<?xml version="1.0" encoding="UTF-8" ?><rss version="2.0"><channel><title>Velisti per caso &#45; Dai Velisti per Caso</title><link>http://staging.velistipercaso.bedita.net/diari-di-bordo/i-vostri-diari</link><description>I vostri diari di bordo</description><language>ita</language><item><title>A Venezia in Kayak</title><description>Emilio Rigatti arriva al Carnevale dalla Laguna&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Emilio Rigatti&lt;/strong&gt; è il professore-ciclista che ha girato il mondo sulle due ruote, quello che ha scritto &quot;Se la scuola avesse le ruote&quot;, e poi &quot;Italia fuorirotta&quot;, &quot;Minima pedalia&quot;e &quot;La strada per Istambul&quot; ecc ecc. L&#039;ultima volta ci siamo visti al Festivaletteratura di Mantova, in cui presentava un suo libro dedicato &quot;Alla mia prima bicicletta&quot;, fatto - tra gli altri - con Margherita Hack.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
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&lt;p&gt;&lt;em&gt;Ma non va solo in bicicletta: da un anno e mezzo a questa parte si diverte a viaggiare in kayak. E ultimamente ha realizzato quello che, per me, è da sempre un sogno: andare a Venezia in barca! Noi, anni fa, con Adriatica ci siamo andati, a vedere la festa del Redentore. E&#039; stato meraviglioso, ma non è la stessa cosa: con un kayak ci si può perdere lungo i canali, si può esplorare la città. E allora, dietro mia pressante richiesta, Emilio ci ha scritto questo &quot;diario di viaggio&quot;, da non perdere!&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
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&lt;p&gt;&lt;em&gt;Patrizio.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
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&lt;h2&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;A Venezia in kayak&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;di Emilio Rigatti.&lt;/p&gt;
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&lt;p&gt;Se si trattasse di un sogno o di un&#039;idea non riuscivo a capirlo neppure io, che l&#039;avevo avuta e sognata. Non lo so neppure adesso, ma confesso che, dopo ore passate su Google Earth per individuare il miglior posto per imbarcarmi su Starbuck, il mio kayak, in direzione di una Venezia carnevalesca, i due cigni che mi hanno preceduto per buoni cinque minuti mi hanno convinto che stavo per entrare nel mondo obliquo dei sogni iperrealisti. Pietre e tuffi al cuore si sono fusi in un&#039;emulsione che proverò a descrivere in un futuro libro sui miei viaggi acquatici, magari dal titolo &quot;Minima Pagaia&quot;.&lt;/p&gt;
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&lt;p&gt;I cigni, dunque. Li ho trovati appena fuori del porto di Campalto, dove avevo parcheggiato la macchina e dove sono riuscito ad imbarcarmi solo grazie a due ragazzi che passavano di lì correndo. Bassa marea &quot;de cagarse&quot;, come dicono a Trieste e io, se sono un capitano coraggioso e un po&#039; - ma solo un po&#039; - incosciente, sarei riuscito solo a scorticarmi sui plotoni di cozze che stavano in apnea, dal loro punto di vista, aspettando che l&#039;acqua tornasse a salire. Una volta in barca ho chiuso il paraspruzzi, ho sistemato il termos col tè e i panini sulle retine di prua e di poppa, il cellulare e la macchina fotografica nelle rispettive buste stagne, la cartina nella tasca del salvagente. Acqua calma, sole freddo e sostanzioso, dispensatore di buona luce invernale, e lo skyline che amo di più: appeso tra il Ponte della Libertà e l&#039;Isola di San Michele, fitta di cipressi. La linea irregolare di tetti e campanili si è ingrandita fino a diventare un sipario di mattoni rossi in prossimità di Cannaregio.&lt;/p&gt;
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&lt;p&gt;Mann dice che entrare a Venezia dal Lido è farlo dall&#039;ingresso principale. Qui, invece, si entra dalle cucine, dal cortile dietro casa: poche gondole, e una serie ininterrotta di gran pavese svolazzanti alla brezza: di camicie, mutande, reggipetti, canottiere, mutandoni del nonno, slip fucsia di una teenager, i jeans lacerati di un gianburrasca con i dread. Insomma, famiglie intere di vestiti alla tramontana, dai poppanti ai vecchi. In kayak si è dentro a Venezia come non lo era neppure Casanova, perché le chiappe sono sotto il livello dell&#039;acqua e la città ti si chiude sopra coi battenti delle file continue di case e palazzi. Insomma, si è &quot;sotto&quot; in modo unico, inedito. Tutto svetta, tutto è più alto, le mura sono vicine, si toccano. Soprattutto si è sull&#039;acqua e nell&#039;acqua, si galleggia nel labirinto di mattoni e pietra d&#039;Istria. E infine si è liberi: dalle rotte obbligatorie dei vaporetti e da quelle codificate - e carissime - delle gondole. Liberi di dire: di qua, no di là, no, non so, resto qui cinque minuti e poi decido, o mi sdraio sulla poppa e guardo i due palazzi che partono verso l&#039;azzurro, o che si riflettono come narcisi architettonici nelle acque, che quando la brezza cala diventano come specchi antichi un po&#039; ondulati. Le avevo viste già riflesse nei canali, le case di Venezia. Ma così, in kayak, la differenza è quella che c&#039;è tra il guardarsi allo specchio e camminarci sopra.&lt;/p&gt;
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&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Perdersi:&lt;/strong&gt; ecco la &quot;mission&quot; di questa due giorni, sfiorando i muri rossi e la pietra bianca, vedendo per la prima volta infilate di cinque ponti uno dietro l&#039;altro. L&#039;altro lato del ponte: quello dell&#039;eco e dei riflessi che striano mattoni e pietre di brividi luminosi. Bisogna provare a fare “oh”, sentire il riverbero sonoro dell&#039;acqua mossa dal remo che torna all&#039;orecchio, come incurvata dalla forma dell&#039;arco. Non so dove sono andato, né perché a volte sbucavo in Canal Grande e altre nel Canale della Giudecca, un Capo Horn dei pivelli (vado in k. da meno di un anno), sempre agitato e con onde che arrivano da tutte le parti. E&#039; stata la rivincita dei canali minori e delle Corti Sconte sulla meraviglia assoluta di Piazza San Marco. Da questa si è fuori, si è spettatori esterni. Nel dedalo imprevedibile di svolte e scorci, invece, investiti dalle onde dei &quot;mototopi&quot; - ti arriva quella diretta dalla barca e contemporaneamente quella di ritorno dai muri, creando un &quot;effetto lavatrice&quot; destabilizzante - si è in un mondo geometrico imprevedibile, in un teatro dove è la pagaia il regista che decide i cambi di scenario.&lt;/p&gt;
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&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Maschere dappertutto:&lt;/strong&gt; è carnevale e oggi c&#039;è il volo della Colombina da San Marco. La maschera è affascinante perché ti strappa alla tua identità anagrafica, sei un non-tu, puoi permetterti la follia, la rottura del quotidiano, lo sguardo malizioso, provocante, invitante. Porto a casa una collezione di sguardi, di risate, di battute al volo in napoletano, in inglese, in spagnolo. Quando una maschera, affacciata a un ponte, mi chiede quale sia il mio travestimento (ho un cappello da laureato di Harvard), sulle prime non so cosa dire. “Da canale con un kayak sopra” rispondo, e mi pare che sia proprio il navigare la mia maschera di oggi. I gondolieri, quando un ingorgo mi costringe a star fermo, mi insegnano il bon ton della navigazione: si grida “Ohe!” agli angoli, &quot;stagando&quot; se giri a destra, &quot;premando&quot; se giri a sinistra, &quot;da longo&quot; se vai dritto. Ah, se qualcuno volesse provare le delizie di questo giro (e anche qualche odore sgradevole), sappia che il remo può andare dove vuole, anche contromano. Ma ricordate di essere inglesi - tenete la sinistra! - e di imparare un paio di appoggi con la pagaia per evitare di conoscere di persona la flora battericovirale della città.&lt;/p&gt;
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&lt;p&gt;Domenica mattina, proprio mentre navigo di fianco alla chiesa della Salute, mi sento chiamare: Tatiana Cappucci e Mauro Ferro, i miei proffe di remo, stanno mangiando o meglio alimentandosi (maionese su della carta da musica portata dal terzo componente, Fabrizio, ovviamente sardo), accucciati a ridosso di un muro per ripararsi dal vento freddo. Sembrano proprio dei Simpson inuit, con le loro parrucche gialle. È con loro, conoscitori della città, che scopro angoli dove il mio vagabondare probabilmente non mi avrebbe portato, almeno questa volta. L&#039;Arsenale, il Ghetto, ancora Cannaregio. Si fa sera, domani torno a scuola, sono sazio. Comincia a piovere. Faccio rotta verso Campalto, aiutato da Mauro che prima di salutarmi mi dà la rotta col GPS, che vedrò di tenere con la bussola. Un aereo si alza dal Marco Polo, qualche luce si accende sulla costa. A Campalto arrivo con la marea in crescita e sbarco facilmente. Venezia non si vede più, se la mangiano la sera e la pioggerellina. Ma io continuerò a vederla per due, tre giorni, spiegando in classe Guglielmo d&#039;Orange o i verbi elettivi. O adesso, viaggiando di nuovo sulla tastiera del mac...&lt;/p&gt;
