermente fuori rotta. Prima o poi dovrà mettere un tangone (un palo) al fiocco e mettere una ritenuta alla randa, metterli uno da una parte e l’altra dall’altra, e andare in poppa piena. Vorrà dire rollare anche di più… Non ci posso pensare.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A bordo, tra l’altro, non tutti sono in forma. Vanni si è fatto cavare un dente alle Galapagos e ancora gli fa male. Covre ha preso un piccolo strappo alla schiena. Giovanni ha la sinusite ormai semi-cronica. Giacomo interpreta il suo personaggio celentanaceo, ma spesso affiora violaceo dalla cabina di montaggio per attacchi di nausea… Tutti fanno un grande uso di antidolorifici-antinfiammatori, che a mio avviso non fanno per nulla bene. Mah.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Almeno a bordo ci fossero Andrea o Martino, che, oltre che curatori del sito, sono medici. Forse sarà bene, tra un po’, che organizzi un consulto via mail, prima che questa barca diventi un ospedale. Però il morale è alto e, soprattutto, &lt;strong&gt;chi non fa una piega è Riondino, che continua a chiedere ossessivamente se la barca tiene e non si romperà e se è normale tutto questo casino&lt;/strong&gt;, però ha una bella cera.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Patrizio&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 17 Apr 2013 15:34:50 +0200</pubDate><link>http://staging.velistipercaso.bedita.net/il-giro-del-mondo/diario-pacifico/siamo-un-siluro-lanciato-sull-oceano</link><guid>http://staging.velistipercaso.bedita.net/il-giro-del-mondo/diario-pacifico/siamo-un-siluro-lanciato-sull-oceano</guid></item><item><title>Già 1.300 miglia navigate dalle Galapagos</title><description>Fa impressione &quot;tornare&quot; alle Marchesi, e stavolta in barca.&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;Il vento tiene, stiamo sempre dentro una media di 200 e passa miglia al giorno, navighiamo a dieci nodi. Leggo la posizione mentre qui sono le 15 e 35: 7 49 latitudine sud, 109 12 longitudine ovest.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per fortuna Marco non è stato costretto a strambare o a mettere randa e fiocco a farfalla (cioè uno da una parte e uno dall’altra) perché rolliamo già abbastanza così. Abbiamo sempre il vento al gran lasco, da sud-est, e andiamo con mura a sinistra. L’espressione “mura a sinistra” sa di castello medievale, in realtà si può dire che il vento ci arriva da sinistra e, se Adriatica fosse la mia testa, il vento arriverebbe esattamente dietro all’orecchio sinistro.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il che a me fa molto piacere, visto che ho la mia cuccetta a destra e quindi non devo stare aggrappato con le unghie al telo anti-rollio, ma&lt;strong&gt; vengo spalmato comodamente contro la parete della cabina&lt;/strong&gt;. Peccato solo che Marco e Vanni, d’accordo con me, abbiano a suo tempo montato lungo questa parete una rete portaoggetti. Alla mattina ho la rete ricamata sulla coscia sinistra, e i relativi ganci piantati nelle natiche…&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il tempo è migliorato, oggi c’è il sole. E anche in barca si sta meglio. Vanni tiene un passamontagna contro il suo ascesso, col cappello di Giacomo da contadino in testa, che lo fa sembrare un Subcomandante Marcos padano, solo alla mattina, poi se lo toglie. &lt;strong&gt;Tutti ci stiamo abituando al movimento della barca, anche io.&lt;/strong&gt; Abbiamo messo i nostri orologi un’ora indietro: adesso la distanza che ci separa da casa (nove ore di fuso orario e non so quante migliaia di chilometri) è aumentata, in tutti i sensi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;&lt;em&gt;Più tardi&lt;/em&gt;&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;La settima giornata di navigazione sta andando avanti, sempre con l’aliseo che soffia a 20 nodi. &lt;strong&gt;Forse entro sera arriveremo al traguardo delle 1300 miglia percorse dalle Galapagos!&lt;/strong&gt; E’ un risultato straordinario. Tutti ci tocchiamo, perché il vento regga. Se non fosse per Marianna che tormenta la chitarra di Davide Riondino, cercando di ululare una canzone di De Andrè, si comincerebbe a stare davvero bene. Io sto rileggendo qualche libro, in particolare uno di Folco Quilici che parla della Polinesa, e non vedo l’ora di arrivarci. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Mi fa impressione “tornare” alle Marchesi, e stavolta in barca.&lt;/strong&gt; Davvero è stato a Nuku Hiva, due anni fa, che l’idea di Syusy di fare il Giro del Mondo con una barca a vela mi è sembrata possibile. &lt;strong&gt;E mi son fatto tatuare “velistipercaso” coi simboli maori, e poi tutto il resto.&lt;/strong&gt; Il “ferrovecchio” e il cantiere a Fano e il varo e il Salone di Genova, la partenza da Marina di Ravenna, Gibilterra, l’Atlantico, Cuba…&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Adesso ci arrivo davvero, si realizza questo sogno. Non che io sia cambiato, cambiato veramente dentro, però è un fatto: ci siamo riusciti. Oddio: sto correndo troppo. Ci siamo quasi riusciti. Siamo solo a poco-poco più di un terzo del tragitto dalle Galapagos alle Marchesi. Mi aspettano (se va bene) altri 12 giorni circa di traversata.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;Ma la fantasia corre sempre più forte di tutto, anche di Adriatica. Tanto lo so come va a finire: con la testa anticipo i momenti, mi commuovo nel pensiero e poi, quando le cose succedono davvero, non mi fanno più né caldo né freddo. &lt;strong&gt;Vivo sempre nel passato e nel futuro, mai nel presente. E, in questo senso, la barca non mi ha fatto cambiare più di tanto. Semplicemente la sua imprevedibilità, a volte, mi spiazza.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Patrizio&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 17 Apr 2013 15:40:44 +0200</pubDate><link>http://staging.velistipercaso.bedita.net/il-giro-del-mondo/diario-pacifico/gia-1300-miglia-navigate-dalle-galapagos</link><guid>http://staging.velistipercaso.bedita.net/il-giro-del-mondo/diario-pacifico/gia-1300-miglia-navigate-dalle-galapagos</guid></item><item><title>Riondino compie 50 anni in mezzo al mare</title><description>Lo ha scelto lui, come prova con se stesso, come gesto simbolico.&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;Il vento, durante la giornata, è andato progressivamente un po’ calando. Peccato, ormai mi ero abituato ad Adriatica stile “tagadà”, la mitica giostra che quando ero piccolo e andavo al Luna Park sbatteva da tutte le parti. Soprattutto mi ero illuso di arrivare presto, facendo una traversata davvero a tempo di record.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Invece, pare che si torni ad una previsione che, se non è i 20 giorni dell’inizio, ora si assesta sui 18.&lt;strong&gt; Non è che siamo in bonaccia: resta un vento sui 10-15 nodi, con il quale Adriatica fa i suoi 7-8 nodi.&lt;/strong&gt; Ma purtroppo non sono i 10 di media di ieri. Per il resto la vita scorre rilassata, siamo davvero nello stile “traversata tranquilla”: le vele non si devono cambiare, il solo Vanni ogni tanto va in coperta per cazzare di un centimetro o lascare di una spanna. &lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;Credo che lo faccia più per coccolare la barca che per necessità. Io ho suggerito di ammainare il genoa e di issare il gennacher pesante, ma lui mi ha detto che c’è troppa onda, la barca rolla troppo e il gennacher sbatterebbe, imprimendo alla barca un andamento incerto e rischiando soprattutto di danneggiarsi. No, grazie. Già per un nostro errore abbiamo rotto il primo gennacher, quello rosso leggero, tra Tortola e Cuba, che è poi stato aggiustato a Panamà. Di rotture Adriatica non ne ha bisogno. E quindi, avanti con randa e genoa, con vento al gran lasco e mura a sinistra.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Oggi è il compleanno di Davide Riondino.&lt;/strong&gt; &lt;strong&gt;Compie 50 anni, e ha scelto di compierli in mezzo all&#039;oceano pacifico, come prova con se stesso, come gesto simbolico.&lt;/strong&gt; Mi sembra che finora abbia preso la cosa benissimo, ha superato tutte le sue paure (paura che la barca affondi, paura che si rovesci, paura di impattare un container abbandonato alla deriva, paura di un capodoglio ecc ecc) facendo mille domande a Marco Covre. Antonella e Marianna gli hanno anche fatto una torta all’ananas fresco… avrebbe dovuto essere una sorpresa, senonchè il profumo di torta, in una barca, è difficile da dissimulare.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;&lt;em&gt;Più tardi&lt;/em&gt;&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sto leggendo&lt;strong&gt; &quot;Le Isole dell’Eden&quot;&lt;/strong&gt;, di Dini-Righetti, ed. Traveler Feltrinelli. Mi interessa ovviamente la parte sulle Marchesi, ma poi anche su Tonga e Samoa che dovremmo raggiunger poi in luglio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La parte saggistica del libro mi ha colpito: è un confronto tra le aspettative letterarie e culturali dei vari Melville, Stevenson e Gauguin, relative al mito della terra pura e incontaminata, e il reale impatto che poi queste terre hanno avuto e hanno ancora sul visitatore occidentale. Ormai lo so per esperienza (anche se si tratta di una piccola esperienza): non si capisce nulla di questi posti se non si accetta di vederli in un alone di complessità e di ambiguità.