<?xml version="1.0" encoding="UTF-8" ?><rss version="2.0"><channel><title>Velisti per caso &#45; Dizionario marinaresco</title><link>http://staging.velistipercaso.bedita.net/imparare-ad-andare-in-barca/dizionario-marinaresco</link><description>Ma come parlano i marinai?</description><language>ita</language><item><title>Patrizio e il gergo marinaresco</title><description>Il primo ostacolo del Velistapercaso!&lt;hr/&gt;&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Il linguaggio è davvero una gran cosa: orienta le strutture mentali, definisce gli ambiti socio-culturali, determina delle aree sociali e quindi economiche, disegna delle scale di potere, rende reale e quindi comunicabile il mondo...&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Il gergo marinaresco è molto interessante e particolare. In genere è il primo ostacolo che incontra un &quot;velistapercaso&quot;. Come tutti i linguaggi specifici, ha due facce: da una parte è un modo per escludere i non-iniziati, quindi è una barriera selettiva, ideologica e &quot;politica&quot; con cui gli addetti ai lavori, gli esperti, i detentori del sapere tendono a spaventare  i neofiti e a tenersi il loro “potere”, basti pensare a medici, avvocati o programmatori di siti internet.  Da quando ho a che fare – da neofita incompetente, appunto – con skipper, marinai, artigiani dei cantieri ho dovuto sempre combattere su questo piano: chi “sa” a volte non dice, o non te la racconta giusta, o te la racconta in modo da non farti capire bene, per ribadire che il “timone” lo tiene in mano lui, e tu senza di lui non sei e non sai nulla.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;A questo proposito è magnifica, e la consiglio a neofiti ed armatori-per-caso, la lettura del libro &lt;strong&gt;&quot;La crociera dello Snark&quot;&lt;/strong&gt; di Jack London, dove si scopre che il grande avventuriero e scrittore, che ad un certo punto decide di farsi fare una barca per attraversare il Pacifico anche se non è un gran marinaio, viene fregato, turlupinato e preso in giro in tutti i modi da marinai e cantieri, che gli ammollano un motore che non va e una barca sfigatissima. Poi lui si ribella e decide di navigare da solo, e se la cava: io non avrei mai questo coraggio, ma fa niente.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;In questi 8 o 10 anni hanno provato a raccontarmi molte balle: alcune alla fine le ho smascherate, chissà di quante non mi sono accorto.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Di certo ho perso però ogni complesso di inferiorità: le persone davvero competenti nella Nautica non sono moltissime, e la percentuale di coloro che si nascondono – tra le altre cose – dietro la barriera del linguaggio è abbastanza alta. Io, vi confesso, che ho deciso di continuare a fare il velistapercaso, cioè a far finta di non sapere anche quello che, ormai, per forza di cose, ritengo di sapere. E’ un comportamento mimetico, per mettere alla prova chi ho di fronte. E, in più, mi pare più simpatico, comunque, non dare importanza alle due cose che uno sa, in un mondo in cui non si è mai finito di imparare, piuttosto che ostentare false competenze.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Tornando allo specifico del linguaggio dei marinai, però, c’è anche da dire che alcuni suoi tecnicismi non sono del tutto inutili, anzi, spesso sono indispensabili. Non foss’altro perché, nel pieno di una manovra magari drammatica, è più immediato dire “lasca la randa” che dire “molla tutta quella corda lì che tiene tirata la vela che hai sulla testa, che se continua così si rovescia la barca!” E’ come per i nomi dei cani e dei figli: sgridare o fermare sull’orlo di un burrone Tito o Bill è più semplice rispetto a dover chiamare Ferrucciomaria o Anastasio.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Sia come sia, io ammetto che l’ironia e il senso di sdrammatizzazione ce l’ho nel DNA, per cui mi viene da prendere in giro tutto. Per me – lo confesso, Padre! – non c’è nulla di sacro, nulla che il linguaggio, appunto, non possa relativizzare, rovesciare, ridimensionare, satireggiare, sputtanare.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Confesso quindi che, in barca, a volte mi diverto a storpiare i termini marinareschi: l’amantiglio lo chiamo il fidanzatino, gli imbrogli (easy jack) li chiamo le truffe, la borosa la chiamo ovviamente la morosa, la bugna la prugna, il mascone di prua diventa il maschione, il babordo è uno spazio balordo, il wang o caricabbasso lo chiamo il cinese, il giardinetto è l’aiuola e via stupidando, tanto per ricordare al capitano di turno che noi siamo, appunto, velisti per caso ma giullari non per caso, tanto per ribadire che il linguaggio tecnico va bene, ma se serve a farci sentire a disagio perché non siamo marinai doc, allora vaffanculo.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;La madre di tutte le gaffe, degna del Walter Chiari di Vieniavanticretino, l’ha però magistralmente interpretata – inconsapevolmente! - Orso, il nostro amico stratega turistico, quando Adriatica era in cantiere. Un giorno ci telefona e dice:&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;&quot;Come la volete la scaramuccia?&quot;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;&quot;Che cosa?&quot;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;&quot;Mi ha telefonato Sciomachen, l’architetto, e vuole sapere quanto volete alta... la guerricciola.&quot;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;&quot;Ma cosa dici?&quot;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;&quot;Sì, dai, accidenti, il parapetto...&quot;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;&quot;Vuoi dire la battagliola???&quot;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;&quot;Ecco, sì... e io cosa ho detto?!&quot;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Da allora, ovviamente, su Adriatica la battagliola si chiama la scaramuccia: per questo non è facile navigare sulla nostra barca.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Patrizio&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Velista per Caso&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 14 Sep 2011 15:28:37 +0200</pubDate><link>http://staging.velistipercaso.bedita.net/imparare-ad-andare-in-barca/dizionario-marinaresco/patrizio-gergo-marinaresco</link><guid>http://staging.velistipercaso.bedita.net/imparare-ad-andare-in-barca/dizionario-marinaresco/patrizio-gergo-marinaresco</guid></item><item><title>Dizionario marinaresco: A e B</title><description>Sai parlare il linguaggio dei velisti?&lt;hr/&gt;&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Un sito per appassionati di vela. Ma come si fa a non appassionarsi alla vela? Chi non è stato in barca la sogna, la pregusta, e quando finalmente si leva lo sfizio si chiede perché diamine abbia aspettato così a lungo. Gli spazi immensi, il silenzio, il dondolio, il richiamo dell&#039;acqua... sono archetipi universali, ben lungi dal poter essere limitati a una categoria di appassionati. Facile innamorarsi, dunque, ma &lt;strong&gt;difficile capirci qualcosa&lt;/strong&gt;! Quando i membri dell&#039;equipaggio parlano  fra loro pare che stiano improvvisando un nuovo esperanto, anzi: la sensazione è che se la godano un mucchio a parlare difficile; anche se in fondo la “cima” è una corda e il “bugliolo” un volgarissimo secchio! E allora perché in mare tutto deve avere un nome diverso?&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;La confusione che i marinai possono tentare di crearvi si avvale sostanzialmente di tre distinte strategie:&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;&lt;strong&gt;1) Strategia del Bugliolo:&lt;/strong&gt; cambiare il nome a un oggetto di uso quotidiano.