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&lt;p&gt;&lt;em&gt;Emilio Rigatti&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Tue, 04 Sep 2012 16:42:58 +0200</pubDate><link>http://staging.velistipercaso.bedita.net/diari-di-bordo/i-vostri-diari/a-venezia-in-kayak</link><guid>http://staging.velistipercaso.bedita.net/diari-di-bordo/i-vostri-diari/a-venezia-in-kayak</guid></item><item><title>Da Trieste fino a Zara in kayak!</title><description>Pagaiamo con Emilio Rigatti&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;Ecco il video dell&#039;ultima impresa del nostro amico &lt;strong&gt;Emilio Rigatti&lt;/strong&gt;, che questa volta ha pagaiato da Trieste fino a Zara!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-family: &#039;Times New Roman&#039;, serif;&quot;&gt;«&lt;/span&gt;&lt;em&gt;Non è una malattia, ma ci manca poco. Insomma, qualcosa tra la malattia e il sogno. L&#039;infezione l&#039;ho contratta dopo le prime pagaiate, ma il morbo si è presentato durante l&#039;inverno: le lezioni di eskimo in piscina con gli istruttori del Canoa Kayak Friuli, le nottate a studiare il percorso su google earth erano solo placebo. Fino a che non ho dato il primo colpo di pagaia non ero sicuro del tutto di partire e quindi di guarire. Ma per fortuna quel colpo l&#039;ho dato, e quattrocento chilometri di mare e roccia sono sfilati durante i quindici giorni di navigazione. Chi ha viaggiato in kayak sa che cura e malattia coincidono. Agli altri: consiglio vivamente di provare. A Lussino è arrivato l&#039;amico &lt;strong&gt;Aldo Faoro&lt;/strong&gt;, e il viaggio è proseguito fino a Zara con un altro ritmo. Fatta, come il morbillo, mi son detto quando siamo arrivati. Ma la malattia non dà non dà l&#039;immunità...&lt;span&gt;»&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Mon, 09 Jan 2012 16:52:22 +0100</pubDate><link>http://staging.velistipercaso.bedita.net/diari-di-bordo/i-vostri-diari/da-trieste-fino-a-zara-in-kayak</link><guid>http://staging.velistipercaso.bedita.net/diari-di-bordo/i-vostri-diari/da-trieste-fino-a-zara-in-kayak</guid></item><item><title>Jessica a 16 anni circumnaviga il mondo</title><description>La più giovane velista a cimentarsi in questa impresa&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;Dicembre 2009&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Jessica Watson &lt;/strong&gt;è partita quasi due mesi fa da Sydney, pronta ad affrontare la sua prima circumnavigazione del mondo. Non ci sarebbe niente di strano, se Jessica non avesse 16 anni e non volesse diventare la nuova più giovane velista a fare il giro del mondo in solitaria senza soste e senza assistenza tecnica!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A bordo della sua &lt;strong&gt;Ella&#039;s Pink Lady&lt;/strong&gt;, una barca tutta rosa lunga circa 10 metri, Jessica è ora a un quarto della distanza totale (circa 38.000 km, 23.000 miglia nautiche) che deve percorrere per tornare al punto di partenza. Dopo aver passato due volte l&#039;equatore, si sta ora dirigendo a sud verso il Cile e Capo Horn.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non è un&#039;impresa facile, ma la giovane australiana non sembra avere paura. Anzi, sul suo blog – che aggiorna costantemente – scrive che non vede l&#039;ora di poter affrontare anche condizioni più difficili! E sa bene che nei prossimi giorni verrà accontentata: il tempo sta infatti cambiando e nelle prossime settimane dovrà riuscire a portare la sua Ella&#039;s Pink Lady fuori dalle probabili tempeste.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ad accompagnare Jessica in questa avventura, oltre ai numerosi sponsor e alla famiglia, ci sono centinaia di fan che, ogni giorno, commentano i suoi post, guardano i suoi video e condividono le immagini scattate dal pozzetto della sua barca. La particolarità di questa avventura è proprio questa: &lt;strong&gt;Jessica è una pioniera per i velisti della generazione di Youtube&lt;/strong&gt;. Che cosa vuol dire? Se per noi, velisti (per caso e non) di vecchio stampo, gli strumenti della rete sono stati una cosa da capire e da scoprire col tempo, per una ragazzina come Jessica comunicare con il resto del mondo e utilizzare videocamera e blog sembra una cosa assolutamente naturale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Anzi, necessaria. Un tempo – fino a non troppo tempo fa – la circumnavigazione era considerata un&#039;impresa pericolosa, perchè costringeva i velisti solitari a un isolamento totale. Oggi, nonostante il viaggio sia comunque difficile, &lt;strong&gt;il problema dell&#039;isolamento dal resto del mondo è praticamente inesistente&lt;/strong&gt;! Ecco quindi che quasi ogni giorno possiamo scorrere gli aggiornamenti e seguire Jessica in ogni momento, da quando cucina a quando aggiusta alcune cose sulla barca. Alcuni hanno addirittura commentato che le riprese della sua videocamera fanno sembrare gli interni rosa della Ella&#039;s Pink Lady l&#039;ambientazione di una stagione del reality show “The real World” di MTV. In ogni caso, quel che è certo è che fra internet e telefono satellitare “a basso costo” la giovane velista può mantenersi sempre in contatto con i genitori e con i partner che sostengono il suo sogno.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma torniamo all&#039;impresa e ci chiediamo cosa può significare per una 16enne il pensiero di affrontare il mare, le sue bellezze e i suoi pericoli completamente da sola. Ad alcuni potrà sembrare l&#039;incaponimento di un&#039;adolescente, ma Jessica non è l&#039;unica a volere quel titolo. Sembra incredibile, ma sono molti i giovani velisti che si sono cimentati – o stanno per cimentarsi – in imprese simili. Naturalmente, questa voglia di avventura da parte dei giovanissimi è al centro di un acceso dibattito fra coloro che incoraggiano i piccoli avventurieri a mettere alla prova le proprie capacità e quelli che, invece, sono convinti che il mare non sia un luogo sicuro in cui passare parte della propria adolescenza!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per quanto riguarda Jessica, la schiera dei suoi supporter è molto vasta e si esprime anche tramite le affermazioni di Don McIntyre, che alla 16enne australiana ha donato la sua barca:&lt;em&gt; “We can’t afford to overprotect our kids. They need to find themselves, challenge the natural world, and understand what it is to minimize risk and make good decisions.”&lt;/em&gt; (Non possiamo permetterci di proteggere in eccesso i nostri figli. Hanno bisogno di trovare se stessi, sfidare il mondo e capire cosa vuol dire minimizzare il rischio e prendere buone decisioni).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Da parte nostra, non possiamo fare altro che seguire il suo viaggio, guardare le sue immagini e augurarle buon vento, facendoci semplicemente affascinare dal coraggio e dalla determinazione di questa giovane velista australiana.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La Redazione di Velistipercaso.it&lt;/p&gt;</description><pubDate>Mon, 27 Feb 2012 11:27:32 +0100</pubDate><link>http://staging.velistipercaso.bedita.net/diari-di-bordo/i-vostri-diari/document-12</link><guid>http://staging.velistipercaso.bedita.net/diari-di-bordo/i-vostri-diari/document-12</guid></item><item><title>Il sogno di Laura</title><description>A 14 anni scappa di casa per fare il giro del mondo in barca...&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;Dicembre 2009&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nei giorni scorsi una singolare notizia ha conquistato i giornali e le edizioni online di tutto il mondo: la baby velista olandese &lt;strong&gt;Laura Dekker&lt;/strong&gt; (14 anni), che sogna di diventare la più giovane velista a fare un giro del mondo in solitaria, &lt;strong&gt;è scappata di casa ed è stata ritrovata nelle Antille olandesi&lt;/strong&gt;. Riconosciuta dopo tre giorni da un abitante dell&#039;isola di Saint Martin, è stata poi riportata a casa.Per capire meglio la vicenda, bisogna sapere che a settembre il Tribunale di Utrecht le aveva proibito di partire, arrivando anche a togliere la patria potestà al padre, fermo sostenitore del sogno della figlia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La storia di Laura non poteva non scatenare le reazioni di velisti e genitori, che si sono schierati contro o a favore della ragazzina... Anche Patrizio ci ha detto la sua!