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le Marchesi sono un esempio: &lt;strong&gt;Stevenson ne ebbe una prima impressione molto cupa, Melville per la loro bellezza disertò dalla baleniera che lo aveva portato fin lì, Gauguin fu attratto dalla loro purezza ma poi ne restò annientato&lt;/strong&gt;. Il suo ultimo quadro, dipinto a Hiva Hoa poco prima di morire, assistito solo da un amico più disadatto di lui, una specie di sciamano sfigurato dai tatuaggi, fu un paesaggio nevoso della Bretagna. Adesso, 100 anni dopo, i problemi son tutti diversi e certo nessuno si accosta a questi luoghi con le stesse motivazioni di allora.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma la radice della contraddizione resta forse la stessa: sia pure percorrendo strade intellettuali e psicologiche diverse tutti hanno tessuto lo stesso filo logico che si annoda attorno al concetto di omologazione (oggi diciamo globalizzazione). E i danni della supponenza, dell’arroganza e della cecità dei missionari, contro i quali sia Stevenson che Melville che Gauguin si sono scagliati sia pure con accenti diversi, alle Marchesi si vedono ancora.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per concludere la giornata, ecco la posizione: 8 40 latitudine sud, 113 e 34 longitudine ovest. Siamo a poco più di metà strada, fra Galapagos e Marchesi. In mezzo al niente…&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;Patrizio&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 17 Apr 2013 17:26:41 +0200</pubDate><link>http://staging.velistipercaso.bedita.net/il-giro-del-mondo/diario-pacifico/riondino-compie-50-anni-in-mezzo-al-mare</link><guid>http://staging.velistipercaso.bedita.net/il-giro-del-mondo/diario-pacifico/riondino-compie-50-anni-in-mezzo-al-mare</guid></item><item><title>In barca non si può mai stare in pace</title><description>Fortuna che Riondino è il compagno di viaggio ideale&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;Stanotte il vento è cambiato e, per tenerci in rotta, abbiamo dovuto cambiare la posizione delle vele: abbiamo riavvolto il genoa e poi l’abbiamo messo a farfalla, mura a dritta, dall’altra parte rispetto alla randa. Per evitare che sbattesse per le onde, lo abbiamo tangonato. &lt;strong&gt;Tradotto vuole dire che abbiamo tenuto una vela di qua e una di là, col vento esattamente in poppa, cioè da dietro.&lt;/strong&gt; Tenendo disteso il genoa con un tangone appunto, cioè un palo appeso all’albero che lo tiene in fuori. E’ una andatura difficile, rischiosa, soprattutto in queste condizioni di mare con onda grossa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Anche la manovra non è stata facilissima, col ponte reso scivolosissimo dalla guazza, col buio pesto di una notte di luna nuova. La barca, comunque, con le vele a farfalla, è molto bella da vedere. Ma dentro si balla molto di più, e il tutto è molto instabile: in queste condizioni Adriatica mi fa venire in mente gli antichi galeoni, alti e instabili, simili ad elefanti che ballano sull’onda in punta di piedi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nonostante tutto, sia pure col vento che è calato (adesso quello reale è di circa 15 nodi) stanotte abbiamo fatto quasi 80 miglia. La nostra posizione è 8 49 latitudine sud, 115 21 longitudine ovest. Marco, scrutando l’orizzonte e in particolare delle piccole nuvole a batuffolo, ha sentenziato che in giornata il vento dovrebbe rinforzare. C’è stato un dibattito: issare lo spinnaker (la vela a pallone) oppure no? Vanni è contrario perché dice che sbatterebbe troppo, per via delle onde.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il dibattito accademico si è interrotto bruscamente: abbiamo cercato di accendere il dissalatore per fare acqua dolce. Per innescare il recupero dell’acqua di mare, bisogna accendere per qualche attimo il motore. E il motore non va o, meglio, non scarica acqua. Cosa è successo?&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Marco ha fatto l’ipotesi di una “girante” da cambiare. Vanni invece propende per un filtro da pulire. Stanno litigando e borbottando in sala macchine. Io sto in ansia in quadrato: non è una bella cosa essere piantati senza motore in mezzo al Pacifico. Non si tratta di navigare a motore, naturalmente. Però il motore serve a mille cose. Tra l’altro potrebbe diventare indispensabile in fase di arrivo… E poi, alle Marchesi, non mi risulta che ci sia assistenza tecnica.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Oddio. Certo, in barca non si può stare mai in pace…&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;&lt;em&gt;Più tardi...&lt;/em&gt;&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Aveva ragione Vanni: il motore aveva semplicemente un filtro intasato. Un altro regalo delle acque limacciose e fangose del porto di Santa Cruz, alle Galapagos. Forse per l’alta temperatura dell’acqua, fatto sta che ci ha appiccicato al fondo della barca e del gommone un sacco di microrganismi, denti di cane, alghe ecc ecc.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Marco ha tirato fuori un filtro nuovo, son bastati dieci minuti e poi il motore ha ricominciato a pompare acqua. Però il vento è girato e abbiamo dovuto ricambiare le vele: tolto il tangone il fiocco è tornato mura a sinistra, accanto alla randa. Adesso stiamo andando sempre a circa 8 nodi di velocità. Dalla mattina avremo percorso altre 90 miglia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Davide Riondino è un compagno di viaggio ideale, stile fine ottocento, il classico passeggero all’inglese che commenta tutto in modo arguto.&lt;/strong&gt; Gioca con le parole come Maradona giocava con la palla e palleggiava coi limoni… Un virtuoso. &lt;strong&gt;Oggi, dopo che ne abbiamo avvistata un’altra, ha composto una canzone sulla Sula (o procellaria?)&lt;/strong&gt;, l’uccello che vive in mezzo all’oceano senza mai posarsi né riposarsi, se non in volo, planando.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Un po’ come fanno Giacomo e Giovanni, che ormai si riposano montando, nel senso che si addormentano davanti ai computer. Un po’ come fa Marco, che ormai si riposa semisdraiato davanti al tavolo da carteggio.&lt;br /&gt;Adesso sento di essere arrivato ad una fase di buon adattamento alla traversata. &lt;strong&gt;La barca è casa mia. Oggi ho anche provato a farmi dare lezioni di timonaggio da Vanni. Ma è molto difficile.&lt;/strong&gt; Il timone, per le sue dimensioni e per il pistone del pilota automatico che comunque ti porti dietro anche quando non è innestato, è pesante. E poi le onde sono alte: bisognerebbe anticiparle ma non ci riesco. E poi, in mezzo al Pacifico, non c’è nessun riferimento. Oggi non c’erano neanche le nuvole!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Patrizio&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 17 Apr 2013 17:43:53 +0200</pubDate><link>http://staging.velistipercaso.bedita.net/il-giro-del-mondo/diario-pacifico/in-barca-non-si-puo-mai-stare-in-pace</link><guid>http://staging.velistipercaso.bedita.net/il-giro-del-mondo/diario-pacifico/in-barca-non-si-puo-mai-stare-in-pace</guid></item><item><title>Cosa c&#039;è, un&#039;epidemia di &quot;scorbutico&quot;?</title><description>A bordo sono tutti un po&#039; agitati, fortuna che ci sono le buone letture, tipo Melville!&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;Anche questa notte, come ieri, ad un certo punto il vento è cambiato e, di nuovo, ci siamo dovuti mettere di poppa piena, con le vele a farfalla, rollando orribilmente, tanto che (pare) il boma è finito in acqua un paio di volte. Il vento è rimasto sui 15 nodi, mentre l’onda era forte (5-6 metri). In compenso la velocità è rimasta sostenuta. Stamattina mancano “solo” 1200 miglia alle Marchesi. Siamo sul 118° meridiano W, ne mancano altri 20…&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Sto leggendo &quot;Taipi&quot; di Melville, con la magnifica introduzione della Fernanda Pivano&lt;/strong&gt;. Fa impressione leggere, nelle prime pagine &quot;sto navigando dalle Galapagos alle Marchesi&quot;, proprio come stiamo facendo noi! Leggendo Melville, Cook e Stevenson e le citazioni che ne fa il libro &quot;Le Isole dell’Eden&quot; di Dini-Righetti, sto veramente gustandomi l’atteggiamento disincantato, pre-anti-globalista di questi primi esploratori e viaggiatori. &lt;strong&gt;Tra Gauguin e Melville non so chi sia il più caustico con i missionari o il più appassionato difensore degli indigeni polinesiani.&lt;/strong&gt; E, nel contempo, la loro acuta capacità di osservazione smonta anche il facile mito del buon selvaggio, che non reggeva allora e tantomeno – credo – regga adesso. Anche Cook, e gli altri navigatori-scienziati (inglesi e francesi) che lo hanno seguito immediatamente, sono personaggi tutti da scoprire nelle loro sfaccettature post-illumistiche.