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;&lt;strong&gt;2) Strategia del Caricabasso:&lt;/strong&gt; alla creazione di una parola nuova si associano due distinti significati.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;&lt;strong&gt;3) Strategia del Candeliere:&lt;/strong&gt; a una parola nota si associa un oggetto inconsueto.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Come se non bastasse, il velista-per-caso avrà certo notato come al penoso tentativo di sopperire al proprio analfabetismo con inventiva e buonsenso (&quot;E&#039; questa la &lt;em&gt;fune&lt;/em&gt; che devo &lt;em&gt;tirare&lt;/em&gt;?&quot;), corrisponda puntualmente il più pieno disprezzo dell&#039;equipaggio. Da qui l&#039;idea di redarre un &lt;strong&gt;glossario &lt;/strong&gt;che possa gettare luce su un mondo familiare agli occhi ma ignoto all&#039;orecchio, per sentirci tutti un po&#039; più velisti, o perlomeno un po&#039; meno ignoranti. Anche perché in realtà, molte delle espressioni che usiamo correntemente a terra (e di cui magari ci siamo sempre chiesti l&#039;origine) sono nate in mare. E il motivo è semplice: quale metafora più diretta della vita se non una bella e troppo breve traversata?&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;h3 style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Lettera A&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/h3&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Abbrivio:&lt;/strong&gt; ecco il primo esempio. Avete mai sentito l&#039;espressione “andare all&#039;abbrivio”? L&#039;abbrivio altro non è che l&#039;andatura per inerzia di un&#039;imbarcazione una volta esaurito il vento o spento il motore. Forse Orietta Berti non lo sa, ma è proprio l&#039;abbrivio ad aver fatto la sua fortuna consentendole di non remare per un bel po&#039; di anni. Finché la barca andava, ovvio.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Adugliare&lt;/strong&gt;: avvolgere una cima &lt;em&gt;a spirale&lt;/em&gt;. D&#039;altronde se anziché avvolgerla a spirale la gettate a mucchio sul ponte il Capitano vi getterà fuoribordo (cfr. &quot;Allibare&quot;); quindi si può tranquillamente dire che adugliare è l&#039;unico modo per avvolgere una cima.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Agugliotto&lt;/strong&gt;: di agugliotti non parlerete spesso, nella vostra vita. E&#039; un perno; per la precisione è il &lt;em&gt;maschio&lt;/em&gt; di un perno che aggancia saldamente il timone e che gli consente di ruotare nella &lt;em&gt;femminella&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Alare&lt;/strong&gt;: dopo essere stato un sostantivo a terra (un arnese da camino su cui appoggiare i ceppi) e aggettivo per aria (= dell&#039;ala), in barca a vela “alare” si fa verbo (il cui sostantivo è &lt;em&gt;alaggio&lt;/em&gt;) e indica l&#039;azione di tirare una cima o un cavo verticalmente e verso l&#039;alto. Chi indovina il verbo relativo alla trazione verso il basso? La soluzione qualche voce più giù.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Albero&lt;/strong&gt;: beh, almeno questa la sappiamo tutti. L&#039;albero è quel grosso palo senza il quale si potrebbe giocare a calcetto in coperta. Si chiama così perché un tempo era poco più che un faggio liberato dei rami superflui. Oggi lo si può trovare in alluminio o altri materiali a patto che siano leggeri e resistenti, perché compito dell&#039;albero è sostenere le vele, permetterne la manovra, reggerne l&#039;impatto col vento e alloggiare chi volesse accucciarvisi in cima a far da vedetta.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Siccome così è troppo facile, ce ne sono di tre tipi:&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;- &lt;strong&gt;Albero di maestra&lt;/strong&gt;: di norma il più grande. Situato a poppa nelle navi a due alberi, al centro ma leggermente a poppavia in quelle a tre. E&#039; l&#039;albero cui miravano i pirati a cannoni spianati: senza albero di maestra (o semplicemente “maestro”) un veliero si riduce a una pesantissima chiatta facile da abbordare.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;- &lt;strong&gt;Albero di mezzana&lt;/strong&gt;: quest&#039;albero è più piccolo e sta a poppa nelle navi a due o tre alberi. Potete chiamarlo anche “Palo”, ma solo se non ospita vele quadre (l&#039;avevamo detto in apertura: i marinai se la godono, a complicare le cose)&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;- &lt;strong&gt;Albero di trinchetto&lt;/strong&gt;: albero di prua nei velieri a due alberi.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Alla fonda&lt;/strong&gt;: non è un modo per dire “alla fin fine”, e neanche una ricetta per riciclare gli avanzi del frigo. Quando l&#039;ancora tocca il fondale marino, la nave è “alla fonda”, tutto qui.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Allibare&lt;/strong&gt;: alleggerire la barca del suo carico gettandolo definitivamente a mare. Necessità che può presentarsi nei casi in cui la linea di galleggiamento si alzi pericolosamente, o quando un membro dell&#039;equipaggio non dia prova di zelo nell&#039;eseguire gli ordini: “Che fine ha fatto Smith?”, “Il Capitano l&#039;ha allibato...”; scambi come questi sono del tutto ordinari a bordo.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Amantiglio&lt;/strong&gt;: se lo chiedete a un marinaio vi risponderà che l&#039;amantiglio è la cima che regge il boma quando la randa non è armata. In realtà non è che una corda che blocca quel pericolosissimo palo orizzontale che altrimenti ruoterebbe ad altezza cranio nel bel mezzo del ponte quando la sua vela non è su. Quindi l&#039;amantiglio è moolto importante.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Ammainare&lt;/strong&gt;: far muovere verso il basso; di solito una vela, una bandiera o un carico sospeso. “Ammainare la vela” è anche un&#039;altra di quelle espressioni entrate nel linguaggio comune (sinonimo di “appendere al chiodo”) e chissà perché sempre velata di malinconia.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Ancora&lt;/strong&gt;: anche questa la sappiamo. Si cala sul fondo tramite una cima o una catena con verricello a motore, a seconda del peso. E a seconda del tipo di fondale varia la conformazione dell&#039;ancora per assicurare la miglior presa possibile: se volete fare i fanatici chiamerete &lt;em&gt;dunfort&lt;/em&gt; l&#039;ancora per fondale sabbioso e &lt;em&gt;CQR&lt;/em&gt; l&#039;ancora per fondale misto.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Antenna&lt;/strong&gt;: asta usata per l&#039;armo di vele latine (che per intenderci sono quelle triangolari tipiche delle barche da pesca). L&#039;antenna va montata sull&#039;albero in posizione inclinata verso poppa.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Andatura&lt;/strong&gt;: la direzione che la barca tiene rispetto alla direzione del vento.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Arenare, arenarsi&lt;/strong&gt;: accade a una nave che rimanga incagliata sul fondale (la “rena” è la sabbia). Arenarsi è il più delle volte una disgrazia, ma a volte è una manovra d&#039;emergenza perseguita come il male minore nei casi in cui si stia perdendo il controllo dell&#039;imbarcazione. Tuttavia arenarsi non è quasi mai lusinghiero, tant&#039;è che nel linguaggio comune è sinonimo di empasse momentanea.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Arridatoio&lt;/strong&gt;: è un “tenditore”, ovvero un attrezzo per regolare la tensione delle manovre. Quello a doppia vite è il più diffuso, e viene confidenzialmente chiamato “tornichetto”.