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&quot;Gli articoli giornalistici non sono chiarissimi: prima si parla di traversata, poi di due anni di navigazione: Laura Dekker, la ragazzina olandese voleva attraversare &quot;solo&quot; l&#039;Atlantico o avrebbe voluto fare un intero Giro del Mondo? E, nel secondo caso, su che rotta? Una rotta senza scalo, a sud dei Capi, lungo latitudini molto alte e a rischio iceberg? Oppure secondo la rotta classica del Giro del Mondo, lungo l&#039;equatore?La cosa cambia, e di molto. In un caso sarebbe stato un viaggio pericoloso e assurdo per una ragazza, nell&#039;altro ci sarebbero state molte tappe, tra loro distanti massimo 20 gg di mare aperto, in condizioni climatiche sempre abbastanza buone. L&#039;articolo parla di due anni di viaggio, quindi credo si tratti appunto della seconda ipotesi. Certo: anche la minima dose di buonsenso paterno mi suggerisce di dire che a 14 anni si va a scuola, e non si corrono rischi di nessun tipo. L&#039;idea di mia figlia, da sola, in mezzo al mare, mi uccide. Ma mia figlia è appunto... mia figlia. La ragazzina olandese invece è nata in barca, in Nuova Zelanda. Forse per lei le cose sarebbero state differenti. E poi, che tipo di assistenza avrebbe avuto? Che termini di sicurezza?Va beh, alla fine mi arrendo: sottoscrivo pienamente il generale sentimento di condanna del padre di Laura che avrebbe assecondato il suo folle gesto, e così sia...Eppure... Mah... non so... Vedo mia figlia, che ha più o meno l&#039;età di Laura, e che in questo momento sta faticando a studiare l&#039;Ariosto, l&#039;Aoristo e i verbi della XVI dinastia latina (o erano i Faraoni?), la vedo soprattutto penare nella ricerca di una sua identità, di un suo vero interesse profondo dentro a una scuola ottima ma che ben poco si adatta alle sue aspirazioni e che coltiva poco i suoi talenti... e penso che sarebbe bello se avesse la forza di partire per un Giro del Mondo da sola. Io potrei sempre farle uno scherzo: imbarcarmi con lei, a sua insaputa, come clandestino, e poi in mezzo all&#039;Atlantico, vomitando, farle la bella sorpresa! Sì, lo so: al padre di Laura hanno assegnato d&#039;ufficio uno psicologo-assistente sociale, ma anche a me non farebbe male...&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Patrizio (velista per caso)&quot;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E voi cosa ne pensate?&lt;/p&gt;</description><pubDate>Mon, 27 Feb 2012 11:40:31 +0100</pubDate><link>http://staging.velistipercaso.bedita.net/diari-di-bordo/i-vostri-diari/il-sogno-di-laura</link><guid>http://staging.velistipercaso.bedita.net/diari-di-bordo/i-vostri-diari/il-sogno-di-laura</guid></item><item><title>Mare Mare tuttattorno</title><description>Diario di bordo del Velistapercaso Davide Scappini&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;Patrizio lancia un&#039;idea: perché non pubblicare a fianco del Diario di Bordo di Adriatica qualche bel racconto sui  percorsi marini intrapresi dai Velisti per Caso? Se anche tu hai voglia di raccontarci il tuo viaggio a vela &lt;a href=&quot;mailto:redazione@velistipercaso.it&quot;&gt;mandaci testo e foto via e-mail&lt;/a&gt;. Il primo diario che pubblichiamo è il diario di &lt;strong&gt;Davide Scappini&lt;/strong&gt;, un Velista per Caso che Pat ha conosciuto alla mostra del fotografo Giorgio Bergami.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Abbiamo chiesto a Davide di auto-presentarsi, ecco cosa dice di sé: &lt;em&gt;Beh, sono di Genova, anzi di Bogliasco, un paese a levante, il primo fuori dal comune del capoluogo. Lavoro a Genova, mi sono messo in proprio nel settore dei servizi informatici e ho cominciato a lavorare come fotografo aiutato da Giorgio Bergami. Non pago dei due lavori che seguo, nel tempo che mi resta seguo un progetto di riciclo (&lt;a href=&quot;http://www.thebug.eu/&quot;&gt;clicca&lt;/a&gt; per un esempio di quello che ci si può fare coi rifiuti!). Il viaggio in barca che leggerete è stato un colpo di fortuna, mio zio (anche se zio vero non è ma lo è perché è zio di un amico d&#039;infanzia che lo chiamava zio e quindi anche io ho cominciato a chiamarlo zio... chiaro no?) voleva portare la sua barca a vela Maja in Croazia. Lui è originario di lì, di un paese che si chiama Makarska e così mi ha chiesto se ero interessato ad accompagnarlo. Intendeva il viaggio completo, circa un mese per circumnavigare la penisola navigando con molta calma| Non potendo per tutto quel periodo mi son concesso una vacanza di dieci giorni. Non è molto tempo che vado in barca a vela, da bambino mi sono iscritto al corso e ne ho fatto una lezione sola, poi nel 2005 mi hanno chiesto se ero interessato a partecipare a Les Voiles de Saint Tropez e ho accettato. Con quell&#039;equipaggio abbiamo fatto un po&#039; di regate anche negli intercircoli locali, ho imparato e mi son divertito. Con un amico abbiamo, anzi ha (io ho fatto pochissimo) restaurato un vecchio gozzo genovese modello cornigiotto a vela; anche con lui ogni tanto andiamo per mare. Insieme abbiamo in progetto di costruire una barca a vela da zero, spero presto! L&#039;anno prossimo ci sarà il ritorno, dalla Croazia a Genova, si parla anche di un tragitto un po&#039; diverso, Grecia, Turchia, Tunisia... vedremo! Intanto vi racconto una parte del viaggio di andata...&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;&lt;strong&gt;Mare Mare tuttattorno&lt;/strong&gt;&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Partiamo all&#039;alba da Riva di Traiano per andare verso Nettuno, una cinquantina di miglia a sud, la costa fa abbastanza tristezza, spiagge chilometriche, nessun monte o collina o qualcosa che possa ricordarli, ma solo di tanto in tanto file blu di ombrelloni. Diciamo che la giornata grigia non aiuta a sollevare le sorti del litorale laziale. La maggior parte del viaggio riusciamo a farlo a vela, bordo unico con mure a dritta, nodi da 7 a 13. Davanti alla foce del Tevere l&#039;acqua assume un colore tra il verde ed il marrone, ma essendo io daltonico poteva essere verde o marrone o di chissà quale altro colore, comunque diciamo che sembrava di essere nel bel mezzo del fiume Gange, ci mancava qualche mucca sacra o qualche guru che si faceva il bidè... La sera arriviamo alla marina di Nettuno, ci fanno attraccare al posto di una barca che è in secca per manutenzione, è incredibile quanto sia difficile trovare un posto barca libero durante il fine settimana d&#039;estate! Scendiamo di corsa e andiamo a fare un po&#039; di spesa, verdura, latte, pane... cioccolata? si dai, ma una tavoletta sola. Cena con super insalata mista, bicchierino di porto di quello buono e a nanna. Dimenticavo, dopo tante notti insonni ho trovato l&#039;autan, fottutissime zanzare...&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il mattino ha l&#039;oro in bocca, beato lui, io la mattina in bocca ho di tutto tranne oro. Solita sveglia di zio Silvio che nella sua irrequietezza inizia a trotterellare allegramente sue e giù per la barca facendo scricchiolare ogni cosa alle 5 e mezza di mattina, poi magari se vede che insisti con il sonno accende un po&#039; la sentina per asciugare il fondo della chiglia, non si sa mai che  durante la notte si sia riempito! Vabbè, lavato, vestito e colazionato mi attivo subito, molla gli ormeggi! cazza la randa! lasca la trinchetta! l&#039;amantiglio! il meolo! il duodeno! il pancreas! non sono molto reattivo io, la mattina. Comunque si va verso l&#039;isola di Palmarola con un bel venticello, traverso di dritta (e qui se non sei velista credi che mi sia rincoglionito) con una dozzina di nodi che ci fanno andare lisci lisci a 6 - 7 nodi. Arriviamo per pranzo, insalata greca e vinello fresco sotto il tendalino dato che il sole picchia giù duro, Sandro* fa il bagno, si mangia e si riparte verso Ponza. Durante il tragitto non riesco a smettere di cantare: &lt;em&gt;La paranza è una danza che ebbe origine sull&#039;isola di Ponza...&lt;/em&gt;Maledizione a Silvestri...&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Solita scenetta al VHF:-Marina di Ponza da Maja chiediamo indicazioni per l&#039;attracco passo-Avanti Maja, venga avanti verso il pontile galleggiante-Grazie passo e chiudoPer la cronaca, c&#039;erano tre pontili galleggianti. A un certo punto esce un ragazzo che con un gentile urlo da gorilla attrae la nostra attenzione e ci aiuta ad ormeggiare. Silvio va a pagare:-Buonasera, dovrei pagare per il transito della barca-&#039;sera, quanti metri sono?-10 e 80-Ecco... sarebbero 13 euro al metro... 7 per 4 fa 28, riporto 3 rilancio di 5.... guardi, le faccio 110 euro-Azz... e i servizi?