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La vita di bordo procede. Riondino sfarfalleggia con mirabile arguzia. Marianna è un po’ nervosa (sgobba davvero tanto, &lt;em&gt;Cenerentoleggia&lt;/em&gt; tutto il giorno) e io e Vanni la stiamo anche prendendo in giro, a mo’ di sorellastre, ma con scopi distensivi. &lt;strong&gt;Riondino osserva che in barca c’è una epidemia di &quot;scorbutico&quot;&lt;/strong&gt;. Oltretutto Marianna, salvo che da Antonella, è in-aiutabile, perché le cose che sta facendo lei (far da mangiare con le pentole che volano) non lo saprebbe fare nessun altro – lo so, suona come una scusa… Giovanni e Giacomo stazionari. Anche se in preda a strani fenomeni. Ad esempio: dopo aver montato e trasmesso un pezzo cadono in una sorta di depressione post-partum e restano a fissare per ore Giovanni una rivista di computer o a leggere Psicopatologia della vita quotidiana, Giacomo a leggere riviste di motociclismo. Vanni era nervoso ieri, poi si è fatto la barba e gli è passata.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Io, in linea di massima, sto bene e mi sono adattato, salvo qualche crisi di ansia lavorativa: lo so che facciamo la figura di quelli in vacanza, invece si lavora molto, per fare riprese, catalogare il materiale, montarlo, fare articoletti ecc ecc. Il Capitano non dorme mai e non so come faccia. Antonella non va mai in cuccetta, si appallottola sul divanetto e dorme qualche minuto. Enrico insegue tutti per giocare a scacchi e sta attaccato alla radio per cercare notizie dei mondiali.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Patrizio&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Mon, 22 Apr 2013 12:48:41 +0200</pubDate><link>http://staging.velistipercaso.bedita.net/il-giro-del-mondo/diario-pacifico/cosa-c-e-un-epidemia-di-scorbutico</link><guid>http://staging.velistipercaso.bedita.net/il-giro-del-mondo/diario-pacifico/cosa-c-e-un-epidemia-di-scorbutico</guid></item><item><title>Uno strano fenomeno</title><description>Improvvisamente in mezzo al nulla un bagliore diffuso. Che cos&#039;è? Boh. Saranno i marziani&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;Erano le 8,00 ora UTC (di Greenwich, ora locale erano le 2 del mattino), la nostra posizione era 009 24 sud, 120 37 W. Antonella mi ha svegliato: &quot;C’è una cosa strana…&quot;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;C’era una luce, un bagliore come se a poppa, sull’orizzonte, ci fosse un piccolo paese, la luminescenza diffusa di una piccola città. Ma siamo in mezzo al Pacifico: non c’è niente! &lt;/strong&gt;Nemmeno una nave, perché il nostro radar che segnala fino a 65 chilometri, non segnalava nulla! Non poteva esser una piattaforma, né un’isola, né una nave… Che cosa, allora?&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;Giuro, l’abbiamo vista. E questo non è un espediente narrativo né una invenzione. Vanni ha fatto l’ipotesi che si trattasse di un satellite geo-stazionario, all’orizzonte. Ma avrebbe fatto una luce circoscritta, puntuta, tipo stella. Invece era diffusa. Giacomo, semi-addormentato, ha detto &lt;strong&gt;&quot;Saranno i marziani&quot;&lt;/strong&gt; e se n’è tornato placido in cuccetta. Antonella, per sdrammatizzare, ha fatto l’ipotesi del calamaro gigante oppure che fosse un congresso di balene che vomitavano plancton fluorescente.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma, a parte gli scherzi,&lt;strong&gt; che cosa poteva essere? &lt;/strong&gt;Io, di fronte a questi fenomeni, penso sempre a qualche diavoleria militare, tipo navi schermate che fanno esercitazioni, ma che senso avrebbe schermarsi per nascondersi e poi accendere centinaia di luci? &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il fenomeno è durato fino all’alba, e ce lo siamo lasciato dietro, come se lui fosse fermo. Abbiamo anche pensato di andare a vedere, ma vedere dove? La cosa appariva lontanissima, e poi controvento. C’è qualcuno che ha qualche zio della CIA, che possa aiutarci a capire?&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Patrizio&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Mon, 22 Apr 2013 12:55:02 +0200</pubDate><link>http://staging.velistipercaso.bedita.net/il-giro-del-mondo/diario-pacifico/uno-strano-fenomeno</link><guid>http://staging.velistipercaso.bedita.net/il-giro-del-mondo/diario-pacifico/uno-strano-fenomeno</guid></item><item><title>Forse i navigatori solitari hanno ragione...</title><description>...si può stare in mare per sempre! Ma è solo una illazione, non fateci caso&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;Ieri sera abbiamo scrutato l’orizzonte ma altre luci non ne sono apparse… Oddio, c’era una stella sospetta ma alla fine si trattava veramente di un satellite, credo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Archiviata la strana apparizione della notte scorsa, rieccoci alle prese coi soliti problemi di navigazione. Una navigazione, per ora, tranquilla. Stanotte addirittura troppo tranquilla: il vento è mancato e l’andatura è precipitata a 4 nodi. Per fortuna poi stamattina il vento è tornato oltre 20 nodi, e la barca è ripartita. &lt;strong&gt;Mancano 800 miglia alle Marchesi.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Se ieri si era tutti in preda ad un notevole attivismo (merito dell’esposizione ai raggi XKGY dei marziani?) oggi regna un grande rilassamento. Davide e Marianna hanno dormito fino a tardi (non avevano dormito stanotte) e anche io mi sono appisolato davanti al tavolo da carteggio. Covre invece non si spegne mai. Ha riaggiustato il motore (ancora problemi alla girante) e anche lo specchio del bagno della cabina di Giacomo-Giovanni-Enrico-Antonella che, aprendosi per il rollio, colpiva il rubinetto e apriva l’acqua e siamo rimasti quasi senza. Per fortuna il dissalatore funziona bene, e abbiamo ancora carburante visto che per la navigazione non lo stiamo usando. A proposito di acqua: sento che avrei bisogno di una buona doccia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Ragionavo oggi sui navigatori solitari.&lt;/strong&gt; Per un attimo (solo per un attimo) m’è sembrato quasi (quasi) di capirli. Effettivamente, una volta assuefatti e adattati alla vita in mare, potrebbe venirti la voglia di restarci il più a lungo possibile. Una volta abituati agli urli e agli sbattimenti della barca, del vento e del mare (io per esempio adesso sto frullando di qua e di là portandomi appresso il computer, in mezzo a “ciocchi” e a strepiti delle vele che mi avrebbero fatto accapponare la pelle fino a qualche giorno-mese fa) a qualcuno potrebbe – effettivamente – venire in mente che si possa stare in mare per sempre. &lt;strong&gt;Uso il condizionale perché, naturalmente, è solo un pensiero, una illazione, uno squarcio che mi si è aperto per caso.&lt;/strong&gt; Non fateci caso...&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Patrizio&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Mon, 22 Apr 2013 13:00:39 +0200</pubDate><link>http://staging.velistipercaso.bedita.net/il-giro-del-mondo/diario-pacifico/forse-i-navigatori-solitari-hanno-ragione</link><guid>http://staging.velistipercaso.bedita.net/il-giro-del-mondo/diario-pacifico/forse-i-navigatori-solitari-hanno-ragione</guid></item><item><title>Tutto un fiorire di fioretti</title><description>La traversata è come un pellegrinaggio. Mancano 600 miglia a Fatu Hiva&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;Altra notte piuttosto tribolata. Niente di nuovo e niente di grave: il solito vento che di notte da sud-est passa ad est, mettendoci per forza (visto che la nostra rotta è est per 270°) nelle condizioni di mettere fiocco e randa a farfalla, tangonare ecc.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Comunque da ieri abbiamo fatto, nelle 24 ore, le solite 200 miglia (360 chilometri circa), per cui va bene. &lt;strong&gt;Adriatica va sempre come un treno, regge le onde che ci colpiscono al traverso (di fianco), mette in acqua la falchetta (il bordo dove ci sono i candelieri, cioè la “ringhiera”) con grande naturalezza&lt;/strong&gt;, che persino io non solo non ho paura, ma me la godo!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Mancano poco meno di 600 miglia all’arrivo. Abbiamo intenzione di fermarci a Fatu Hiva, prima di passare da Hiva Oa, che sarebbe poi la seconda isola in termini di importanza delle Marchesi. Fatu Hiva non è porto d’ingresso, ma vedremo di annunciarci. &lt;strong&gt;Sembra che la Baia delle Vergini di Fatu Hiva sia uno spettacolo da non perdere.&lt;/strong&gt; Mi sono letto il diario di bordo di Annalisa e Lorenzo, che a bordo della loro barca Walkabout sono già stati da queste parti circa 4 anni fa. Tra l’altro, leggendo il loro diario, ho imparato che la Baia delle Vergini è un nome che le hanno dato i missionari: prima si chiamava Baia delle Verghe, a causa dei faraglioni fallici.&lt;strong&gt; I missionari non smetteranno mai di stupirmi&lt;/strong&gt;…&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Intanto la vita a bordo ha preso una sua fisionomia, fatta di orari e di abitudini. La cosa procede più o meno così: alla mattina si fa colazione e poi “si va al mare”, cioè si va in coperta a chiacchierare, a registrare le prime cose della giornata e a mettere a punto il lavoro di tutti. Poi io torno “a casa”, cioè di sotto, all’ombra. Un po’ per il sole che picchia come un martello, un po’ per lavorare, appunto. &lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;Ieri sera Marianna ha insegnato a Davide Riondino come si fa la pizza a bordo. Ne è venuta fuori una performance esilarante, e soprattutto è uscito un blob infinito di pizza.  &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;Abbiamo mangiato fino a scoppiare. Peccato, ero forse riuscito a calare un po’.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Una traversata, come un pellegrinaggio, è tutto un fiorir di fioretti e di buoni propositi: Vanni vuole smettere di fumare, io di mangiare, Covre di bere&lt;/strong&gt;… Io e Vanni non ci stiamo riuscendo, Covre pare di sì. Si sa, lui è testardo…&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;Patrizio&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Mon, 22 Apr 2013 13:23:10 +0200</pubDate><link>http://staging.velistipercaso.bedita.net/il-giro-del-mondo/diario-pacifico/tutto-un-fiorire-di-fioretti</link><guid>http://staging.velistipercaso.bedita.net/il-giro-del-mondo/diario-pacifico/tutto-un-fiorire-di-fioretti</guid></item><item><title>Il diario del mozzo Riondino</title><description>&quot;In certe ore l’Oceano pare molto contento che tu ci sia, e sfoggia diversi numeri e colori, benevolo.&quot;&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;Per intanto ringrazio tutto coloro che mi hanno inviato gli auguri. E li ricambio a tutti, per ognuno dei loro compleanni. Che abbiano intorno lo stesso orizzonte, e la stessa vastità, e la medesima amicizia. Poi procedo col diario del mozzo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Oggi nessun pesce volante ha centrato il mio oblò. A dire il vero lo avevo chiuso precauzionalmente, onde evitare di svegliarmi in un guazzabuglio di sardine con le ali. In compenso non sembrava più di essere in una turbolenza dentro un aeroplano, ma stranamente dentro un pendolino che corre a tutta birra in galleria. In cabina tutto sembra fuorché di essere in barca, a parte le piattonate sotto la chiglia di una mano enorme che sembra passare uno strofinaccio gigantesco in senso circolare sullo scafo, per lucidarlo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Ci sono circa ventitre movimenti contemporaneamente, ognuno diverso dall’altro, come nel sorriso della Gioconda&lt;/strong&gt;; i grandi capitani stanno sottocoperta e senza batter ciglio decifrano la provenienza di ogni onda, da che terra viene e quante ragazze ha visto piangere. Forse per questo il nostro capitano Covre passa molto tempo a giocare a scacchi, triturando con manovre implacabili i marinai che gli si schierano contro. Egli ha lo sguardo verde da lupo di mare, sovente si rade il cranio con un coltellaccio e uno specchio rotondo sul barcarizzo (non so che sia ma ci sta bene) di poppa, e talvolta si mette una papalina turca. Tutti lo ammirano e lo temono.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Oggi in coperta (che si chiama così anche se sta allo scoperto, ma non ho il coraggio di chiedere perché) ho cercato di decifrare la musica del mare. Si direbbe un valzerone, con le onde lunghe degli archi che vengono dal fondo e le sonorità in primo piano degli ottoni, quando ti appare l’onda poco sopra la fiancata. Peraltro alcune onde hanno spume molto eleganti che si avvitano in alto con svolazzo da ballerina classica e oplà ti fanno il loro numero, davanti al naso. In certe ore l’Oceano pare molto contento che tu ci sia, e sfoggia diversi numeri e colori, benevolo. Per il resto del tempo e dello spazio, lavora, intento nella sua continua ruminazione, attività fisica che ha oscuramente qualcosa di spirituale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I sobbalzi della barca sezionano i movimenti dell’equipaggio in movenze da danzatori che piacerebbero a Pina Bausch. Ogni passo si ferma in una pausa d’appoggio, a un cavo una scala una corda. Ricordano vagamente il gioco delle belle statuine, questi percorsi con stop in posizioni strane. Credo che filmeremo questa danza del passaggio da poppa a prua, molto suggestiva. &lt;strong&gt;Per il resto si legge molto: va forte Hemingway, e anche il Corsaro Nero&lt;/strong&gt;. Le ragazze stanno imparando a suonare la chitarra, la qual cosa innervosisce il capitano.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Penso che tra poco obbligherà qualcuno a giocare con lui a scacchi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Davide Riondino&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Mon, 22 Apr 2013 16:42:54 +0200</pubDate><link>http://staging.velistipercaso.bedita.net/il-giro-del-mondo/diario-pacifico/il-diario-del-mozzo-riondino</link><guid>http://staging.velistipercaso.bedita.net/il-giro-del-mondo/diario-pacifico/il-diario-del-mozzo-riondino</guid></item><item><title>Non possiamo arrivare a Fatu Hiva col buio!</title><description>Dosiamo vela e motore per arrivare giusti alla Baia delle Vergini, guidati da Gauguin&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;Stanotte il vento è improvvisamente calato. Dopo aver fatto un calcolo sulle scorte di carburante (abbiamo più di mille litri di gasolio, il motore ne consuma circa 15 litri all’ora, il generatore grande consuma 6 litri all’ora e quello piccolo circa 4) Marco ha deciso di andare per qualche ora a motore, soprattutto per non far soffrire troppo le vele e l’alberatura che, sbattendo, subiscono una maggior usura.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Poi, stamattina con circa 12-15 nodi di vento da nordest (notare che l’aliseo dell’emisfero sud dovrebbe soffiare da sudest!) abbiamo issato lo spinnaker. Prima lo abbiamo tangonato con mura a dritta (non ve lo sto a rispiegare…) e poi Vanni e Marco hanno messo due tangoni, uno da una parte e uno dall’altra, per farlo sbattere il meno possibile.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Abbiamo lasciato su anche la randa, bella aperta. All’inizio è stata una gioia: 8-9 nodi. Adesso, che siamo poco prima del tramonto, andiamo a circa sei nodi. La posizione è 10 3 di latitudine sud, 132 27 longitudine ovest, cioè mancano 380 miglia alle Marchesi. Dovremmo arrivare tra due giorni e mezzo-tre. &lt;strong&gt;Ed ora comincia il gioco delle previsioni, perché non possiamo arrivare col buio. Per cui bisognerà accelerare o rallentare, a seconda.&lt;/strong&gt; La prima Isola che vorremmo toccare è appunto &lt;strong&gt;Fatu Hiva&lt;/strong&gt;, una delle più piccole e selvagge. Non ha l’aereoporto, credo, per cui ci si arriva solo per mare.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L’altra volta che sono stato alle Marchesi infatti non l’ho potuta vedere. Pare che ci sia un ancoraggio abbastanza sicuro, nella Baia delle Vergini, come già vi accennavo. Ma non se ne parla di arrivare di notte. E sarebbe molto sgradevole dover ballare sulle onde, mettendosi alla cappa, davanti all’isola per aspettare la luce, in caso di arrivo anticipato. Dovremmo restare uno o due giorni a Fatu Hiva e poi andare a Hiva Hoa, la seconda isola dell’arcipelago per numero di abitanti e per importanza dopo Nuku Hiva, dove arriveremo alla fine. Hiva Hoa è l’isola di Gauguin e di Brel. Ho leggiucchiato guide e qualche libro, tra cui quelli di Gauguin. E’ un tipo di letteratura che vi consiglio caldamente.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Secondo me, soprattutto &lt;strong&gt;L’Isola dell’Anima&lt;/strong&gt;, con prefazione di Emilio Tadini, edizioni Red, contiene tutto: dal romazo storico (sono fatti veri ma filtrati da un ego narrativo fortissimo e fantasioso) all’etnologia (si parla delle tradizioni polinesiane con documenti di prima mano) alla filosofia (l’atteggiamento di Gauguin nei confronti della civilizzazione e della natura, le sue motivazioni, le sue aspettative), senza dimenticare che si tratta anche di un documento di storia dell’arte, che riflette il gusto delle avanguardie e della gente comune dell’epoca. Infatti, quando Gauguin morì, il famigerato vescovo Martino (che l’aveva aspramente avversato fin che era in vita per i suoi atteggiamenti anarchici), fece distruggere alcune tele che giudicava licenziose. Alle altre opere di Gauguin non fu data nessuna importanza.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Incredibile come si intrecci la vita di un uomo così incline alla sofferenza, con quella di queste isole, teoricamente votate alla gioia di vivere. Gioia di vivere che, alla fine, è tutta da dimostrare.