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Armo&lt;/strong&gt;: l&#039;insieme dell&#039;equipaggiamento necessario alla navigazione e che determina il tipo di imbarcazione e le sue potenzialità. L&#039;enunciazione dell&#039;armo è una sfiziosissima concatenazione di suoni incomprensibili ai più, e non ha nessun effetto contro il mal di mare.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;h3 style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Lettera B&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/h3&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Ballast&lt;/strong&gt;: zavorra atta a bilanciare i pesi della barca per garantire il miglior assetto possibile in navigazione. Ne esiste una costosissima versione ad acqua (chiamata appunto Water Ballast) che tramite l&#039;ausilio di una pompa idraulica può infiltrare capillarmente pesi in ogni direzione possibile all&#039;interno dello scafo delle imbarcazioni da regata. Water o non water, se una persona vi dice che siete un &lt;em&gt;ballast&lt;/em&gt; è tempo di cambiare aria.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Balumina&lt;/strong&gt;: è quel lato di una vela di taglio libero da inferitura (non intrappolato in una “guida” o da una scotta) e compreso fra l&#039;angolo superiore e quello inferiore, ovvero il “bordo di uscita” del vento. Sulla sua barca a vela, Pitagora lo chiamava ipotenusa.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Baglio&lt;/strong&gt;: letteralmente è la struttura su cui poggia la coperta, ma per estensione indica la larghezza dell&#039;imbarcazione, quindi il baglio massimo è il massimo ingombro di una barca a vela.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Barra&lt;/strong&gt;: asta mediante cui si governa il timone.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Beccheggio&lt;/strong&gt;: movimento oscillante dell&#039;imbarcazione lungo l&#039;asse longitudinale. Evento non raro, è anche il momento più propizio per affacciarsi a poppa e liberare lo stomaco in mare.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Bolina&lt;/strong&gt;: andatura che mantenga un&#039;angolazione tra i 40 e i 90 gradi rispetto alla direzione del vento che si sta risalendo.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Bitta&lt;/strong&gt;: colonnina di ferro brunito a forma di fungo asimmetrico posta sulle banchine dei moli, attorno a cui avvolgere i cavi d&#039;ormeggio. Finito? No: sulle imbarcazioni le bitte sono più propriamente indicate come “gallocce”.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Boma&lt;/strong&gt;: trave in alluminio, legno o fibra di carbonio, il boma sostiene la randa ed è fissato ortogonalmente all&#039;albero tramite un perno detto “trozza” che gli accorda libertà di movimento attorno all&#039;asse verticale. In Veneto lo chiamano amichevolmente “descanta baùchi” (lo “sveglia-tonti”) per la sua peculiarità di scaraventare a mare i distratti che transitano nel suo raggio d&#039;azione.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Bompresso&lt;/strong&gt;: antenna elastica e robusta posta a sporgere orizzontalmente dalla prua della barca col compito di murare vele come il “Gennaker”.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Bonaccia&lt;/strong&gt;: stato di totale assenza di vento in navigazione, la bonaccia è come la grandine per il contadino, anche se come espressione comune ha un&#039;accezione positiva rimandando alla pace dello spirito o a un benevolo periodo di tranquillità.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Bordeggio&lt;/strong&gt;: continuo cambiamento di direzione attuato per risalire il vento. Come conseguenza, il “bordo” è un tratto di navigazione percorso mantenendo le stesse mura al vento. Arte marittima antica e complessa, il bordeggio viene praticato anche a Montecitorio.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Borosa&lt;/strong&gt;: cima collegata alla randa per ridurne la superficie esposta al vento quando questo si fa troppo incalzante.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Bracciare&lt;/strong&gt;: orientare i pennoni delle vele a seconda del vento (il “braccio” è il cavo che regola il pennone), con un movimento angolare orizzontale. Troppo generico? Eccovi un bell&#039;esempio: aprire il tangone cazzando il braccio e mollando il caricabasso. E adesso forza: bracciate.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Bugliolo&lt;/strong&gt;: secchio. E allora non si poteva chiamarlo secchio? No.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Bugna&lt;/strong&gt;: l&#039;angolo inferiore posteriore di una vela in cui inferire le manovre (= cui agganciare le scotte) per orientarla.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Bulbo&lt;/strong&gt;: tipo di zavorra molto più elementare del “ballast”, il bulbo è un grosso contrappeso a forma di siluro che può essere fissato alla parte immersa dello scafo al fine di contrastare le sollecitazioni e la spinta sbandante del vento sulle vele.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Burrasca&lt;/strong&gt;: è un termine che avrete usato spesso, ma senz&#039;altro a sproposito. Per burrasca si intende  una condizione climatica in cui il vento raggiunga i 34-40 nodi (forza 8 della scala Beaufort) con onde moderatamente alte che si rompono sulla cresta originando spruzzi vorticosi. Se per esempio gli spruzzi non vorticano si tratta di semplice perturbazione. Alla burrasca si accompagna spesso un&#039;acuta nostalgia per quei noiosi pomeriggi domenicali  scanditi dallo &lt;em&gt;zapping&lt;/em&gt; sul divano.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Emiliano Frignani&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Redazione Velistipercaso.it&lt;/p&gt;</description><pubDate>Tue, 13 Sep 2011 17:30:48 +0200</pubDate><link>http://staging.velistipercaso.bedita.net/imparare-ad-andare-in-barca/dizionario-marinaresco/dizionario-marinaresco-ab</link><guid>http://staging.velistipercaso.bedita.net/imparare-ad-andare-in-barca/dizionario-marinaresco/dizionario-marinaresco-ab</guid></item><item><title>Dizionario marinaresco: C, D, E</title><description>Cosa significa &quot;Cazzare&quot;?!&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;Velisti per Caso, abbiamo ricevuto diversi commenti di apprezzamento per l&#039;iniziativa di pubblicare un traduttore (quasi) simultaneo del linguaggio marinaresco! Nella prima &quot;puntata&quot; abbiamo analizzato insieme l&#039;elenco delle parole che iniziano con A e B, oggi procediamo con le pagine del vocabolario velico dedicate a C, D, E...&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Lettera C &lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Caduta:&lt;/strong&gt; può essere di poppa o &lt;em&gt;di prua&lt;/em&gt; e con questa distinzione si specificano rispettivamente il lato posteriore o anteriore di qualsiasi cosa che si innalzi verticalmente, foss&#039;anche una falla improvvisa in pieno ponte. &lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Cambusa&lt;/strong&gt;: un&#039;altra parola abbastanza conosciuta. La cambusa è il deposito dei cibi. “Far cambusa” vuol dire rifornirsi di cibo. &lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Candeliere&lt;/strong&gt;: come si diceva, anche i vocaboli arcinoti in barca assumono un altro significato. Il candeliere è quella schiera di aste metalliche che spuntano lungo la falchetta dell&#039;imbarcazione, cui assicurare le “draglie”: quei cavi orizzontali che costituiscono la ringhiera di sicurezza attorno allo scafo. L&#039;insieme di candeliere e draglie si chiama “battagliola”.