-Beh, ecco, i bagni non ci sono, per le docce bisogna andare dal barbiere che però oggi è chiuso...Giro per il borgo, come dei marinai veri con maglietta sociale Maja K9143, mangiamo un pezzo di calzone, una frolla, una sfogliatella e facciamo un po&#039; di spesa.-AHAHAHAH, quanto per un cestello d&#039;acqua?-5 euro e mezzo...-ciliegie 8 euro-pesche 6 euro-meloni lascia stareCompriamo due misere cose e ci prelevano una ventina di euro dalle tasche.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ceniamo con insalatina fresca, chele di granchio fritte, supplì, arancini e olive ascolane, i nostri vicini inglesi cenano con una bambola barbie a tavola... sette uomini ed una bambola... mah! Per noi, porto e nanna! La mattina vengo delicatamente svegliato dalla soave vocina di zìSi che mi comunica, mentre lancia sulla barca un bonito da due chili appena pescato ancora vivo, che è arrivato un peschereccio e sta scaricando il pesce tra cui un pesce spada di oltre cento chili, mi metto i pantaloni, la maglietta, prendo la macchina fotografica ed esco. Arrivo sul posto ed avevano già finito...Smadonnando torno verso la barca, ma ormai avevo visto la meraviglia del piccolo borgo con la luce dell&#039;alba quindi doccia e fuori a far foto.A colazione ci regaliamo tre cornetti di dimensioni assurde e tre pain au chocolat grandi come il tender della barca, tè con latte e via verso Ventotene.Cippa, ma che più cippa non avevo mai visto, zero onda, manco un nodo di vento tutto motore.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Durante la mattina ci mettiamo a fare i lavori per la manutenzione della barca come dei bravi marinai. Arriviamo all&#039;isola, caliamo l&#039;ancora davanti alla Cala Parata Grande, una meraviglia, bagno tra le meduse, occhiate grandi come tonni, banchi sconfinati di fratini neri che all&#039;unisono cambiano direzione nel blu scuro del mare, uno spettacolo. Pranzo con mezze maniche condite con crema di broccoli, vinello... porto. Ancora un attimo e poi partiamo, sempre a motore verso Ischia, Proviamo a mettere un po&#039; di vela, vento ballerino, poppa, traverso di nuovo poppa vele a farfalla... niente, come picchiare uno che caga. Riavvolgiamo il tutto e facciamo partire il motore, passiamo davanti ad Ischia e proseguiamo per Procida, dove il direttore della marina di Riva di Traiano ci indirizza, Yachting club Procida. La mattina ziSi chiama al telefono per sapere se c&#039;era disponibilità e prenotare un posto barca, Salvatore ci dice che non c&#039;è problema e dice di chiamare sul canale 11 quando vicini per avere supporto.Nei pressi del porto:-Procida Yachting Club da Maja passo-...- Yachting Club Procida da Maja passo-...-Maja chiama Yachting Club Procida passo-...&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;ZiSi chiama al cell:-Eeeh, si stamattina ho parlato con Salvatore per il posto barca e mi ha detto di chiamare sul canale 11 per...-Si si si, lo so, ma mò Salvatore se n&#039;è &#039;scito e se n&#039;è &#039;iuto di llà, poi ha scpento il vu acca effe e io mo&#039; non sentivo, ma può entrare tranquillamente e ce sta nù guaglione che le fa segno, click!Sulla banchina un ragazzo a torso nudo si sbraccia:-Dotto&#039;, a desctra ce stà n&#039;amico mio che l&#039;aiuta... mo&#039; non lo vede perché ce stanno i bbarch&#039;... CIIIIROOOO, viè fuoooriiii!!!!Troviamo anche Ciro, il pontile è tutto di pali di legno, una meraviglia, in un posto da favola. Laviamo la barca ed andiamo a fare un giro per il paese. Dal fruttivendolo tutto costa 2 euro al chilo, un chilo di pomodorini 2 euro, un chilo di pesche noce 2 euro, due meloni 2 euro le ciliegie un po&#039; di più 5 euro un chilo e mezzo, tutta buonissima, io per merenda mi son mangiato un grappolo di pomodori che facevano un profumo che non sentivo da tempo. Cena con insalata mista e pesce fresco ai ferri... e una bottiglia intera di Falanghina... Per stasera niente porto ma tisana, notte.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Crick, crok, sgieeckk&lt;/em&gt;... ZiSi è in piedi e con lui tutti, Sandro va a meditare in cima al pontile, Silvio in perlustrazione per il paese mentre io striscio verso i bagni a lavarmi, un brutto spettacolo. Mentre cammino sul pontile un &quot;cane nano dal buffo muso e coda riccia&quot; (credo che questo sia il corretto nome etimologico), mi segue e mi guarda, non so se per simpatia o per fame... la seconda che hai detto! Ogni tanto per ricordarmi che lui è li mi da dei colpetti con il suo tartufo bagnato sulle caviglie. Colazione e via, ora stiamo navigando verso Capri, e poi andremo ad Agropoli, sempre che il motore ci assista...Finalmente dopo giorni di navigazione si son fatti vivi dei pesci, cioè mammiferi vabbè roba che nuota. Per qualche minuto una decina di delfini hanno seguito la nostra barca, saltando davanti alla prua!Au revoir!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Davide Scappini&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Velista per Caso&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Fri, 24 Feb 2012 16:07:22 +0100</pubDate><link>http://staging.velistipercaso.bedita.net/diari-di-bordo/i-vostri-diari/mare-mare-tuttattorno</link><guid>http://staging.velistipercaso.bedita.net/diari-di-bordo/i-vostri-diari/mare-mare-tuttattorno</guid></item><item><title>Mare Nostrum</title><description>Il diario di bordo di  Fabrizio (Icio) Veronesi, Velista per Caso&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;Ciao Velisti per caso. Sono Fabrizio Veronesi, ma non &quot;quel&quot; Fabrizio Veronesi che ha già pubblicato sul tema del mare, e il cui racconto più noto è &quot;Barco de Fero&quot;... Solo un caso di omonimia! Molto più modestamente mi diletto di vela da qualche anno come socio de &quot;Il Paterazzo&quot;, associazione senza fini di lucro con la finalità di promuovere l&#039;arte marinaresca con sede a Verona. Il racconto che vi mando parla di un incontro con Stromboli, in una notte senza luna...&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Leggi il racconto di Fabrizio intitolato &lt;strong&gt;Mare Nostrum&lt;/strong&gt;, poi &lt;a href=&quot;mailto:redazione@velistipercaso.it&quot;&gt;mandaci anche il tuo diario di bordo&lt;/a&gt;: lo pubblicheremo!&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;&lt;strong&gt;Mare Nostrum&lt;/strong&gt;&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Milleottocento giri. L&#039;elica trita un brodo di meduse fosforescenti, che affiorano dagli abissi e si offrono alla vista, fino in profondità. Nella scia, cupole diafane svaniscono in una schiuma verdastra. Intorno il mare respira appena, sotto un foglio di domopack stirato, sul quale le stelle si rincorrono in stretti giri, come sfere d’acciaio. Abbiamo alle spalle Maratea e il suo crocefisso bianco, alto sulla collina. Solo ieri, arrivando dal largo quando il sole era già tramontato da più di un&#039;ora, la croce luminosa ci guidò, nella notte imminente, fino all&#039;imbocco del porto. Scorgemmo solo all&#039;ultimo il varco tra le dighe foranee, che le luci d&#039;entrata - rossa a sinistra e verde a destra - non avevano ancora svelato. Atterrammo in silenzio tra lunghe braccia di pietra, che ci accolsero senza domande. Finalmente, avevamo alle spalle i due giorni precedenti, passati in gran parte a sbattere contro un mare duro, dritto sulla prua, con lo stomaco stretto in gola come quando - da ragazzini - ci si infilava dentro gli autoscontri e ad ogni giro, inseguendo sguardi bianchi come schiuma, a denti stretti, pensavamo: &quot;E adesso vediamo chi rimbalza di più&quot;... La notte è passata in fretta, nel silenzio del porto.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Stamattina, tutto è più chiaro. Il bar sulla piazzetta sembra perfetto per il primo caffé. Pippo è già lì, con un piccolo gruppo di amici, lo sguardo che ha già registrato tutto. Poche parole, scambiate con Attilio; sguardi sorpresi, un sorriso: &quot;Anche tu, nelle ferrovie... Macchinista? A Verona, come no!&quot; Si accendono i ricordi. Pippo racconta di quando - sulla macchina a vapore - spostava i convogli da un binario all’altro, sporco di carbone. &quot;Begli anni.  Sembrava di averli tutti davanti&quot;. Nel raccontare, sembra guardare lontano, a cercare due occhi neri e furbi, che già conoscevano ogni segreto del porto. Sorride con la faccia sveglia. I ricordi vanno alle notti passate affondati in briciole di brande, al confine, o dentro la profondità del mare padano, nella nebbia, come al mare d’inverno. &quot;...E il vecchio capostazione, come si chiamava?