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Vedremo…&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Patrizio&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Mon, 22 Apr 2013 16:53:07 +0200</pubDate><link>http://staging.velistipercaso.bedita.net/il-giro-del-mondo/diario-pacifico/non-possiamo-arrivare-a-fatu-hiva-col-buio</link><guid>http://staging.velistipercaso.bedita.net/il-giro-del-mondo/diario-pacifico/non-possiamo-arrivare-a-fatu-hiva-col-buio</guid></item><item><title>La libera Università Glu Glu</title><description>Riondino ormai a bordo ci sguazza. E l&#039;acqua comincia a essere quella di Corto Maltese&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;Corpo di mille bombarde! passato il punto centrale del viaggio, ovverosia la metà della rotta, si entra in acque placide anche troppo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Da quando ho scoperto che ad ogni rollata non corrisponde un affondamento, nè ad ogni scricchiolio uno squarcio nella carena, percepisco la nave come una specie di palla che ruota sull&#039;acqua e quindi non affonda. Una barca con delle pinne, come gli anelli di Saturno, che la tengono stabile. &lt;strong&gt;Allora mi diverto assai a rimbalzare, come forse si faceva da fanciulli&lt;/strong&gt;. Oplà destra, oplà sinistra. Bordo e ribordo, come a biliardo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A parte questo, entro in confidenza con l&#039;equipaggio, la tripulacion. Il capitano è un uomo che la sa lunga, egli ha lo sguardo d&#039;acciaio. Ogni dì si rade sul ponte e si rasa il terribile cranio pelato. E quindi se lo scotta e gli vengono delle gran chiazze. Allora lo sguardo d&#039;acciaio si trasforma in uno sguardo d&#039;acacia. E mette dei curiosi cappelli a tesa larga, di paglia, sfrangiati. &lt;strong&gt;Sembra un paralume di mare:&lt;/strong&gt; ma forse sta cambiando foggia per misteriosa sintonia con le sensuali isole Marchesi, che da lunge emanano i loro invisibili profumi. Lo stesso Capitano ha delle modificazioni strane: ha smesso di bere birra, e da qualche giorno mangia solo degli enormi cetrioli, divisi in cinque pezzi. Io che voglio diventare un vero uomo ne ho chiesto uno simile alla cambusiera, e l&#039;ho mangiato con lo sguardo fisso alle nuvole, oscillando, come fa lui. Dopo il primo spicchio ho restituito il cetriolo, che mi è rimasto sullo stomaco per due giorni.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Il sole batte a picco e tutti mi dicono di mettere il cappello ma io sto benissimo.&lt;/strong&gt; Ieri in un momento di calma piatta e silenziosa ho afferrato il timone e così, per simpatia, ho dato un grosso giro alla ruzzola: oplà! la barca si è come impennata le vele hanno perso l&#039;equilibrio e si sono scaruffate, abbiamo straorzato e tutti sono ruzzolati per terra picchiando qui e là sugli spigoli aguzzi. Tutti si sono divertiti molto: il capitano mi ha fatto legare all&#039;albero e mi ha frustato a sangue. Adesso sono un vero marinaio. &lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;Hanno detto che se continuo così mi fanno fare anche il giro di chiglia, che deve essere un&#039;isola. Chiglia, che luogo arcano, già mi piace. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Patrizio, detto per la sua capigliatura l&#039;Hemingway di Pegognaga, sostiene che io di notte russo. Ma che non gli da tanto fastidio. Anche lui russa, ma non mi da molto fastidio. Stamani mattina ci siamo svegliati tutte e due con delle mollette da panni attaccate al naso. L&#039;equipaggio ci adora.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Ho fondato la Galleggiante Libera Università, la GLU GLU,&lt;/strong&gt; due volte come usa qui tra i Maori. Affronteremo varie discipline in lunghi dibatti ti sul tavolo del pozzetto. L&#039;equipaggio mi sembra entusiasta. L&#039;Ammiraglio Vanni mi ha anche tirato dietro un libro, quando gliel&#039;ho detto. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il mare ha già un colore più Maoro, si sente che siamo vicini alle isole di Gauguin. I miei pennelli fremono (ho portato dei pennelli, ma li ho nascosti perchè so che alcuni stanno cercandoli per spezzarmeli). &lt;strong&gt;Non è più quel mare da dinosauri delle Galapagos, l&#039;acqua comincia ad essere quella di Corto Maltese.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A presto! ora devo interrompere. Mi mandano giù di sotto a controllare la caldaia del motore. Devo stare lì&#039; tre ore. E&#039; un lavoro molto difficile, fa anche molto caldo: dicono tutti che ci vuole uno con una tempra da vero marinaio per fare quel servizio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Chi meglio di me? Hanno capito con chi hanno a che fare, eh eh. Corro!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Davide Riondino&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Tue, 23 Apr 2013 11:19:19 +0200</pubDate><link>http://staging.velistipercaso.bedita.net/il-giro-del-mondo/diario-pacifico/la-libera-universita-glu-glu</link><guid>http://staging.velistipercaso.bedita.net/il-giro-del-mondo/diario-pacifico/la-libera-universita-glu-glu</guid></item><item><title>Buonanotte noi andiamo a pranzo</title><description>Ormai agli antipodi, scoperti dal satellite, alle prese con strane boe e manovre&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;Ieri sera poi siamo stati molto bene, è stata una specie di festa. &lt;strong&gt;L’onda era tranquillona e allora Marco ha addirittura fatto il barbecue&lt;/strong&gt;, nell’apposita padellotta appesa dietro alla poppa, con la carbonella. Peccato che le bistecche ecuadoregne, comprate e congelate a Santa Cruz delle Galapagos, fossero dure come fossili. Forse erano bistecche di tartaruga gigante centenaria morta di vecchiaia?! Speriamo di no.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ad un certo punto qualcuno ha tirato fuori le chitarre, e insomma sembravamo un gruppo di boy scouts al campo estivo. &lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;Poi un grido: “Una luce!”. Un’altra? Ancora gli UFO o chi per essi? No, questa volta era una lucina. Abbastanza vicina. Marco ha fatto ululare una sirena: tutti abbiamo pensato che si trattasse di una scialuppa o di una zattera di salvataggio! Compatibilmente alla nostra andatura di 9 nodi in poppa, con uno spinnaker inchiodato a due tangoni e un buttafuori, abbiamo anche cercato di avvicinarci. Alla fine, con il binocolo ad infrarossi, Marco ha visto la lucina: &lt;strong&gt;era una boa. Una boa? Ma cosa ci fa una boa galleggiante a 350 miglia ad est delle Marchesi?&lt;/strong&gt; Esattamente la sua posizione era 10 00 sud e 132 40 W, alle ore 03 22 UTC (cioè Greenwich), da noi erano le 19 e 23. Forse era una boa oceanografica, forse un segnale per reti da pesca. In effetti, poco dopo, abbiamo visto altre luci, all’orizzonte. Ma stavolta il radar segnalava una nave, probabilmente una nave da pesca.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;Io, comunque, stavo sulle spine: mi sembrava che il vento riforzasse troppo per tenere su lo spi. Il vento era ormai a 18 nodi, reali. Ho ancora in testa lo schiocco del gennacher, che ci esploso al largo di Haiti, con 20-25 nodi di vento…&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Alla fine anche Marco e Vanni hanno convenuto (forse lo hanno fatto per farmi stare zitto) e abbiamo ammainato lo spi. Col buio. &lt;strong&gt;E col vento che, naturalmente, appena ci ha visti iniziare la manovra ha cominciato immediatamente a rinforzare malignamente!&lt;/strong&gt; Poi uno dei due tangoni ha deciso di liberare la sua scotta da solo, cioè ha sparato la scotta anzitempo, senza aspettare che fossimo pronti… Chissà, forse qualcuno si è attaccato istintivamente alla cordicella (io no!). Quindi lo spi è impazzito, schioccando frustate nell’aria buia della notte. E’ arrivato il solito Covre, si è appeso allo spi. Per un attimo ho temuto che se lo portasse via, invece ha vinto Covre. &lt;strong&gt;Lo spi, come una bestia feroce diventata mansueta, è entrato tranquillamente nella calza ed è stato ammainato&lt;/strong&gt;, finalmente. Quindi, con fiocco e randa a farfalla, abbiamo navigato nella notte, sempre sugli 8-9 nodi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Mattinata tranquilla e calda. La barca va veloce, con un bel vento sui 15-20 nodi, sempre di poppa. &lt;br /&gt;Facciamo spesso 10 nodi, in planata. Siamo a 250 miglia dalle Galapagos. Adesso si pone davvero il problema: &lt;strong&gt;rallentare o accelerare?&lt;/strong&gt; Così il rischio grosso è quello di arrivare davvero di notte. Ovviamente, proviamo ad accelerare.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La barca va bene, ma fa delle rollate paurose, e io ho sempre paura che la randa finisca in acqua. &lt;br /&gt;Un altro problema: non abbiamo più il collegamento satellitare attivo. Il mondo è diviso in zone d’influenza di vari satelliti. Finora, anche se ormai siamo in mezzo al Pacifico, ci ha sorretto il satellite Atlantico-Ovest, ma ora siamo troppo lontani e non ce la fa più. Ma il satellite Pacifico, nella cui zona d’influenza siamo entrati teoricamente da molte miglia, ancora non ci capta. Abbiamo anche cambiato rotta, per cercarlo. Ma senza successo. Perché? Cosa succede?&lt;strong&gt; Il brutto è che, senza parabole e senza telefono satellitare (anche il nostro Miniemme non trova ancora la connessione) non possiamo comunicare!&lt;/strong&gt; Anche la mail non va. Quindi vi sto scrivendo un diario di bordo che chissà quando potrò mandarvi! Oddio: panico a bordo. Chissà se a terra hanno abbastanza materiale filmato per mandare i 5 minuti giornalieri su Rai3?&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Stasera riproveremo. Intanto abbiamo “sfondato” il muro del fuso orario di un’altra ora: adesso siamo 11 ore in ritardo rispetto a voi.&lt;strong&gt; Praticamente siamo quasi agli antipodi, certamente il nostro giorno coincide con la vostra notte e viceversa.&lt;/strong&gt; Per cui: buonanotte, noi andiamo a pranzo. Oggi ho suggerito farfalle al tonno e limone. L’altra sera ho fatto una zuppa di lenticchie. Al di là che mangiare roba in brodo su una barca che salta di qua e di là è da pazzi, era buona. Mancava solo un pezzo di cotica. Il prosciutto di Parma l’abbiamo finito.