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Carena&lt;/strong&gt;: è la parte immersa dello scafo. Se temete che qualcuno vi capisca mentre ne parlate, potete anche chiamarla “opera viva”. Dio sa perché. &lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Caricabasso&lt;/strong&gt;: ce ne sono di due tipi: - Manovra di congiunzione fra il boma e il piede dell&#039;albero che tramite un sistema di pulegge contiene il boma nei casi di vento forte così da garantire alla randa le condizioni di tensione più ottimali. - Manovra di congiunzione fra il tangone e il piede dell&#039;albero, che unitamente al caricaalto permette di mantenere la posizione orizzontale del tangone. &lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Cazzare&lt;/strong&gt;: non siamo all&#039;asilo. Cazzare sta per “tirare” (ma è preferibile ridere a un funerale che pronunciare questa parola per mare), in riferimento per esempio a una scotta per manovrare una vela. Così può accadere che il Capitano vi ordini di “cazzare la randa” senza per questo volervi offendere o invitarvi a fornire una dimostrazione della vostra virilità. Il suo opposto è “lascare”, senza la “i”. &lt;span class=&quot;image img&quot;&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Chiglia&lt;/strong&gt;: trave a sezione quadrata o rettangolare che percorre lo scafo da poppa a prua, la chiglia si potrebbe definire come la spina dorsale dell&#039;imbarcazione, su cui assemblare le “ordinate” (le “costole”, per continuare con le metafore). Per la sua tendenza a ospitare le più svariate e acuminate incrostazioni organiche (chiamate “dente di cane”) durante la navigazione, un tempo la chiglia era strumento di tortura con cui punire eventuali insubordinazioni: il “giro di chiglia” consisteva nell&#039;essere imbragati, gettati a mare e trascinati sott&#039;acqua a schiena nuda a percorrere tutta la chiglia. Oggi tutto ciò è puro folklore, ma nel dubbio comportatevi bene.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Cima&lt;/strong&gt;: corda in fibra vegetale o sintetica di sezione inferiore ai 20 mm, indipendentemente dalla funzione. Da non confondere con sagole, scotte, drizze, gomene, sartie o gherlini. &lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Coffa&lt;/strong&gt;: piccola piattaforma semicircolare orientata a prua e collocata presso la sommità di un albero (nei velieri a vele quadre), la coffa fornisce un punto d&#039;appoggio per i marinai impegnati alle vele o di vedetta. E&#039; protetta da una ringhiera tranne che nella parte di prora.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Controfiocco&lt;/strong&gt;: comincia la serie dei “contro”. In barca a vela questa parola non indica opposizione a qualcosa, ma complementarietà fra le cose (nella sua valenza di “contrappunto”). Così, nei velieri, il controfiocco è il primo e il più piccolo fiocco da prora. Per questo motivo, metaforicamente, l&#039;espressione “coi controfiocchi” (ne esiste anche una versione anatomica più pecoreccia) ha assunto la valenza di abbondanza, completezza. &lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Controranda&lt;/strong&gt;: vela da armare sopra la randa, solitamente inferita a un picco e a un alberetto: può essere di forma triangolare o a trapezio. &lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Controvelaccino&lt;/strong&gt;: la più alta vela quadra dell&#039;albero di trinchetto. &lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Controvelaccio&lt;/strong&gt;: la più alta vela quadra dell&#039;albero di maestra. &lt;span class=&quot;image img&quot;&gt; &lt;/span&gt;&lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Coperta&lt;/strong&gt;: ponte superiore di una imbarcazione. Percorre tutta la nave nella sua lunghezza concorrendo alla robustezza della sua struttura, e di solito viene rivestita con del fasciame in legno. &lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Corpo morto&lt;/strong&gt;: pesante arnese collocato sul fondale per offrire l&#039;ormeggio a boe di segnalazione o imbarcazioni. Resta da chiarire cos&#039;era successo a bordo il giorno che fu coniato questo termine. &lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Crocetta&lt;/strong&gt;: braccio metallico che garantisce la tensione delle sartie. Di crocette si parla sempre in coppia (e si contano in “ordini di crocette”) perché ogni braccio ha la sua controparte speculare sullo stesso piano.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Cubia&lt;/strong&gt;: passaggio tubolare in acciaio per lo scorrimento della catena dell&#039;ancora. E&#039; sempre possibile constatare se qualcuno ne stia manovrando il verricello dal suono simile a un treno che deraglia su una piattaforma di ardesia. “Passare per la cubia” è diventata metafora di carriera attraversata da lunghe gavette, perché disagevole tanto per il cammello quanto per il ricco.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;&lt;span class=&quot;image img&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Lettera D&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Deriva&lt;/strong&gt;: - Superficie piatta e allungata, che viene fissata alla parte inferiore della chiglia (una specie di “pinna addominale”) e serve a contenere lo sbandamento, per esempio nell&#039;andatura di bolina, senza opporsi all&#039;avanzamento dell&#039;imbarcazione. Ne esistono di mobili e fisse. - Deviazione dalla rotta prefissata a causa delle correnti. “Andare alla deriva” vuol dire quindi abbandonarsi al corso degli eventi: anche se lo trovate rilassante, non è virtuoso. &lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Diamante&lt;/strong&gt;: parte centrale dell&#039;ancora cui vengono applicate le marre (i “bracci”) e il fuso; oppure (tutt&#039;altra storia): sistema composto da sartiole e pennaccini per l&#039;irrigidimento dell&#039;albero frazionato (sì: ne esistono anche di frazionati).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Dormiente&lt;/strong&gt;: assieme a coperta è un termine tecnico che trabocca di ironia: in barca a vela non c&#039;è tempo per dormire. Il dormiente è il lato in tensione di una cima impiegata in un nodo. &lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Dritto di poppa&lt;/strong&gt;: non è il marinaio che arrotonda smerciando tabacco presso l&#039;albero di mezzana, bensì il lato vero e proprio della poppa: lo “specchio” ove convergono le fiancate. A dispetto del nome può trovarsi anche curvo. &lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Drizza&lt;/strong&gt;: manovra utilizzata per alzare carichi o issare una vela. Nel secondo caso la drizza prende il nome dalla vela in questione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Lettera E&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Ecoscandaglio&lt;/strong&gt;: lo scandaglio è uno strumento per calcolare la profondità dell&#039;acqua. Gli egizi si limitavano a buttare giù una corda zavorrata (che senz&#039;altro avrà avuto il suo bravo nome tecnico tipo “cima responsabile”), per poi tirarla su e misurarne la porzione bagnata. Oggi buttiamo giù un segnale a ultrasuoni e convertiamo il tempo di ritardo dell&#039;eco in metri di profondità. &lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Equipaggio&lt;/strong&gt;: gruppo di persone cui sono affidate le manovre di una imbarcazione. Ogni membro dell&#039;equipaggio ha una mansione specifica, concordata assieme al (=indiscutibilmente imposta dal) comandante prima della partenza. &lt;span class=&quot;image img&quot;&gt; &lt;/span&gt;&lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Estradosso&lt;/strong&gt;: superficie convessa di una vela nel lato sottovento (anche perché sopravvento è concava; e indovinate come si chiama?). &lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Evoluire&lt;/strong&gt;: modificare la rotta. Vocabolo che può essere utilizzato quando ci si trovi al comando di un&#039;imbarcazione e non si voglia ammettere d&#039;aver perso la bussola. Non perdete prossimamente sul sito le prossime pagine del dizionario...