&quot;. Anche la stazione, in fondo, è un porto. I sassi, bianchi di calce, sembrano inabissarsi tra onde evanescenti di partenze e di arrivi. I treni vanno avanti e indietro, come certi traghetti, con grandi portelloni uguali a prua e a poppa che si spalancano per ingurgitare le auto per poi vomitarle all’arrivo, lasciando come scia rotaie d’argento, lucide di pioggia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per Attilio, il nostro skipper, ferroviere di fresca pensione, è un &lt;em&gt;amarcord&lt;/em&gt; di un&#039;intera vita. Verrebbe da ricominciare, ma i chilometri devono essere stati tanti, seduto in prima fila a veder le traversine correrti incontro, sempre uguali. E’ meglio stare qui, seduti al piccolo bar sul porto, sotto il sole di marzo, dove ci sembra di avere tutto il tempo che serve... Dobbiamo recuperare una bombola di gas, stiamo ormai finendo anche la riserva... &quot;C’è un negozio, in paese... Dovreste fare in tempo&quot;. Forse è un caso, ma si va in treno. Tre di noi saltano dentro la macchina di un amico di Pippo, e su, verso la stazione. Io rimango con Dario, appena arrivato in treno a dare il cambio a Rita. Si sale in visita guidata su uno yacht ormeggiato in porto, affidato alle cure di Pippo. E’ tutto rivestito in moquette blu. Sulle porte di vetro, brillano maniglie cromate. Ci sono anche due grandi barche a vela, due cinquanta piedi da regata alle cui cure stanno provvedendo i suoi ragazzi. Ma lì non si sale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ci scambiamo del vino, un saluto e il numero di cellulare. Non si sa mai: i porti stanno lì, ad aspettare un segno del destino, un groppo di vento e tutti dentro: belli, brutti, marinai e &lt;em&gt;quaqquaraqquà&lt;/em&gt;.  Ah, dimenticavo la nostra nuova lingua: così, per gioco, dall’inizio della navigazione - dopo l’arrivo a Ischia e poi a Capri - con Giorgio e Nicola ci divertiamo a parlare in napoletano. E’ stato così per tutto il viaggio, e alla fine ci sentiamo veramente un po&#039; napoletani. E’ una scoperta! Le cose sembrano più facili da dire. Pure se sfotti, lo fai con un po’ di gentilezza, e poi c’è quel &lt;em&gt;Voi&lt;/em&gt;, al quale puoi far seguire &quot;Tutt’eqannt’ecos che vvuo&quot;, che non insulti mai la persona che hai davanti. Rifletti sui comportamenti, e glielo fai sapere... Filosofia?!Al ritorno del gruppo, si decide tutto in fretta. Le previsioni danno buono, e si decide di fare la tappa che non si era quasi pronunciata, troppe le variabili che avrebbero potuto impedirla. Il pieno è fatto. Rotta per 180°, si va alle Eolie.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ed eccoci qua. Sei nodi sotto un ombrello nero, con una fantastica texture di buchi di spillo, luminosi come mai, nella notte senza luna. Il pilota automatico è inserito. Ogni tanto un’occhiata all’orizzonte, su quella che temevamo essere un’autostrada verso il Tirreno, proveniente dallo stretto di Messina. Invece sono poche le navi che incrociamo: alcune sono veloci alberi di natale, altri sono pescherecci d’altura, anch’essi luminosi, ma fermi. Sale una fetta di luna. Il domopack, si accende verso est. La notte sprofonda nel rumore del motore, che a quest’ora è una ninna-nanna. Cadono i primi eroi. In pozzetto, io e Dario lasciamo correre la barca in silenzio. Controllo la rotta sul Gps, è una linea dritta su Stromboli.Deve essere lì, proprio sulla prua. Da un po’ lo sto aspettando. Come quel Venerdi 12 ottobre 1492, alle due del mattino, quando Juan Rodriguez Bermejo, da bordo della Pinta, urlò ai compagni: &quot;Tierra! Tierra!&quot; Fuoco. Dev’essere qualcosa di grande. Percepisco appena l’alone sopra l’orizzonte. Non è un riverbero della luce di via, a sinistra del musone di prua. E’ qualcosa di indistinto, quasi una sensazione. Ma non può essere la luna rossa che una volta vidi sorgere dal mare, inaspettata e gigantesca, tanto che sembrava di assistere al sorgere di Marte, e che fu preceduta dallo stesso, indistinto accendersi dell’orizzonte.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Prendo il cannocchiale, ma non serve. &quot;Dario, eccolo lì&quot;. Siamo a più di venti miglia, e la lingua di fuoco si vede già. E’ ancora una brace di fiammifero nel buio pesto, ma la sua luce è cocciuta, non scema lentamente, né scompare, risucchiata nel nero del carbone. E’ una ferita che sanguina materia lucente. Da così lontano, quel silenzio di fuoco è il lamento della terra. La stanchezza si fa sentire.&quot;«Sono Juan Rodriguez Bermelo, a bordo di Brise, un First 42.7 in trasferimento dalla Costa Azzurra a Lignano, in avvicinamento a Stromboli nell’anno del Signore 2007, mese di Marzo&quot;. Ormai l’immagine è catturata, il vulcano è nostro, per sempre. Diciotto miglia, tre ore e saremo al suo cospetto. Cambio turno, io e Dario scendiamo a riposare un po’.Voci, scendono i giri motore, passi pesanti. Più che sufficiente per aprire gli occhi e salire in coperta, non prima di aver trovato la digitale. La sciara scende dritta, in due rami. Il più grande piega verso destra con un angolo evidente e si immerge, in silenzio, in una nuvola di vapore che sale rapida e compatta.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Da mesi è così. La protezione civile ha vietato l’avvicinamento all’isola, ma sono le due di notte, e davanti al versante nord ci siamo solo noi, immobili in un mare immobile, a guardare il torrente di fuoco. Nella completa oscurità, il magma scende velocemente, in maniera ordinata, nel suo letto stretto e ripido. Penso alla materia fusa, al fatto che forse la vediamo nello stato in cui era al momento della nascita del sistema solare. Una lama dorata, nello specchio nero dell’acqua, arriva sottobordo.Restiamo in silenzio. Cerchiamo di fare fotografie, ma i piccoli schermi delle digitali e delle telecamere restituiscono pennellate rosse e bagliori su sfondo nero. Niente, al confronto di ciò che si sta imprimendo nella mente e nello spirito. Siamo a non più di trecento metri. Azzardo una richiesta: &quot;Andiamo più vicino?&quot;. Attilio mi guarda da sopra gli occhiali. Risposta eloquente.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per fortuna, qualcuno resiste al richiamo di questa sirena cangiante. Io ho già ceduto. Sono conquistato, ammaliato, prigioniero di questa visione. Il mare è ancora petrolio denso. Vorrei rimanere ancora qui, fino a quando l’aurora - tra poco -  diluirà in blu cobalto il nero del cielo, permettendoci di distinguere la sagoma nera della montagna. Poi, ad est, una striscia bianca si allargherà, spegnendo via via le stelle meno luminose, fino a lasciare Sirio a ovest, indomita, a sfidare il giorno. Invece partiamo. Nel buio, distinguo il crepitìo della materia incandescente che si immerge, alimentando il versante sottomarino del vulcano. Mi viene in mente il Titanic, mentre affonda con le luci accese nella calma artica. Torno in cuccetta, il turno successivo si occupa di dirigere la barca su Salina. Il sonno arriva subito, mentre il cervello archivia lentamente le emozioni.Mi sveglio mentre stiamo entrando nel porto. Tutto il paesaggio è di un turchese blando. Sono le cinque e mezzo, la nostra piccola traversata è compiuta. Caffé.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Salina a Marzo è un giardino dell’Eden. Agavi, cactus, cedri e una solitudine che non ti aspetti. Una bellezza selvaggia, verde e fiorita, ci circonda. Ci inoltriamo sulla strada, a piedi, salendo un po’ sul versante est, sopra al porto, e dopo un chilometro o due scendiamo di nuovo al livello del mare, nelle ultime propaggini del paese, verso sud. Tornando, passiamo ai bordi di un campo da calcio, la sabbia nerastra. Una porta, senza rete, per segnare nel blu. Il sole sta scendendo, dietro la sommità del vulcano spento. Davanti a noi, Lipari ostenta ancora la sua bellezza dorata.Arrivati in porto, recuperiamo la cena prenotata subito dopo l’arrivo, in una pescheria appena sopra il porto: pagelli rosati, che abbrustoliamo a dovere, utilizzando un bidone come braciere, proprio sul molo, davanti alla barca. Si mangia in pozzetto. Il mondo è tutto dietro il molo, alto davanti a noi. Per la prima volta in questo viaggio vorrei essere altrove. Sapevo che questa sensazione sarebbe arrivata. Ci bevo su.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Più tardi, cediamo il nostro prezioso strumento di cottura – ancora in piena efficienza – ad un equipaggio francese appena arrivato e diretto in Grecia, no forse in Turchia... Sono in due o tre barche. Mi sembrano tutti ragazzini.. Scambiamo poche parole. Raccontiamo del nostro incontro con il vulcano, vedo emozione nei loro occhi. Mangiano, e subito dopo ripartono, lasciandoci con la sensazione di essere marinai d’acqua dolce... Loro, invece, ripartono da veri duri, davanti ai nostri occhi ammirati... Forse faranno un largo giro, per vedere Stromboli di notte, prima di dirigersi verso lo Stretto. Ci buttiamo in cuccetta con un sorriso soddisfatto...L’indomani salgo in coperta per primo. Con gli occhi ancora chiusi, subito non mi accorgo di nulla, ma dopo poco vedo le impronte delle mie scarpe nel pozzetto. Mi guardo intorno, e tutta la barca è coperta da un sottile strato di fuliggine. &quot;Dannati francesi!