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Patrizio&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Tue, 23 Apr 2013 11:26:49 +0200</pubDate><link>http://staging.velistipercaso.bedita.net/il-giro-del-mondo/diario-pacifico/buonanotte-noi-andiamo-a-pranzo</link><guid>http://staging.velistipercaso.bedita.net/il-giro-del-mondo/diario-pacifico/buonanotte-noi-andiamo-a-pranzo</guid></item><item><title>Vedrò quello che ha visto Cook</title><description>Le Isole Marchesi arrivando dal mare, una grande conquista!&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;Ormai abbiamo perso il conto delle volte che abbiamo tangonato e stangonato il genoa. Il vento cambia sempre, però ha retto tutta notte. E ora, alle nove del mattino del 16° giorno di navigazione (che poi effettivamente saremmo ancora entro il 15° perché siamo partiti dalle Galapagos a mezzogiorno) &lt;strong&gt;siamo a 30 miglia da Fatu Hiva, la più a sudest delle Marchesi.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Piove. Stiamo rollando paurosamente. Stanotte non si è dormito molto. Davide si è anche alzato un paio di volte dalla sua cuccetta, incredulo che la barca fosse ancora intera dopo una serie di onde che l’hanno squassata, buttando il boma in acqua.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Stiamo arrivando, ma più che alle Marchesi, cioè all’arrivo, mi vien da pensare al viaggio, a quello che ho passato. Non sono poi così ansioso che finisca. &lt;strong&gt;Sono contento di questo: per me è un grande risultato.&lt;/strong&gt; Per me è la prova è che ho raggiunto un certo grado di adattamento in barca. Anche per quanto riguarda le manovre. Ogni volta ho cercato di salire con Vanni, Marco e Antonella in coperta, per fare qualcosa. Non molto, ma ormai cosette tipo stare alla drizza o mollare il “basso” del tangone, son cose che so fare, quasi senza che mi dicano nulla.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Ma stanno per arrivare, all’orizzonte, le Marchesi. Vedrò quello che ha visto Cook: le Marchesi dal mare.&lt;/strong&gt; In un certo senso ho annullato le differenze della storia: il suo viaggio non è poi stato del tutto e radicalmente diverso dal mio. Una barca a vela è una barca a vela. E un viaggio come questo è una conquista, il fatto che oggi sia una conquista gratuita (perché ci si può arrivare tranquillamente anche in aereo) la rende ancora più preziosa. &lt;strong&gt;Che poi, tanto gratuita non è: a Fatu Hiva non ci si arriva in aereo&lt;/strong&gt;. E non c’è nemmeno, pare, un servizio regolare di barche da Nuku Hiva, salvo la goletta Ara Nui, una volta al mese. &lt;strong&gt;Per lo standard di globalizzazione di oggi, mi sembra il massimo del “selvaggio”.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Patrizio&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Tue, 23 Apr 2013 11:36:29 +0200</pubDate><link>http://staging.velistipercaso.bedita.net/il-giro-del-mondo/diario-pacifico/vedro-quello-che-ha-visto-cook</link><guid>http://staging.velistipercaso.bedita.net/il-giro-del-mondo/diario-pacifico/vedro-quello-che-ha-visto-cook</guid></item><item><title>Ce n&#039;è abbastanza per commuovere un Tiki di pietra!</title><description>Fatu Hiva, il paradiso dopo 15 giorni di oceano&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;A mezzogiorno siamo arrivati davanti a Fatu Hiva. &lt;strong&gt;Da lontano è durissima, bellissima, verdissima…&lt;/strong&gt; sì, la parodia della pubblicità d’alta montagna non è del tutto fuoriluogo perchè l’isola si presenta come, appunto, un picco montagnoso piantato nell’Oceano. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;&lt;/span&gt;Passiamo davanti alla &quot;capitale&quot;, &lt;strong&gt;Omoa: sembra un bel villaggetto&lt;/strong&gt;. Da lontano di vede una chiesa bianca, con una specie di guglia tipo piccolo duomo gotico-pacifico, e poi delle belle casette attorno. Ma la baia è troppo esposto, troppa risacca, poco fondo. Per cui proseguiamo, si va in un ancoraggio considerato sicuro:&lt;strong&gt; la Baia delle Vergini, più a nord, nella parte a nord-ovest dell’isola&lt;/strong&gt;. Mentre facciamo le quattro miglia che separano la Baia di Omoa da quella di Hanavave (il secondo villaggio di Fatu Hiva) ci viene incontro un gruppo di delfini, che ballano e saltano davanti alla prua. Fanno dei salti che non ho visto fare neanche nei delfinari! Allora gli Dei ci sono propizi!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Forse no, forse gli Dei non c’entrano e i delfini erano impiegati comunali travestiti da delfini e incaricati di dare il benvenuto alle barche straniere… Fatto sta che appena ci affacciamo davanti alla Baia, considerata una delle più belle del mondo, non facciamo neanche in tempo a vederla bene che si alza un vento terribile, raffiche a 30-35 nodi che nebulizzano l’acqua delle onde che, per fortuna, stanno calando man mano che ci avviciniamo a terra.&lt;strong&gt; Il fenomeno lo conosco: l’ho già visto a Cala Gonone, in Sardegna.&lt;/strong&gt; E Marco mi conferma che qui funziona allo stesso modo: il vento soffia dall’altra parte dell’isola, entra dentro le gole e le valli, si ingigantisce e poi sbocca nella baia, da terra verso il mare aperto. Comunque entriamo e diamo fondo all’ancora, in mezzo ad un gruppo di altre 13 barche a vela, di tutte le nazionalità. Anche loro reduci dalla traversata. &lt;strong&gt;E, in tutte le lingue, ci danno il benvenuto e ci chiedono. “Quanti giorni?”. Marco urla, in tutte le lingue che sa (cioè francese, inglese, tedesco e spagnolo), in modo che tutti lo sentano bene: “Quindici giorni, fifteen days…”. E tutti ci applaudono: chi risponde 24 giorni e chi 22.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;E finalmente diamo un’occhiata alla baia, anzi, alla gola selvaggia in cui ci siamo infilati. Mare blu, rocce laviche nere, terra di un marrone rossiccio potente, il tutto coperto di verde, anzi, coperto da almeno tre tonalità diverse di verde, che diventano trenta a seconda che il sole (che appare e scompare ditero le nubi) illumini o meno la terra. Su tutti i cespugli e gli alberi spiccano delle palme da cocco altissime, arrampicate sulla riva scoscesa, che si piegano per il vento che ancora soffia fortissimo. &lt;strong&gt;I Tiki, cioè le statue naturali degli Dei e dei Demoni primigeni e più potenti della Polinesia, ci guardano dall’alto.&lt;/strong&gt; Sono i famosi picchi, simboli fallici e nel contempo antropomorfi, che il vento ha modellato. Da loro viene il nome vero della Baia, e cioè Baia delle Verghe, che i simpatici missionari sessuofobi hanno cambiato in Baia delle Vergini, perché in francese basta aggiungere una “i” per passare da un nome all’altro.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;&lt;em&gt;Più tardi&lt;/em&gt;&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Arrivati nella Baia di Hanavave, sull’isola di Fatu Hiva, alle Marchesi, dopo 15 giorni esatti di traversata (infatti siamo partiti a mezzogiorno di un lunedì dalle Galapagos e siamo arrivati a mezzogiorno del martedì della settimana successiva), abbiamo avuto il tempo di fare un giretto per il Paese. La barca l’abbiamo ancorata in mezzo alla baia, stando attenti a non “pestare” le ancore delle altre barche, poi abbiamo messo in acqua il canotto e siamo scesi a terra.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Raspando il fondo con due ruspe-scavatrici stanno costruendo una specie di diga, praticamente un porticciolo. Forse serve a far attraccare la nave che, una volta al mese, porta i rifornimenti. Oppure il piccolo catamarano comunale che, pare, collega una volta ogni 15 giorni all’isola più importante di Hiva Oa. Subito dopo l’attracco (che per ora è semplicemente uno scivolo di cemento) ci sono le barche, coi bilanceri. Dipinte in bianco e rosso. Poi un campetto di calcio e pallavolo. Poi una cabina del telefono arrugginita (che infatti non funziona). E una striscia di cemento: la strada principale. E di fianco alla strada si stende il minuscolo paesino: case e casette con giardino, la chiesa, la canonica, il microscopico supermercato.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le case sono, perlopiù, polinesiane “moderne”, cioè linde e razionali baracche prefabbricate, con tetto in lamiera. Poche sono vecchie, con le pareti di foglie di banano intrecciate, e però il tetto sempre in lamiera. Nessun farè, la casa tradizionale. Molti cani, una mucca, un maiale nero grassissimo, un cavallo, due fuoristrada. &lt;strong&gt;E la gente. Molto, molto più cordiale di come io ricordassi i polinesiani di Thaiti oppure anche i Marchisiani delle isole principali.&lt;/strong&gt; Qui è come raccontano quelli che in Polinesia sono arrivati negli anni ’50: tutti ti considerano, ti notano, ti salutano, si presentano. E’ bello, è coinvolgente.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Adesso, nei saluti di questa bella gente (cicciottoni, perlopiù, alti e grossi) trovo il senso di questo lungo viaggio: abbiamo fatto più di seimila chilometri, però siamo arrivati davvero in un altro mondo! Ne valeva la pena! E subito cerco conforto negli altri miei compagni di viaggio, che qui in Polinesia non c’erano mai stati. Giacomo capisce, fa segno di sì: è stupito e come pieno di immagini che non si aspettava.