&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Emiliano Frignani&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Redazione Velistipercaso.it&lt;/p&gt;</description><pubDate>Tue, 13 Sep 2011 17:58:53 +0200</pubDate><link>http://staging.velistipercaso.bedita.net/imparare-ad-andare-in-barca/dizionario-marinaresco/dizionario-marinaresco-c-d-e</link><guid>http://staging.velistipercaso.bedita.net/imparare-ad-andare-in-barca/dizionario-marinaresco/dizionario-marinaresco-c-d-e</guid></item><item><title>Dizionario marinaresco: F, G, H, I</title><description>Sicuri di sapere che cos&#039;è un &quot;grappino&quot;?&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;Senza troppi preamboli, ecco la terza &quot;puntata&quot; del dizionario marinaresco&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Lettera F&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Ferzo&lt;/strong&gt;: le vele si compongono di più strisce di tessuto dette ferzi. A forza di dai e dai si è capito che orientando trama e ordito dei ferzi lungo le linee di sforzo della vela (= le “righe” che “disegna” il vento scorrendovi sopra) è tutto un altro andare, e per festeggiare li hanno rinominati in “pannelli”. Ciononostante il vento &lt;em&gt;sferza&lt;/em&gt;, non &lt;em&gt;spannella&lt;/em&gt;.  &lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Filare&lt;/strong&gt;: lasciar scorrere una cima o il cavo dell&#039;ancora allentando la presa. Se la si lascia uscire del tutto dal suo alloggiamento si parla di “filare per occhio”; un gravissimo errore, o raramente una manovra in extremis: quando per esempio l&#039;ancora metta a repentaglio la sicurezza della navigazione in condizioni ostili, la si “fila per occhio”. Il marinaio che si scordasse di assicurarne un capo a una grippia e un galleggiante filerà per occhio subito dopo (cfr. “[passare per la] cubia”).  &lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Fortunale&lt;/strong&gt;: furiosissima tempesta. Un nonnulla, se paragonato allo sfortunale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Frangente&lt;/strong&gt;: cresta dell&#039;onda che si rompe in una cascata di spruzzi e schiuma continuamente sospinta dal vento e dalla stessa onda.  &lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Frenello&lt;/strong&gt;: cavo che trattiene (tiene “a freno”, appunto) una manovra. In particolare i frenelli del timone sono quei cavi (solitamente di acciaio) che traducono i comandi dalla ruota alla pala. Se se ne spezza uno, la giornata prende tutta un&#039;altra piega.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Fronte&lt;/strong&gt;: zona di contatto tra due masse d&#039;aria che differiscano per temperatura, umidità e pressione. Il suo transitare comporta improvvise variazioni di vento, e di conseguenza di stato del mare. Sempre un occhio sul fronte, quindi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Fuori tutto&lt;/strong&gt;: ennesima espressione provvista di una duplice valenza, a bordo. Se la sentite pronunciare da un individuo mai notato prima sul ponte e che brandisce un&#039;arma, allora avete capito bene, ed è tradizione accondiscendere. Se a pronunciarla è una persona gradevole, allude invece alla lunghezza della barca.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Lettera G&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Gassa&lt;/strong&gt;: non potevamo non incontrare i nodi: la gassa è un nodo ad anello al termine di una cima, creato appositamente per  serrare senza strozzare. Ne esistono di vari tipi; la più conosciuta è la &lt;em&gt;gassa d&#039;amante&lt;/em&gt;, e viene impiegata per fissare la scotta alla vela, essendo un nodo che non si scioglie con la cima in tensione: vi è chiaro perché la chiamino così?  &lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Genoa&lt;/strong&gt;: il più imponente fiocco di bordo, deve il suo nome all&#039;abbagliante creatività di certi appassionati inglesi, che si trovavano a Genova in occasione delle Regate Internazionali di Febbraio  del 1926 (quando fu usato per la prima volta). La Sampdoria invece è stata inventata solo nel 1946.  &lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Golfare&lt;/strong&gt;: a meno di non possedere uno yacht e una certa dose di cattivo gusto, a bordo non è mai verbo. Le golfare sono robusti anelli di metallo fissati allo scafo per agganciare paranchi o carrucole alla bisogna (non cfr. “Bisogna”).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Gran Lasco&lt;/strong&gt;: non è il cavallo troppo basso nei calzoni da marinaio, e neanche un Comandante di manica larga (se mai ve ne fossero). Bensì un&#039;andatura che preveda un&#039;angolazione di un 150° rispetto alla direzione del vento. Insomma: il gran lasco è un bell&#039;andare.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Grappino&lt;/strong&gt;: niente a che vedere con gli alpini in pausa. Il grappino è una piccola àncora a quattro bracci (“marre”) che si può trovare su gommoni, o battellini di servizio. I pirati li sfruttavano per accedere ai mercantili da arrembare: glieli gettavano oltre la murata, poi si lanciavano alla tarzan con la barba in fiamme, il coltello fra i denti e altri spaventevoli ammennicoli.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Lettera H&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Head Foil&lt;/strong&gt;: letteralmente “lamina di testa”, in pratica: strallo cavo. Non è uno dei termini più diffusi o intuitivi, ma la H ci vuole sempre, in un glossario.  &lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Lettera I&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Imbozzarsi&lt;/strong&gt;: ormeggiare un&#039;imbarcazione il più saldamente possibile: tanto a poppa quanto a prua, e con ancore, catene e quant&#039;altro. Ci si imbozza nei casi in cui non si mai.  &lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Ingavonare, ingavonarsi&lt;/strong&gt;: accade quando in seguito ad imperizia nelle manovre l&#039;imbarcazione si inclini sul lato opposto alla provenienza del vento fino a caricare acqua.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Impoppata&lt;/strong&gt;: navigazione con vento pieno da poppa. Suona confortante anche a terra.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Incattivare&lt;/strong&gt;: l&#039;impigliarsi e avvilupparsi di una cima (captivus =  prigioniero), su se stessa o con altri cavi o su oggetti estranei indifferentemente. &lt;em&gt;Incattivire&lt;/em&gt; è invece l&#039;atto di irritare il Capitano mettendoci troppo a sbrogliare la cima.   &lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Intelligenza&lt;/strong&gt;: bandiera del codice internazionale dei segnali che, se issata isolata, vuol significare &quot;ho capito&quot; in riferimento a un messaggio ricevuto; se issata a metà corsa vuol dire invece &quot;ho ricevuto il messaggio ma non l&#039;ho ancora ben interpretato&quot;. Se infine non la issate per niente, beh...  &lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Intugliare&lt;/strong&gt;: se annodate tra loro due cime in modo da disporre di un cavo più lungo, potrete dire a tutti che state intugliando. A terra invece lo si fa in silenzio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Issare&lt;/strong&gt;: innalzare tramite apposite cime un carico o una vela. Quando il carico sia particolarmente pesante lo si fa in più persone; gli sforzi vengono coordinati tramite ripetuti “...oooooh-issa!”. Perciò, forse non tutti lo sanno, quell&#039;”issa” è l&#039;imperativo di issare.  &lt;em&gt;Ripassate le lettere dalla A alla I fino al prossimo articolo... &lt;/em&gt; &lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Emiliano Frignani&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Redazione Velistipercaso.it&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 14 Sep 2011 15:35:02 +0200</pubDate><link>http://staging.velistipercaso.bedita.net/imparare-ad-andare-in-barca/dizionario-marinaresco/dizionario-marinaresco-fghi</link><guid>http://staging.velistipercaso.bedita.net/imparare-ad-andare-in-barca/dizionario-marinaresco/dizionario-marinaresco-fghi</guid></item><item><title>Dizionario marinaresco: L, M, N, O</title><description>&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;Altro aggiornamento, altre parole per arricchire il vocabolario del Velistapercaso!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Lettera L&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Landa&lt;/strong&gt;: spranga d&#039;acciaio fissata alle paratie o allo scafo e a cui collegare le sartie tramite gli arridatoi. Se non la trovate al suo posto, il Capitano vi sta cercando.   &lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Lascare&lt;/strong&gt;: contrario di &quot;cazzare&quot;: alleggerire la tensione su una cima; lascare del tutto si dice “mollare”.  &lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Levante&lt;/strong&gt;: vento simpatico, il Levante si fa un punto d&#039;onore di provenire sempre esattamente da est, da cui il nome. &lt;span class=&quot;image img&quot;&gt; &lt;/span&gt;&lt;strong&gt;Lezzino&lt;/strong&gt;: piccolo cavo usato per legature. Mica si poteva dire “pezzo di cima”.  &lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Libeccio&lt;/strong&gt;: vento con direzione sud-ovest, quasi sempre violento (può spingere a 40 nodi). E&#039; dura scendere a patti col Libeccio, che usa sollevare molto mare e tirarsi dietro perturbazioni.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Losca&lt;/strong&gt;: è un occhiello praticato a poppa per introdurre la parte superiore dell&#039;asse del timone cui è vincolata la barra. Si chiama così perché i marinai non vedono di buon occhio i fori nello scafo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Lettera M&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Maestrale&lt;/strong&gt;: con questo nome pomposo si mostra di portar rispetto a un vento che se ne frega: il Maestrale. Il Maestrale soffia da nord-ovest, sempre con violenza ed accompagnandosi volentieri alle perturbazioni: una caratteristica, quest&#039;ultima, che può complicare maledettamente la navigazione. Per questo ed altri motivi, se lo incontrate dategli del Lei.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Manica a vento&lt;/strong&gt;: non è un pezzo di giacca a vento. Le maniche a vento sono quelle tipiche prese d&#039;aria (collocate in coperta) tubolari e con una curvatura a gomito per impedire l&#039;entrata d&#039;acqua. Nei film ci imboscano armi o diamanti, e giorni dopo ce li ritrovano come se niente fosse.  &lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Mano di grasso&lt;/strong&gt;: questa è fantastica. La mano di grasso (o “mezza mano”) è la parte maggiormente concava della  randa, nei pressi del boma. “Prendere la mano di grasso” significa &lt;em&gt;smagrire&lt;/em&gt; la randa, cioè levare dalla zona esposta al vento la parte di vela più grassa. Ma vi rendete conto? &lt;span class=&quot;image img&quot;&gt; &lt;/span&gt;&lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Margherita&lt;/strong&gt;: altro nodo. Il nodo “a margherita” viene praticato per ridurre la lunghezza di una cima senza doverla tagliare, cosicché in caso di ripensamenti non tocchi perdere tempo a intugliare. Per la verità fra i marinai che storcono il naso a sentir nominare l&#039;omonima pizza, c&#039;è chi se l&#039;è mangiata eccome, a bordo.  &lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;May Day&lt;/strong&gt;: nonostante richiami dolcezza e tepore (in inglese significa “giorno di Maggio”) il may day è la richiesta di soccorso inoltrata via radio, normalmente sul canale 16 vhf (casomai segnatevelo, va&#039;). In effetti deriva dal francese &quot;m&#039;aider&quot;: aiutatemi, altro che primavera.  &lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Meolo&lt;/strong&gt;: l&#039;ottavo dei nanetti da giardino, ma anche: sottile sagola (=cordino) che corre dentro una guaina lungo la balumina. Tesandolo o lascandolo si può correggere la concavità della vela per evitarne il fileggiare.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Mezzo Marinaio&lt;/strong&gt;: asta lunga e sottile utilizzata nelle manovre di ormeggio per recuperare un cavo o tenere le distanze da un ostacolo facendo leva sul puntale. Il termine è metaforico, e tuttavia la dice lunga sulla considerazione di cui gode la ciurma da parte del Comandante.  &lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Musone&lt;/strong&gt;: è la ferramenta (=strumentazione in metallo) collocata all&#039;estrema prua e composta dall&#039;attacco per lo strallo e il passacatena per l&#039;ancora. Basta un&#039;occhiata e capirete il perché del nome. &lt;span class=&quot;image img&quot;&gt; &lt;/span&gt;&lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Lettera N&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Nautofono&lt;/strong&gt;: strumento per segnalazioni sonore da utilizzarsi in caso di scarsa visibilità da nebbia o altro. Non illudetevi di guadagnare punti-simpatia paragonandolo al claxon dell&#039;auto.  &lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Nave&lt;/strong&gt;: se dopo aver imbarcato i bagagli e fatto cambusa la vostra imbarcazione raggiunge le 50 tonnellate, per la Legge italiana possedete una “Nave”.  &lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Nodo&lt;/strong&gt;: intrecci a parte, il nodo è anche un&#039;unità di misura in termini di velocità di navigazione. Un nodo corrisponde ad un miglio marino (1852 metri) all&#039;ora: non sognatevi mai nemmeno per scherzo di indicare la velocità in “nodi all&#039;ora”.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Lettera O&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Ochette&lt;/strong&gt;: crestine bianche e spumeggianti che quando si formano sulla superficie del mare denotano un vento di almeno 15 nodi. Il fatto che non si chiamino &lt;em&gt;Ocacce della malora&lt;/em&gt; fa supporre che nessuno sia mai morto per un vento di 15 nodi.  &lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Ombrinale&lt;/strong&gt;: apertura sul fondo del pozzetto che dà direttamente in mare, in modo da permettere lo svuotamento in caso di acqua imbarcata.  Un buco sul fondo che permetta di far uscire acqua senza farne entrare altra sembrerebbe paradossale; e invece l&#039;ombrinale funziona. &lt;span class=&quot;image img&quot;&gt; &lt;/span&gt;&lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Orecchia&lt;/strong&gt;: l&#039;ondeggiare della parte alta dello spinnaker sotto la spinta del vento. Se ritmico e placido esprime un&#039;accurata regolazione della vela.  &lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Orzare&lt;/strong&gt;: orientare la prua maggiormente controvento, ovvero: stringere maggiormente il vento. Mica facile, orzare.  &lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Orziera&lt;/strong&gt;: barca che per le sue caratteristiche si porta spontaneamente all&#039;orza, cioè tende a stringere il vento.  Siamo a buon punto, non perdete i prossimi capitoli...  &lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Emiliano Frignani&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Redazione Velistipercaso.it&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 14 Sep 2011 15:43:26 +0200</pubDate><link>http://staging.velistipercaso.bedita.net/imparare-ad-andare-in-barca/dizionario-marinaresco/dizionario-marinaresco-lmno</link><guid>http://staging.velistipercaso.bedita.net/imparare-ad-andare-in-barca/dizionario-marinaresco/dizionario-marinaresco-lmno</guid></item><item><title>Dizionario marinaresco: P, Q, R, S</title><description>Scuffiare, straorzare, sventare... eh?&lt;hr/&gt;&lt;h3&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Lettera P &lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Patta&lt;/strong&gt;: non crediate. La patta è la parte inferiore dell&#039;ancora, cioè quella che si ficca nel fondale. Forse deriva da “impattare”, forse da “pari e patta” (dal momento che riesce sempre a piantarsi, ma mai del tutto).  &lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Pilotina&lt;/strong&gt;: innocua imbarcazioncina a motore preposta al rimorchio delle barche a vela all&#039;interno del porto, e talvolta usata per ricondurre l&#039;equipaggio a bordo. Per i veri lupi di mare non è che un elettrodomestico.  &lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Poppa &lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;piena&lt;/strong&gt;: andatura con vento che investe esattamente la poppa, vale a dire: procedere con una rotta identica alla direzione del vento. Una coincidenza rara e di tutto comodo e proprio per questo invisa ai veri marinai, giacché così son capaci tutti. &lt;span class=&quot;image img&quot;&gt; &lt;/span&gt;&lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Presa a mare&lt;/strong&gt;: tubo adibito all&#039;aspirazione ed espulsione dell&#039;acqua, attraverso un&#039;apposita apertura nella carena. Con “presa a male” si indica invece l&#039;improvviso scoppio di collera del Capitano qualora si ironizzi sulle dimensioni dell&#039;imbarcazione ai suoi comandi.  &lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Pulpito&lt;/strong&gt;: sostegno in acciaio sito sia a prua che a poppa per offrire un estremo appiglio nei casi di forte rollio e beccheggio. Rispetto al suo corrispettivo terrestre ha salvato meno anime ma molte più vite.  &lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Punto cospicuo&lt;/strong&gt;: qualsiasi profilo sulla costa agevolmente identificabile anche dal mare, sia esso opera dell&#039;uomo o meno. Il faro lo è per antonomasia, ma sono punti cospicui anche campanili, ciminiere oppure montagne o gole. “Cospicuo” perché in barca tutto ciò che sta fermo diventa prezioso.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Lettera Q&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Quadranti&lt;/strong&gt;: i quattro settori in cui si divide la rosa della bussola: da 0 a 90 gradi il primo, 90-180 il secondo, eccetera. I &quot;venti del terzo quadrante&quot; saranno quindi quelli che soffiano da una direzione compresa tra sud e ovest.  &lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Quaranta ruggenti&lt;/strong&gt;: forse ai bei tempi dei corsari i Quaranta Ruggenti erano un manipolo di facinorosi al soldo di Capitani senza legge né dio. Ma oggi come oggi sono venti la cui provenienza sta al di sotto del quarantesimo grado di latitudine sud. Dal momento che non incontrano sulla loro strada nessuna terra emersa, detti venti soffiano senza tregua, acquisendo una forza inaudita. E dunque di ruggire ne hanno ben donde.  &lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Quattro e settanta&lt;/strong&gt;: è l&#039;ora in cui ai marinai è concesso sbracarsi sul ponte a ubriacarsi e dormire. Ed è anche il nome proprio, di un&#039; imbarcazione monotipo a due posti e con deriva basculante (indovinate quant&#039;è lunga). &lt;span class=&quot;image img&quot;&gt; &lt;/span&gt;&lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Lettera R&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Remo&lt;/strong&gt;: asta sagomata terminante a guisa di pala e fabbricata in legni di diversa provenienza o altri materiali leggeri e che permettano il galleggiamento. Tale asta, da sola o in coppia, qualora appoggiata allo scalmo ed adeguatamente manovrata permette il movimento in acqua di un natante per mezzo della forza umana. Insomma, ragazzi: il remo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Risacca&lt;/strong&gt;: moto scomposto e imprevedibile della superficie del mare, impresso dalle onde riflesse e non spezzate da scogli o moli. Se in un porto si crea forte risacca, la vita a bordo durante le manovre di ormeggio diventa un inferno.  &lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Rispetto&lt;/strong&gt;: attrezzatura di ricambio che non deve mai mancare a bordo, per sostituire quella usurata o guasta. Il nome rimanda con una certa umiltà (e un tot di scaramanzia) alla consapevolezza che niente e nessuno può sopravvivere al Mare.  &lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Riva (A)&lt;/strong&gt;: contrariamente a ogni logica, tradizione e pudore letterario, con la dizione “a riva” si suole indicare ciò che su un imbarcazione è situato in alto, come per esempio una vela issata. Il motivo (che forse non tutti i marinai conoscono) è che in spagnolo “arriba” significa “al di sopra”.  &lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Rollio&lt;/strong&gt;: movimento di oscillazione trasversale ritmico e più o meno sincopato, il rollio è il “respiro” della navigazione, e come tale è inevitabile e continuo. E&#039; anche la risposta alla domanda “Dio mio, ma perché sto così male?”&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Lettera S&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Scapolare&lt;/strong&gt;: superare un “capo”, un punto di riferimento, o un impedimento alla navigazione curando di mantenere una rotta di sicurezza. Entrato nel linguaggio corrente, oramai i più lesti se la scapolano anche sulla terraferma.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Scuffiare&lt;/strong&gt;: sbandare inaspettatamente al punto da finire con l&#039;albero in acqua. E&#039; un imprevisto che può presentarsi alle imbarcazioni senza bulbo zavorrato, e a quel punto l&#039;unico rimedio è sfruttare il peso dell&#039;equipaggio, che andrà ad allinearsi sulla murata opposta al lato immerso. In alcune regioni d&#039;Italia per “scuffia” s&#039;intende un&#039;infatuazione improvvisa. Non si conoscono rimedi.  &lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Spinta di Archimede&lt;/strong&gt;: “Ogni corpo immerso in un liquido riceve una spinta verso l&#039;alto di intensità pari al liquido spostato”. Così parlava Archimede. Per questo motivo, una portaerei galleggia e uno spillo no; se il genio di Siracusa non fosse esistito, quindi, oggi le questioni politiche le dirimeremmo a colpi di spillo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Straorzare&lt;/strong&gt;: orzare di brutto; o meglio: andare bruscamente e pericolosamente all&#039;orza in seguito a un evento climatico inaspettato (raffica di vento, onda) fino al caso estremo di scuffiare.  &lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Strozzascotte&lt;/strong&gt;: dispositivo che blocca lo scorrimento della scotta nella direzione dell&#039;allentamento della tensione. Il modello di strozzascotte più semplice (il “Clamcleat”) consiste in una gola scavata in un blocchetto di materiale plastico entro cui la cima si autostrozza. Immaginate quanto dev&#039;essere complesso il modello più complesso.  &lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Sventare&lt;/strong&gt;: orientare le vele col fine di levarle al vento. Più in generale, vanificare.&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 14 Sep 2011 15:49:30 +0200</pubDate><link>http://staging.velistipercaso.bedita.net/imparare-ad-andare-in-barca/dizionario-marinaresco/dizionario-marinaresco-pqrs</link><guid>http://staging.velistipercaso.bedita.net/imparare-ad-andare-in-barca/dizionario-marinaresco/dizionario-marinaresco-pqrs</guid></item><item><title>Dizionario marinaresco: T, U, V, Z</title><description>...Refolo o Uragano?&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;Cominciato circa tre mesi fa, il dizionario marinaresco (o Glossario Velico) giunge qui alla sua sesta e ultima, semiseria puntata. Fra un levante e un adugliare, speriamo che il mondo della vela vi sia ora un po&#039; meno sconosciuto, o perlomeno un po&#039; più simpatico!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Lettera T&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Tavolo da carteggio&lt;/strong&gt;: tavolo appositamente predisposto per le operazioni di carteggio (niente a che vedere con coppe denari spade bastoni). Il fatto che abbia un nome atto a distinguerlo significa che anche qualora nessuno stia carteggiando, non potrete usare il tavolo per mangiarci pane e salame.  &lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Tek&lt;/strong&gt;: albero della famiglia delle &lt;em&gt;verbenacee &lt;/em&gt; (ricordiamocelo) il cui legno, dannatamente tenace e leggero, è l&#039;ideale per la costruzione di un piano di coperta (una volta superato l&#039;incubo di ricavarne dei listelli). Se siete in vena di comprare tek, badate che sia del Siam: è il migliore. &lt;span class=&quot;image img&quot;&gt; &lt;/span&gt;&lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Tientibene&lt;/strong&gt;: corrimano, ringhiera o semplice profilo sagomato ad hoc e agganciato alla tuga, ai lati del tambuccio come punto di sostegno o di appiglio per la ciurma. Oramai è una misura di routine su qualsiasi imbarcazione, ma fra i marinai più anziani c&#039;è chi ancora ricorda con orrore di quando esistevano solo i &lt;em&gt;tientimale&lt;/em&gt;, che per quanto ti ci tenevi, al minimo beccheggio finivi tra le fauci dei pescecani.  &lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Tonneggiare&lt;/strong&gt;: spostare un&#039;imbarcazione tramite l&#039;ausilio di cavi collegati a riva, o a una boa. Di dubbio etimo, la parola rende comunque bene l&#039;idea di tonnellate che galleggiano pigramente.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Tramontana&lt;/strong&gt;: vento gelido con direzione da nord che solitamente soffia al termine di una burrasca, tormentando i sopravvissuti con raffiche anche molto violente. Si accompagna a cielo molto terso e luminoso, ispirando rabbia.  &lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Trasduttore&lt;/strong&gt;: è quella parte del circuito di uno strumento col compito di tradurre il segnale ricevuto dal sensore in corrente elettrica. Misurandone la portata, indica la reale entità della grandezza presa in esame (esempio: nel caso del &lt;em&gt;log&lt;/em&gt;, il trasduttore traduce i giri dell&#039;elichetta in corrente di bassa intensità, la quale viene inviata alla centralina per la misurazione). Una curiosità: quasi nessuno ha mai letto la definizione di trasduttore fino in fondo. &lt;span class=&quot;image img&quot;&gt; &lt;/span&gt;&lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Trefolo&lt;/strong&gt;: singolo filo che intrecciato ad altri compone un cavo metallico o, per estensione, una cima tessile. Il trefolo a sua volta è composto da... sto scherzando.  &lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Tuga&lt;/strong&gt;: rialzo sul piano di coperta attuato per aumentare l&#039;altezza in cabina.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Lettera U&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Umidità relativa&lt;/strong&gt;: valore indicante la quantità di vapore acqueo presente in percentuale, rispetto al totale che può essere contenuto nell&#039;aria a temperatura ambiente (se il vostro igrometro segna un 100% siete volati fuoribordo).  &lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Unghia&lt;/strong&gt;: estremità dell&#039;ancora che per prima si infila nel fondale. E direi che dopo “alla fonda”, “dunfort”, “CQR”, “diamante”, “marre”, il capitolo àncora lo possiamo tranquillamente considerare chiuso.  &lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Uragano&lt;/strong&gt;: condizione climatica deprecabile, l&#039;uragano corrisponde alla forza 12 scala beaufort e vuole venti con velocità superiore ai 64 nodi: oltre 118 km/h. Vista la frequenza con cui un simile fenomeno atmosferico da sempre si presenta ai Caraibi, a suo tempo i nativi di Tahiti tentarono di placarne la furia divinizzandolo e chiamandolo Hurakan. Ma quando &lt;em&gt;Hurakan &lt;/em&gt;si mostrava, stavano a casa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Lettera V&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Vaina&lt;/strong&gt;: tasca rimboccata lungo la balumina di una vela per aggiungervi le stecche.  &lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Vang&lt;/strong&gt;: sistema a paranco (ma adesso ne esistono anche di idraulici) per trattenere il boma verso il basso a scotta lasca, cioè nei casi di andatura portante.  &lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;VHF&lt;/strong&gt;: Very High Frequency: canale radio con frequenza dai 30 ai 300 Megahertz, il VHF è diventato sinonimo internazionale di radio per imbarcazioni perché è la gamma di frequenze convenzionalmente usata nella nautica. Perfettamente inutile cercarvi le semifinali di Champions League al largo di El Gran Roque.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Vortici di von Karman&lt;/strong&gt;: turbolenze risultanti dal vento che impatta alla base corpi di forma cilindrica. Il loro effetto conferisce alle sartie in navigazione quella tipica, romantica sonorità; così come sempre a loro si deve il lento, ritmico oscillare di un&#039;imbarcazione che procede a Spinnaker issato. Theodor von Karman, teorico cui gli omonimi vortici devono il nome, fu inghiottito nel nulla in una giornata particolarmente propizia ai suoi studi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Lettera Z&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Zattera di salvataggio&lt;/strong&gt;: al momento giusto, saprete tutto.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Zenit&lt;/strong&gt;: acerrimo nemico del Nadir, lo Zenit è un punto ideale fissato sulla verticale passante per l&#039;osservatore in direzione del cielo. La sua presenza non è più facilmente dimostrabile di quella dell&#039;angelo custode, ma dopo settimane di navigazione in pieno Oceano ogni compagnia è di buona compagnia.     Emiliano Frignani&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 14 Sep 2011 15:55:49 +0200</pubDate><link>http://staging.velistipercaso.bedita.net/imparare-ad-andare-in-barca/dizionario-marinaresco/dizionario-marinaresco-tuvz</link><guid>http://staging.velistipercaso.bedita.net/imparare-ad-andare-in-barca/dizionario-marinaresco/dizionario-marinaresco-tuvz</guid></item></channel></rss><!-- 0.459s -->