&quot; Sono rimasti lì, davanti alla nostra barca, ad arrostire quei loro maledetti pesci, ed ecco qua: barca da pulire! Secchio e frattazzo, e sequela di “vaffa”.. Sveglio tutti, e tutti ridono, e si uniscono al coro antifrancese. Tanto li abbiamo battuti al mondiale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Poi qualcuno scende, calpesta il molo. La stessa patina nerastra. Anche sulle altre barche. Anche su quelle in fondo. “Vaffa”... ai francesi, lo stesso, ma non sono stati loro. Stromboli ha voluto darci il buongiorno. Nella notte, come avremo saputo da lì a poco, sul versante dove si era aperto il nuovo cratere, c’era stata un’esplosione più forte, con emissione di lapilli e di cenere che hanno viaggiato nel vento di quota, per trenta miglia. Lo ringraziamo per non averci dato la buona notte.Salpiamo da Salina la mattina seguente, girandole intorno per ammirare dal mare le piane di Malfa e Pollara, sui versanti nord e ovest.  Lasciamo l’isola a sinistra, con le due bocche ormai spente, spalancate verso il cielo, mute. Navigando ancora a motore, rendiamo omaggio anche a Lipari, alle sue cicatrici bianche di tufo, e ai camini fumanti di Vulcano. Gli aliscafi sembrano aironi scuri, lanciati per alzarsi in volo. Rotta Est-Sud-Est. Si va a Scilla, e poi a Reggio, dove io, Giorgio e Nicola finiremo il nostro viaggio. Il pomeriggio assolato ci regala il salto di uno spada. Nero e lucido, si contorce in aria e ricade tra gli spruzzi. In un attimo, comprendo la tenace pazzia del Vecchio Cubano.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Quanta bellezza avremo ancora incontrato. Scilla, splendente nella luce dell’alba, vista dal porto è l’Italia di un’altra epoca. I suoi vicoli ti rapiscono e ti portano, leggero, fino al castello. Il suo mare ribolle, ultimo gemito dell’antico e immane gorgo, pronto a inghiottire chiunque osasse sfidarlo... Reggio, con il suo porto che sembra da terzo mondo, e la sua passeggiata sul mare, con le luci, i ragazzi sparpagliati all’imbrunire, le piastrelle bianche e grigie, le palme. Mi ricorda Copacabana. E ancora, non ultima, l’emozione di un incontro straordinario con i Bronzi di Riace. Sono vivi! Stanno lì, come di ritorno da una giornata di gloria ai giochi di Olimpia, con l’elmo e la lancia. Sembrano aspettarci, per dire: &quot;ricordatevi che cos’era questa terra. Ricordatevi chi siete&quot;. Ma - come si dice  - questa è un’altra storia. Resta giusto il tempo per una cena, una foto, un abbraccio. Salutiamo il Gigi con nuovo il equipaggio, che si unisce ad Attilio e Dario per continuare il viaggio, passare lo stretto e affrontare le bizze del golfo di Taranto. Grazie Brise, Buon Vento.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Fabrizio (Icio) Veronesi&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Velista per Caso &lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;</description><pubDate>Fri, 24 Feb 2012 16:16:55 +0100</pubDate><link>http://staging.velistipercaso.bedita.net/diari-di-bordo/i-vostri-diari/mare-nostrum</link><guid>http://staging.velistipercaso.bedita.net/diari-di-bordo/i-vostri-diari/mare-nostrum</guid></item><item><title>Un&#039;estate al mare...</title><description>Il primo contest dei Velisti per Caso!&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;Con la nuova veste del sito arriva anche qualche altra novità!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel tentativo di rendere i contenuti più piacevoli da navigare e facili da trovare, abbiamo pensato anche a voi, velistipercaso, creando anche &lt;strong&gt;uno spazio per le vostre avventure e i vostri racconti di mare e di terra&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;Con la nuova veste del sito arriva anche qualche altra novità!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel tentativo di rendere i contenuti più piacevoli da navigare e facili da trovare, abbiamo pensato anche a voi, velistipercaso, creando anche &lt;strong&gt;uno spazio per le vostre avventure e i vostri racconti di mare e di terra&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Inauguriamo questa sezione con un piccolo&lt;strong&gt; contest&lt;/strong&gt;, speriamo il primo di una lunga serie!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il gioco è semplice: l&#039;estate ormai è finita e con i primi freddi arriva anche un po&#039; di malinconia. Perchè, quindi, non passare un po&#039; di tempo in mezzo ai ricordi? &lt;strong&gt;Raccontateci la vostra estate da velisti per caso!&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non è necessario che abbiate attraversato l&#039;oceano, che siate sfuggiti a un attacco pirata o che siate naufragati in un atollo polinesiano. Ricordate, questo è lo spazio dei velisti &lt;em&gt;&lt;strong&gt;per caso&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Se vi riconoscete nella categoria di chi la domenica sogna di andare in mare (anche se fosse solo con una zattera), di chi sopporta il cognato barca-munito (naturalmente per amore familiare!) o si  entusiasma per animali marini, tramonti sull&#039;acqua, storie di navigatori, libri di vela, canoate, ecc. fatevi avanti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Se poi siete anche dei lupi di mare (di fiume, di lago...), ben venga!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Vi spieghiamo come funziona:&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p&gt;- spulciate l&#039;archivio di foto che 	avete scattato quest&#039;estate e scegliete quella che meglio racconta 	la vostra estate da velisti per caso&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p&gt;- abbinate alla foto qualche riga di 	racconto/diario (insomma, convincetevi che la vostra foto è 	veramente una foto da &lt;em&gt;velisti per caso&lt;/em&gt;!)&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p&gt;- pubblicate il tutto nel vostro 	blog e inserite il link nei commenti o, se non avete un blog, 	pubblicatela sulla nostra bacheca di Facebook (o, se odiate 	Facebook, caricatela su flickr, twittatela, tumbleratela, insomma, 	fate un po voi...)&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p&gt;- pubblicate il banner del contest sul vostro blog, linkandolo a questa pagina (o, in tutti gli altri 	casi, linkate semplicemente la pagina). Per copiare il banner, cliccate sulla foto di lato: si aprirà l&#039;immagine giusta!&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p&gt;- fra tutte le &lt;em&gt;foto + 	mini-racconto&lt;/em&gt; inviate entro il 20 novembre, la redazione ne 	sceglierà 10, cercando di tenere conto anche di eventuali commenti 	positivi/negativi degli altri utenti&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p&gt;- Il premio per i 10 vincitori sarà 	un piccolo gadget targato Velisti per Caso. Inoltre, le foto e i 	mini-racconti dei vincitori verranno raccolti in uno o più articoli 	che pubblicheremo in questa sezione.&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Qualche informazione in più:&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;- le immagini devono essere le vostre. Lo diamo per scontato, ma non fa mai male ricordarlo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;- Il nostro giudizio sarà insindacabile, ma se non sarete soddisfatti delle scelte potrete spiegarci le vostre motivazioni, promettiamo che ne terremo conto per il prossimo contest! ;)&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Seguiremo il contest anche su twitter con l&#039;hashtag #estatealmare, quindi twittate e ritwittate e ritwittate...&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Siete pronti? Via! ;)&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;</description><pubDate>Thu, 13 Oct 2011 16:32:46 +0200</pubDate><link>http://staging.velistipercaso.bedita.net/diari-di-bordo/i-vostri-diari/un-estate-al-mare-il-contest</link><guid>http://staging.velistipercaso.bedita.net/diari-di-bordo/i-vostri-diari/un-estate-al-mare-il-contest</guid></item><item><title>Un&#039;estate al mare: i vincitori!</title><description>Del primo mini-contest targato &quot;Velisti per Caso&quot;&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;Il primo contest dedicato ai Velisti per Caso è finito! Con l&#039;inverno che avanza, raccontarci la vostra “estate al mare” non dev&#039;essere stato semplice e alla redazione è toccato l&#039;arduo compito di  selezionare i vincitori.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non ci perdiamo in chiacchiere e vi diciamo subito chi ha vinto, partendo direttamente dal podio!