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Facciamo amicizia con un signore che ci porta a casa sua a telefonare alla guida che abbiamo prenotato per un giro in macchina l’indomani, poi ci regala un ramo di banane e ci fa vedere la TV con le ultime notizie dei mondiali di calcio. Allora Marco torna in barca e gli porta una bottiglia di vino. Giacomo, Giovanni e Vanni vengono invitati da un altro ragazzo che gli regala altre banane e un sacco di pesce. &lt;strong&gt;Finiamo la serata in chiesa, a sentire le donne e i bambini (e anche molti uomini) che cantano un loro rosario.&lt;/strong&gt; Il prete (non ho capito di quale setta, se protestante o cattolico) viene da Hiva Oa, con il catamarano comunale, due volte al mese. Ma loro cantano tutte le sere. Se abitassi ad Hanavave, ci verrei anche io in chiesa tutte le sere. Mi siedo davanti agli scalini, al buio, mentre dentro cantano. Penso a Zoe. Qui ci sono un sacco di donne e di bambine con lunghe trecce nere, come le sue.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Il viaggio, la traversata, i canti, Zoe: ce n’è abbastanza per commuovere anche un Tiki di pietra.&lt;/strong&gt; E io sono fatto di carne, ben frollata da 15 giorni di oceano. &lt;strong&gt;Ed è quasi un oceano, di lacrime.&lt;/strong&gt; Ma sono al buio, e non mi vede nessuno. Non se ne accorge neanche Enrico, al quale continuo a dare indicazioni sulle riprese da fare: “Fammi il tramonto. Fammi una carrellata sulle facce in chiesa…”.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Sia chiaro: le crepe del paradiso si vedono ad occhio nudo.&lt;/strong&gt; C’è lo scemo del villaggio, il gruppetto di ragazzi nullafacenti e disadattati, le beghine pettegole e impettite che in chiesa stanno in prima fila. Soprattutto si respira come una assenza generale. Chiedo cosa fa la gente. Molti lavorano per il Comune, alcuni scolpiscono il legno, qualcuno pare faccia ancora il pescatore, pochissimi coltivano la terra (di tetti mobili per seccare la copra ne ho visto uno solo). E’ un mondo che galleggia, tra passato e futuro, senza lotta per la sopravvivenza ma anche senza più una vocazione propria e una forte identità. Ma a questo penserò domani. Stasera voglio stare qui, sui gradini della chiesetta.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Patrizio&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Tue, 23 Apr 2013 15:00:44 +0200</pubDate><link>http://staging.velistipercaso.bedita.net/il-giro-del-mondo/diario-pacifico/commuovere-un-tiki</link><guid>http://staging.velistipercaso.bedita.net/il-giro-del-mondo/diario-pacifico/commuovere-un-tiki</guid></item><item><title>Vento da terra, saltano le ancore</title><description>La Baia delle Vergini non è certo un posto tranquillo dove stare in rada&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;Sempre ancorati nella Baia delle Vergini, di fronte al paesino di Hanavave, sull’isola di Fatu Hiva. &lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;Ancorati forse non avrei dovuto dirlo. Tutta notte ha soffiato un vento fortissimo, da terra, con raffiche di 30 nodi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;Stamattina è rinforzato ancora. Io stesso, durante la notte, sono salito in coperta un paio di volte a controllare che l’ancora tenesse. Poi, alle 7 e mezza, mi son fatto una colazioncina a base di succo di ananas e son salito a bere nel pozzetto.&lt;strong&gt; Subito uno, da un’altra barca, mi ha urlato che ci stavamo muovendo… L’ancora ha mollato. In un attimo siamo schizzati tutti da sotto.&lt;/strong&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;Purtroppo Marco aveva messo anche un’altra ancora di rispetto, che però non ha fatto in tempo a lavorare e si è intrecciata alla catena dell’ancora principale. Un casino. Vanni si è buttato in acqua e ha districato la scotta e la catena. Marco stava manovrando al timone quando gli si è bloccata la leva del cambio. Abbiamo mollato l’ancora di rispetto – con tutto il rispetto – assicurandola ad un parabordo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per fortuna è bastato srotolare un orlo di genoa per schizzare fuori dalla baia, con raffiche a 40 nodi che sollevavano l’acqua e quasi la nebulizzavano, in mulinelli tipo tromba d’aria. Anche un paio di altre barche stavano in frenetica manovra. Su ognuna, comunque, erano tutti svegli e in allarme.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Siamo finiti un miglio al largo, Marco ha aggiustato la leva e siamo tornati dentro, tra le proteste di Riondino che voleva mollare tutto e scappare a Hiva Oa, dove, secondo lui, ci sarà un gran bel porto sicuro. Non ho avuto il coraggio di dirgli che, se ricordo bene, la Baia di Hiva Oa è messa molto peggio di qui. Abbiamo dato 100 metri di catena più una cinquantina di metri di scotta. Vanni e Marianna hanno anche recuperato l’ancora di riserva. Il tutto in mezzo ad una vera e propria bufera.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Uno pensa che, fatto il Pacifico, ormai il peggio è passato. Invece…&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;Patrizio&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Tue, 23 Apr 2013 15:12:53 +0200</pubDate><link>http://staging.velistipercaso.bedita.net/il-giro-del-mondo/diario-pacifico/vento-da-terra-saltano-le-ancore</link><guid>http://staging.velistipercaso.bedita.net/il-giro-del-mondo/diario-pacifico/vento-da-terra-saltano-le-ancore</guid></item><item><title>Esploriamo Fatu Hiva</title><description>La strada è terribile, ma il panorma ripaga di tutto.&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;Isola di Fatu Hiva. Dal paesino di Hanavave, di fronte alla Baia delle Vergini in cui siamo ancorati, con un fuoristrada con autista, attraversiamo l’Isola per raggiungere Omoa, la &quot;capitale&quot;. &lt;strong&gt;La strada è terribile. In pratica non c’è. Esiste un sentierone, tagliato da poco sul declivio ripidissimo della montagna.&lt;/strong&gt; Se solo vengono due gocce non è più praticabile. Ma anche oggi, che non piove, la stradina è talmente ripida, con tornanti tanto stretti in cui si deve fare manovra sul ciglio di burroni profondi, da incutere terrore.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per un attimo ho pensato che, per fortuna, Maurizia-Syusy e Zoe non sono con me. Altrimenti avrei avuto paura. &lt;strong&gt;Per fortuna il panorama ripaga di tutto. Non ho mai visto una cosa del genere.&lt;/strong&gt; Si passa dalla foresta equatoriale primitiva e primordiale a prati che ricordano la verde Irlanda. Con, attorno, creste di monti lavici e corone nere che staccano la linea dell’orizzonte dal cielo blu con un profilo a zig zag. Uno spettacolo. Che ogni tanto mi fa dimenticare che sono seduto sul cassone di un vecchio pick-up, che scivola giù per un sentiero che sembra una pista di bob, rischiando anche di rovesciarsi per via del vento che soffia ancora ad almeno 60-70 chilometri all’ora.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Arrivati sull’altro versante la strada si allarga e il vento si sgonfia. E, in un’oretta, arriviamo ad Omoa. Subito andiamo dal dottore, con Giacomo. Da qualche giorno soffre di una fastidiosa forma di labirintite, che gli provoca capogiri e mal di testa. Il Dottore è una Dottoressa, francese di Parigi. Io non entro, ma Giacomo esce soddisfatto: gli ha dato alcune medicine e altre gliele ha prescritte, le troverà ad Hiva Oa, nel piccolo Ospedale. Ha la labirintite, provocata forse da disidratazione dovuta alla vita in barca, oppure ad una cura a base di cortisone che ha fatto per guarire da una sciatica.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ed effettivamente questo incontro con la Dottoressa parigina è già molto significativo: Omoa (e in genere tutta la Polinesia francese che ho visto finora) è come la Svizzera. I servizi essenziali ci sono tutti: l’ambulatorio (dove le cure sono gratis per tutti, anche per noi stranieri), la scuola… A proposito: fino alle 11,30 le strada (l’unica strada, come ad Hanavave) era deserta. Poi hanno aperto le porte della scuola e in un attimo era pieno di bambini, in bicicletta o a piedi, piccoli e grandi, vocianti, allegri, bellissimi. Un altro buon biglietto da visita per il Paese.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ho fatto un salto alla Baia, la stessa che avevamo visto dalla barca, passando al largo. C’è una targa in ricordo dei navigatori spagnoli che “scoprirono” per primi l’Isola di Fatu Hiva nel 1595. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Poi abbiamo fatto i turisti: visita al Centro dell’Artigianato dove tre signore gentili ci hanno mostrato come si prepara e come si decora la tapa, la stoffa ricavata dalla corteccia dell’albero del pane. C’era Roberto, che di lavoro fa il capitano del catamarano del Comune che collega Fatu Hiva a Hiva Oa, e che è un appassionato della storia e dell’identità marchisiane. Mi ha ricordato Pascal, che ho conosciuto due anni fa a Nuku Hiva. &lt;strong&gt;C’è tutta una generazione attuale di giovani marchisiani che coltivano una forte identità culturale.&lt;/strong&gt; Come ci ha detto Roberto “guardiamo al nostro passato per organizzare il nostro futuro”. Con Riondino hanno fatto tutta una serie di considerazioni, per esempio, sulle abitudini sessuali e sociali delle Marchesi tradizionali. Senza mezzi termini ci hanno raccontato di come le donne si mettessero bouchet di fiori profumati al tiarè sul sesso, per essere sempre pronte all’incontro con un uomo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Al di là della retorica che si è sempre fatta sulle Isole dell’Amore, qui l’amore era una vocazione, un’arte. Secondo Roberto, in un luogo in cui problemi gravi di sopravvivenza, grazie alla generosità della natura, non ce ne sono mai stati, le relazioni occupavano molta parte della vita delle persone. Riti afrodisiaci di una società in cui non c’era la famiglia mononucleare ma il clan matrilineare, in cui non c’era la gelosia né la divisione, sia dei sessi che dei lavori.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Poi sono arrivati i missionari, poi sono arrivati i gendarmi che hanno messo in pratica le minacce e le repressioni dei missionari (chi si tatuava, per esempio, era messo in prigione). Ma, soprattutto, 50 anni fa è arrivata l’economia occidentale, in cui ognuno deve fare un solo mestiere specializzato e non più collaborare all’economia collettiva oggi pescando e magari domani costruendo un farè, in cui conta soprattutto l’individuo. E questa armonia si è spezzata. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dopo aver mangiato con Roberto in una pensione (pesce, limonata, birra, frittata ai gamberetti con contorno di… pastasciutta, al costo di circa 15 dollari a testa) siamo tornati a Hanavave. E, al ritorno, la strada è sembrata più corta, anche se ugualmente terribile.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;&lt;em&gt;Più tardi&lt;/em&gt;&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;Tornati in barca ad Hanavave dopo l’escursione a Omoa, troviamo una brutta sorpresa. Il guasto alla leva del cambio del motore, che già ci aveva fatto tremare durante la rischiosa manovra dell’ancora che aveva mollato costringendoci ad una fuga precipitosa dalla Baia, non è una sciocchezza, come sembrava in un primo momento. E’ tutto il meccanismo da cambiare. Marco e Vanni hanno un ricambio, ma richiede tutta una giornata di adattamenti, buchi nell’acciaio inox praticati a fatica e molti sforzi. Poi si scopre che non è solo la leva del cambio, è tutto il filo con relativa guaina che va cambiato. E, per cambiarlo, visto che il filo parte dal motore e arriva fino a poppa, passando per un corridoio e due cabine, ci vogliono ore ed ore di lavoro. Bisogna quasi smontar mezza barca…&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A volte mi domando: ma se invece di Vanni e Marco avessimo coinvolto qualche skipper “normale”, brava gente, magari, di quelle che sanno aggiustare le cose essenziali ma che di fronte alle rotture vere devono per forza chiamare un meccanico, dove saremmo arrivati? Forse non avremmo portato Adriatica neanche al Salone di Genova, da Fano e da Marina di Ravenna!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E intanto il vento, che era calato, sta rinforzando. Siamo a raffiche di 25-30 nodi. I nostri amici marchisiani dicono che è normale, per la stagione. Anche per questo sarebbe meglio aggiustare il motore al più presto: in caso di emergenza, ci serve averlo efficiente. E’ ormai sera tardi, e ancora non sappiamo se domani saremo in grado di salpare da qui.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Patrizio&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Tue, 23 Apr 2013 15:17:14 +0200</pubDate><link>http://staging.velistipercaso.bedita.net/il-giro-del-mondo/diario-pacifico/esploriamo-fatu-hiva</link><guid>http://staging.velistipercaso.bedita.net/il-giro-del-mondo/diario-pacifico/esploriamo-fatu-hiva</guid></item><item><title>Marco, un po&#039; Vulcano un po&#039; Poseidone</title><description>Aggiusta il guasto agli ingranaggi del motore con ricambi e pezzi di fortuna&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;Marco e Vanni, aiutati da Marianna e da Antonella, e persino da Riondino (!) hanno lavorato tutta la notte (Rondino solo dalle 16 alle 17,30 ora locale) per rimettere a posto il motore. Siamo sempre ancorati davanti ad Hanavave, isola di Fatu Hiva.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non si è rotto solo l’ingranaggio, ma tutti i fili sia dell’accelleratore che dell’invertitore. Abbiamo i ricambi. Ma vanno tutti adattati: i fili, per esempio, che sono praticamente delle siringhe da cavallo lunghe 11 metri che non si possono modificare o tagliare, sono più lunghi e fatti diversamente da quelli originali. Morale: per cambiarli va smontata letteralmente mezza barca (dalla sala macchine che è al centro della barca, si deve arrivare alla fine della poppa, passando per tutte le cabine di poppa).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E soprattutto bisogna adattare sia la nuova mono-leva sui comandi del timone che quelli sull’invertitore. Si tratta di realizzare dei piccoli manufatti in ferro, più una modifica in legno del “trumò” di poppa con gli strumenti e la barra. Ma in barca non abbiamo nulla…Marco allora ha segato un fetta della cucina. &lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;E sta saldando in sala macchine, unendo bulloni sciolti a fettine di acciaio inox… a metà fra Vulcano e Poseidone.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13px; line-height: 1.5em;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Patrizio&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Tue, 23 Apr 2013 15:23:31 +0200</pubDate><link>http://staging.velistipercaso.bedita.net/il-giro-del-mondo/diario-pacifico/marco-un-po-vulcano-un-po-poseidone</link><guid>http://staging.velistipercaso.bedita.net/il-giro-del-mondo/diario-pacifico/marco-un-po-vulcano-un-po-poseidone</guid></item><item><title>Allontaniamoci dall&#039;influenza dei Tiki</title><description>Appena arriviamo a Hiva Oa tutti i problemi svaniscono. Che fossero i Tiki della Baia delle Vergini?&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;Stamattina siamo partiti da Fatu Hiva, verso Hiva Oa. L’ultima cosa che è accaduta non è piacevole:&lt;strong&gt; è saltato il computer di bordo, quello attaccato al GPS, con le carte e le rotte.&lt;/strong&gt; C’è stato un attimo di panico. Soprattutto Riondino ha chiesto subito: “Ma come, andiamo al buio? Andiamo a caso?” Tanto che il capitano stava quasi per offendersi (è pur sempre sardo).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Allora il Capitano ha dato la colpa a me, dicendo che la sera prima avevo stampato sul computer di bordo da un dischetto generato dal mio computer personale: ha insinuato che il mio avesse infettato il suo. E io stavo per offendermi (sono pur sempre di origine bassa-padana).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per fortuna l’Ammiraglio Vanni si intende di computer più di tutti, in barca. Per prima cosa ha smontato il computerone e ha cominciato a trafficare. Poi ha preso il computer di riserva del montaggio e ha trasferito lì il programma di navigazione. &lt;strong&gt;Nel frattempo, però, quasi miracolosamente, il computerone ha ripreso a funzionare, così adesso abbiamo due computer che vanno, al posto di uno.&lt;/strong&gt; Nessuno mi toglie dalla testa che la colpa fosse dei Tiki di Fatu Hiva, i famosi falli della Baia delle Verghe… Prima il vento, poi l’ancora, poi i fili del motore, quindi i computer… Fatto sta che, una volta usciti dalla loro sfera di influenza, tutto è passato. E, in circa 4-5 ore, abbiamo fatto le 40 miglia che ci separano da Hiva Oa, dove siamo arrivati al tramonto.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Abbiamo ormeggiato nella &lt;strong&gt;Baia di Atuona&lt;/strong&gt;. Non è un granchè come ormeggio, molto esposta a sud, poco fondo (almeno per noi) e impossibilità di ormeggiare in banchina. Abbiamo messo anche l’ancora di poppa, per non fare la ruota e distruggere qualche altra barca. Ci ha accolto &lt;strong&gt;François&lt;/strong&gt;, un italo-franco-giramondo che è arrivato dalla traversata da poco con una bella barca, sulla quale c’era anche un nostro amico, &lt;strong&gt;Roberto Zavagno&lt;/strong&gt;, dell’Antal, che ci aveva tenuti aggiornati sulle difficoltà del vento. Marco, ormai, è conosciuto da un sacco di barche perché tra Colon, Panamà e le Galapagos si è fatto un sacco di amici, perlopiù persone a cui ha aggiustato un motore o un generatore oppure li ha svegliati intanto che andavano alla deriva perché le loro ancore avevano mollato. &lt;strong&gt;Per questo io lo chiamo, da anni, il Buon Samarinaio.&lt;/strong&gt; Tra i suoi amici spicca una coppia di tedeschi di mezza età, che sono in giro da 6 anni con una barca di alluminio di 14 metri.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Patrizio&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Tue, 23 Apr 2013 15:26:58 +0200</pubDate><link>http://staging.velistipercaso.bedita.net/il-giro-del-mondo/diario-pacifico/allontaniamoci-dall-influenza-dei-tiki</link><guid>http://staging.velistipercaso.bedita.net/il-giro-del-mondo/diario-pacifico/allontaniamoci-dall-influenza-dei-tiki</guid></item></channel></rss><!-- 2.2049s -->