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La terza foto classificata è di &lt;strong&gt;&lt;a href=&quot;http://lepietredivenezia.blogspot.com/2011/10/velisti-per-caso.html&quot;&gt;Cuoredrago&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;, che racconta la &lt;em&gt;Festa del Redentore&lt;/em&gt; appena passata. L&#039;abbiamo scelta perchè parla di amicizie, bagni e cibo, cose a cui un velistapercaso difficilmente riesce a rinunciare.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Al secondo posto c&#039;è il secchio azzurro di &lt;strong&gt;&lt;a href=&quot;http://www.facebook.com/photo.php?fbid=2558920211669&amp;amp;set=o.178748477347&amp;amp;type=1&amp;amp;ref=nf&quot;&gt;Alessandro Benvenuti&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt; trascinato, suo malgrado, un un inaspettato bagno.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Al primo posto, scelta all&#039;unanimità, c&#039;è l&#039;avventura da veri velisti per caso di &lt;strong&gt;&lt;a href=&quot;http://www.facebook.com/photo.php?fbid=2611937854921&amp;amp;set=o.178748477347&amp;amp;type=1&amp;amp;ref=nf&quot;&gt;Regina Nordalm&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt; che con la sua bottiglia di plastica ci ha ricordato alcuni momenti topici dei viaggi per mare!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ai tre vincitori in testa alla classifica daremo un “distintivo” da Velisti per Caso e un&#039;altra piccola sorpresa inedita!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Gli altri, però non rimarranno a bocca asciutta. Vogliamo infatti premiare anche le foto e i racconti di &lt;strong&gt;&lt;a href=&quot;http://www.facebook.com/photo.php?fbid=2609066502850&amp;amp;set=o.178748477347&amp;amp;type=1&amp;amp;ref=nf&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Enrico Filippetti&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;&lt;a href=&quot;http://www.facebook.com/photo.php?fbid=2262515797204&amp;amp;set=o.178748477347&amp;amp;type=1&amp;amp;ref=nf&quot;&gt;Massimo Novati&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;&lt;a href=&quot;http://twitter.com/#!/Bucaniere01/status/136862503090143232/photo/1&quot;&gt;Bucaniere01&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;&lt;a href=&quot;http://stracarloz.blogspot.com/2011/11/ecco-il-vento.html&quot;&gt;Stracarloz&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt; che, ognuno a suo modo, ci hanno regalato uno spiraglio di estate!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Qui di lato potete vedere le tre foto prime classificate. Nei prossimi giorni raccoglieremo anche le altre foto e i racconti in un unico post: un “racconto a più mani” dell&#039;estate dei velisti per caso!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Vincitori, ora che sappiamo i nomi tocca di nuovo a voi: &lt;strong&gt;scrivete a &lt;a href=&quot;mailto:redazione@velistipercaso.it&quot;&gt;redazione@velistipercaso.it&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt; e diteci dove possiamo inviare il vostro gadget!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Complimenti a tutti e...al prossimo contest!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;</description><pubDate>Thu, 24 Nov 2011 12:53:41 +0100</pubDate><link>http://staging.velistipercaso.bedita.net/diari-di-bordo/i-vostri-diari/un-estate-al-mare-i-vincitori</link><guid>http://staging.velistipercaso.bedita.net/diari-di-bordo/i-vostri-diari/un-estate-al-mare-i-vincitori</guid></item><item><title>Contest contest contest!</title><description>Qualche suggerimento per partecipare al contest dei VPC&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;Abbiamo ricevuto molte foto, ma ne vorremmo sempre di più!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sappiamo che fuori fa freddo e che non è semplice ripensare alle vacanze e all&#039;estate. Per questo, abbiamo pensato di venirvi in aiuto con qualche piccolo - e semplice - suggerimento. Il primo passo è: &lt;strong&gt;ricreare l&#039;atmosfera&lt;/strong&gt;!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Avvicinatevi a un termosifone, mettetevi in infradito, tirate fuori il telo da spiaggia e, armati di computer e macchina fotografica, cominciate a scorrere tutti gli scatti. Certo, ci vorrà un po&#039;, ma chi riesce a dire di no a un tuffo indietro nel tempo?&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Se proprio non riuscite a non guardare con sospetto la canottiera e i pantaloncini già sommersi dagli abiti invernali, potete provare con la strategia inversa. Immaginatevi al timone durante una traversata, muniti di cerata e berretto, con tanto di spruzzi d&#039;acqua e viso sferzato dal vento. Ci siete? Ecco, ora siete pronti per ripensare all&#039;avventura indimenticabile che farà invidia a tutti gli altri velistipercaso!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;C&#039;è infine un&#039;altra possibilità, per chi - con sommo dispiacere - non è riuscito a passare l&#039;estate al mare, ma non ha smesso comunque di pensarci. Ricordate quel ristorantino dove avete gustato i migliori spaghetti allo scoglio degli ultimi tempi. O quella coppia di amici che vi ha inviato una cartolina con bianche spiagge e mari azzurri, solo per farvi invidia? Fotografatela e raccontateci la storia!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Vi bastano questi suggerimenti? ;)&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Date un&#039;altra occhiata alle &lt;a title=&quot;le regole del contest dei velisti per caso&quot; href=&quot;http://www.velistipercaso.it/i-vostri-diari/un-estate-al-mare-il-contest&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;strong&gt;regole del contest&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; e mettetevi all&#039;opera!&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 02 Nov 2011 10:54:14 +0100</pubDate><link>http://staging.velistipercaso.bedita.net/diari-di-bordo/i-vostri-diari/contest-contest-contest</link><guid>http://staging.velistipercaso.bedita.net/diari-di-bordo/i-vostri-diari/contest-contest-contest</guid></item><item><title>Giovanni Salvador: dalla Spagna alle Canarie</title><description>Vela senza barriere nel Mediterraneo&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;E&#039; forse il compagno di viaggio, tra i tanti che sono saliti a bordo durante il nostro Giro del Mondo, che ricordo con maggior emozione. E&#039; lui che mi ha insegnato a sentire il vento &quot;a pelle&quot;. E&#039; lui che mi ha insegnato a capire se la barca è equilibrata sentendola con le chiappe o con le gambe piantate in pozzetto al timone. E&#039; lui che mi ha insegnato che in barca si deve essere sempre attivi, presenti e partecipare a tutte le manovre, qualunque sia il nostro limite personale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E&#039; lui che mi ha fatto sentire una merda, perchè dopo un mezzo giro del mondo, alle Fiji, ancora non ero capace di fare, in barca, un sacco di cose, e mi comportavo da passeggero. Lui poi mi ha anche insegnato a tenere ordinata la barca, perchè una manovra o una scotta fuori posto possono creare dei problemi. Lui mi ha reso concrete ed evidenti tutte le cose che Cino Ricci aveva provato a trasmettermi. Lui è Giovanni, ed è un velista non vedente. Appensa salito su Adriatica mi ha chiesto di &quot;fargli vedere&quot; la barca, e io l&#039;ho accompagnato mentre toccava e memorizzava tutto, sopra e sottocoperta. Dopodichè si è mosso in barca come se ci fosse sempre stato, con estrema sicurezza. Adesso ci manda un altro resoconto di viaggio per mare. Leggendolo... sembra di vederlo!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Patrizio&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Dalla Spagna alle Canarie&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;di Giovanni Salvador&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dopo una depressione che ha interessato pesantemente tutto il mediterraneo centro occidentale causando forti mareggiate ed inconsuete nevicate soprattutto in Spagna, finalmente, lunedì 3 novembre dal porto di Almerimar, vicino Almeria, in una splendida mattina assolata, a bordo del Sun Odjssej 51, un cabinato a vela di 16 metri con cui due straordinari skipper sono diretti per lavoro nel paradiso dei Caraibi, sono partito, insieme a mia moglie Eliana e ad altre sei persone amanti del mare conosciute solo due giorni prima, per un indimenticabile viaggio che mi ha portato fino alle isole Canarie. Premetto che sono un non vedente assoluto di Conegliano, amante del mare e delle barche a vela, in particolare delle derive, e che su Penelope I, questo è il nome dell&#039;imbarcazione, ero già salito la scorsa estate per una splendida crociera di una settimana in Grecia. A bordo, prima di partire, ci si accorda per gli orari di guardia al timone, si prende visione delle dotazioni di sicurezza, del funzionamento dei bagni e delle manovre in coperta che io, comunque, per maggior sicurezza, mi ripasso misurando le distanze contando i passi e tastando con le dita la posizione delle drizze sugli stopper, delle scotte sui vari winch e la collocazione del sartiame e dei bozzelli, facendo tuttavia attenzione a non travolgere i miei colleghi d&#039;avventura.  &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Tolti i parabordi, le prime 70 miglia scivolano via gran parte a motore per l&#039;assenza di vento, lungo una costa che sullo sfondo offre lo spettacolo delle cime imbiancate dalle nevi della Sierra Nevada e sotto costa, dalle descrizioni capisco che il paesaggio è brullo e punteggiato qua e la da molteplici costruzioni in cemento e dalle serre per la coltivazione di frutta e verdura. Dietro di noi a poche miglia, ci segue per un breve tratto un altro veliero di undici metri con a bordo una simpatica coppia di Cagliari, conosciuta in porto, che insieme al loro scodinzolante ed affettuoso marinaio a quattro zampe è diretta in Brasile. La prima notte, a causa di un fronte temporalesco segnalato dalle cartine del meteofax di bordo, ci fermiamo a dormire nel porticciolo di Benalmadena, la cui entrata con il buio della sera è difficile da localizzare in quanto si confonde con le innumerevoli luci colorate della costa andalusa. Ci ormeggiamo in banchina, vicini al distributore di carburante, ma, a causa della sua esposizione ad ovest, l&#039;onda causata dal temporale notturno ci culla forse con troppa veemenza; tuttavia con sorpresa, l&#039;indomani scopro che in questo posto ero già venuto, sebbene a piedi, una ventina d&#039;anni prima, quando ancora ci vedevo, durante una vacanza nell’adiacente Torremolinos.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Comunque alla mattina seguente ci risvegliamo con il buon profumo del caffè, facciamo colazione tutti insieme, anche se personalmente faccio fatica ad uscire dal mio calduccio sacco a pelo, e poi, sbrigate le ordinarie faccende igieniche, smaltiamo gli abbondanti zuccheri con una bella passeggiata nel pittoresco pueblo pieno di locali per ogni gusto. Rientrati a bordo, dopo una bella carbonara mozzafiato e un breve relax, il nostro comandante decide di salpare per poter oltrepassare Gibilterra con un po&#039; di chiaro e con la corrente a favore. Lasciato il porticciolo e messa la prua per 240 gradi, fuori ci aspetta il mare di Alboràn mosso dalle onde sollevate da un vento teso da sud ovest che affrontiamo riducendo la randa, avvolgendo un po&#039; il fiocco ed issando la trinchetta per dare alla barca una maggior stabilità. Fortuna vuole che l&#039;orario corrisponda con il mio primo turno di guardia e sono emozionato quando il comandante, con un gesto di massima fiducia, mi affida il timone di sopravvento. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Vorrei avere la massima concentrazione e quindi poso le mani sulla ruota a cercare il riferimento che indica la barra al centro, presto attenzione all&#039;inclinazione dello scafo rimanendo in piedi a gambe un po&#039; divaricate e faccio il possibile per memorizzare sul viso la direzione da cui proviene il vento. Peccato che ancora non esista una bussola digitale parlante che mi dica i gradi in numero poiché riuscirei a mantenere la rotta con maggior autonomia; ma a parte questo particolare, che spero prima o poi venga risolto da qualche esperto in elettronica per la felicità di tutti i non vedenti amanti della vela, la sensazione che provo è comunque fantastica, mi sembra di volare leggero sulle onde, sento gli spruzzi d&#039;acqua bagnarmi la cerata e mi piace tantissimo gustarmi le labbra piene di salsedine. Vorrei poi piangere quando dalle voci sedute in pozzetto ricevo persino dei complimenti: io, sempre alle prese nella vita quotidiana con ostacoli di ogni genere e ben felice se qualche buona anima si offre per farmeli evitare, che porto a spasso nove vedenti per questo mare.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Manteniamo una velocità tra i 7 e i 9 nodi in bolina, siamo inclinati e sotto coperta tutto vibra, i colpi delle onde fanno suonare persino la campana appesa in dinette, per qualcuna, non facciamo nomi, bracciale e cerotti non bastano per cacciare il mal di mare, altri sembrano indifferenti e continuano a chiacchierare seduti al tavolo con le gambe e i piedi ben puntati o, come chi vi scrive, cercano di riposare pur rotolando dal rollio sul materasso in cabina. Tuttavia miglia dopo miglia, come prevedeva il bollettino meteo ricevuto con la radio VHF, il vento diminuisce la sua intensità e, a poche ore da Gibilterra, Penelope I rallenta decisamente la sua galoppata. Lo stretto, oltre ad essere la porta d&#039;ingresso delle perturbazioni atlantiche, è molto insidioso per le sue correnti e per l&#039;abbondante traffico marittimo in transito, lo capisco quando il Veneziano Bepi, un ufficiale di marina che, nonostante i suoi 80 anni ma con un aspetto molto giovanile, è seduto al timone in pozzetto a descriverci, riconoscendole dalle luci di via, tutte le tipologie di navi che quasi sfioriamo. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Come previsto, mercoledì 5 novembre, alle prime luci dell&#039;alba, oltrepassiamo le mitiche colonne d&#039;Ercole e subito dopo la punta spagnola di Tarifa, l&#039;Oceano Atlantico fa pesare il suo vigore. Il rumore che sento sembra quello di una pentola in ebollizione in quanto mi spiegano che a prua abbiamo ancora un&#039;onda da sud ovest, residuo della precedente depressione, che si contrasta con una forte corrente di marea e con i 20/25 nodi di vento che soffiano dal quadrante nord occidentale; di conseguenza, a differenza dei 9 nodi di velocità che facciamo con mure a sinistra che non ci interessano in quanto ci farebbero rientrare verso la costa spagnola, avanziamo a 3 nodi con mure a dritta. Solo l&#039;abilità e l&#039;esperienza del nostro skipper ci permette, dopo un paio d&#039;ore di bordi, di superare con sollievo il Capo marocchino di Espartel. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&#039;oceano, per la sua onda lunga e ritmata che assomiglia ad un profondo respiro, a differenza dei precedenti mari, consente una navigazione più fluida ma soprattutto, grazie al vento che gradualmente si sposta verso est, ci permette di poggiare aprendo le vele e non vivere più in posizione obliqua come nell&#039;andatura di bolina. La temperatura, grado dopo grado che scendiamo di latitudine diventa sempre più gradevole e ben presto sul tavolo allargato in pozzetto riappaiono stuzzichevoli aperitivi, si stappa e si brinda al parallelo appena superato, si mangia il pane fresco e i dolcetti cucinati nel forno di bordo e soprattutto sembriamo voraci cavallette quando divoriamo le squisite prelibatezze che abbondano sui piatti preparati sotto in cucina. Spesso ci vengono a trovare i delfini, si vedono nuotare le tartarughe o ci balza in coperta qualche invadente pesce volante. Un giorno, arrivato dal nulla, si è unito al nostro equipaggio anche un piccolo e tremante uccellino che, soccorso e coccolato con muesli ed acqua in bottiglia dalle amorevoli mani delle quattro signore a bordo, alla mattina seguente, dopo aver pernottato tra la pazienza e il tender, lasciandoci pure numerosi ricordini, se ne è andato sciogliendoci il cuore per un inedito melodico canto fischiato poco prima di volarsene via.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nelle notti, quando a poppa l’Aliseo soffia deciso, il mare ha il rumore di una grande cascata ed è imbiancato dalla spuma dei frangenti che riflettono con la luna. In coperta, durante i turni, siamo sempre in tre persone e sebbene la mia seconda guardia sia dalle tre alle sei di mattina, rimanere fuori a queste latitudini è straordinariamente bello poiché, con gli occhi di chi è fuori con me, sempre attenti a dare l&#039;allarme se qualche nave passa troppo vicina, riesco a vedere a modo mio la bianca scia che lasciamo sull’acqua dietro di noi e guardando in su, verso l’infinito universo, sogno pensando alle stelle cadenti. La mattina del 11 novembre, verso le 6, alla nostra prua, i lampi del faro di Santa Cruz di Tenerife segnano per me la fine di un fantastico viaggio nel quale ho conosciuto persone straordinarie e che mi ha insegnato ancor di più a rispettare ed amare la natura.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Giovanni Salvador&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Tue, 04 Sep 2012 17:41:07 +0200</pubDate><link>http://staging.velistipercaso.bedita.net/diari-di-bordo/i-vostri-diari/giovanni-salvador-dalla-spagna-alle-canarie</link><guid>http://staging.velistipercaso.bedita.net/diari-di-bordo/i-vostri-diari/giovanni-salvador-dalla-spagna-alle-canarie</guid></item></channel></rss><!-- 0.4889s -->