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Mangrovie, dune, sule e tartarughe

29 August 2006 ore 18:00

Cari velisti,

oggi mi sono regalato una giornata speciale dedicandola ai miei figli che ho cresciuto intorno al mondo i quali portano in seno, come me, queste esperienze che non svaniscono mai. Siamo ormeggiati nell'isola più ad ovest dell'arcipelago, Cayo de Agua, facciamo uno snorkelling degno di nota con bellissimi coralli a corna d'alce e molto pesce. Dopo colazione decido di scendere a passeggiare con la nikon di Flavio sull'isola deserta. I tubisti sono tramortiti come sempre dall'abbondante pasto. Solo Giuseppe è sveglio e mi segue. L'isola è una lunga lingua di sabbia ricoperta da un tappeto di un'erba grassa. Da un lato sabbia bianca alternata da mangrovie e dune. Il lato sopravvento è impervio e percorso da grossi pezzi di corallo o sassi levigati. Ogni tanto si apre qualche piccola baia con una spiaggetta.

 

Non appena scendiamo ci troviamo davanti una miriade di sule che covano uova o che svezzano il piccolo appena nato in nidi circolari ben costruiti con rametti. I piccoli sono tenerissimi, hanno un manto bianco e morbidissimo. Man mano che avanziamo la prateria sembra tappezzata da batuffoli di cotone ed è uno spettacolo unico, i più piccoli non ancora in grado di camminare si nascondono sotto le piume della mamma mentre i grandi ci guardano eretti con sguardo quasi aggressivo.

 

Il percorso si fa difficile ed il terreno è cosparso da pungitopo, sbuchiamo in una spiaggetta dove ci sono tre grosse buche inconfondibili, sono state scavate dalle tartarughe che vengono a deporre le uova. E' sempre molto eccitante trovare questi enormi buchi nella sabbia. Con un occhio poco esperto verrebbe da pensare che le uova siano sul fondo della buca. In realtà il rettile depone centinaia di uova in un'altra buca che poi riempie scavando a lato, in modo che nessuno sappia dove in realta sono le uova sepolte sotto un metro di sabbia. Devono essere ben protette dai predatori, lucertole, uccelli, granchi e pescatori che perseverano l'idea che queste uova siano afrodisiache.

Proseguendo il viaggio, il sole inizia a scendere ed è questo il momento che attendevo, la luce si fa più gialla, le ombre delle dune si allungano e i colori acquistano la magia del tramonto. Attraversiamo uno stagno rosa pieno di uccelli, qui altre specie hanno deposto le uova e dobbiamo stare attenti a non calpestarle da tante sono, ma a differenza delle sule non le covano e non c'è nido.

 

Poi ritorno sul lato sopravvento camminando su grossi blocchi di corallo. Un paesaggio a me familiare, incontro vari tipi di spazzatura portata dal mare, non vedo questa plastica con occhio assassino, oggi la calpesto ignaro ma immediatamente affiora alla mente di quando ho vissuto per sei mesi in un atollo dell'Indiano completamente fuori dal mondo, disabitato e senza un negozio; si viveva totalmente autonomi, si caricavano in barca 200 kg di farina 50 kg di zucchero 50 kg di cipolle e patate. Il resto era lasciato alle capacità di sopravvivenza di ognuno. Ricordo che la mattina si camminava a bassa marea ed ogni oggetto che il mare regalava veniva gelosamente catturato. Qualsiasi pezzo di plastica, segnali da pesca, reti, bottiglie, gomene di navi. Tutta manna venuta dal cielo! Anzi, dal mare. Nell'atollo deserto tutto veniva riutilizzato per vari scopi. Non vi dico quando si trovavano le boe perse dei palamiti d'altomare. Hanno una antenna per essere indivuduate con radiogoniometro e quindi un pacco di batterie molto potente.

Vi lascio immaginare la festa di quando si rientrava con una di queste boe, non facili da smontare, allora ci si riuniva con vari attrezzi, i bambini incuriositi ronzavano intorno finchè non vedevano il prezioso pacco batterie uscire dalla misteriosa boa...


Beh torniamo a noi, oggi su Adriatica abbiamo una ricca cambusa e la plastica sugli scogli non mi serve ma la guardo sempre con un certo rispetto... Alla fine della passeggiata incontro una sula che sta davanti a me eretta con le zampe palmate di un giallo limone cosi contrastante e mi fermo a fotografarla. Rientro attraversando le dune di sabbia in attesa che il sole mi saluti. Il fedele Damiano mi viene a recuperare e si ferma con me aspettando l'ultimo raggio di sole, ci scambiamo poche parole che in un contesto così toccante servono a ben poco. Così rientro a bordo con il mio carico di immagini ed emozioni. La giornata è stata davvero intensa. Anche i tubisti hanno riempito il pomeriggio pescando! Ci riuniamo quindi a festa attorno alla tavola di Adriatica chiudendo con delle meravigliose crepes e potete immaginare chi ci ha deliziati con questo finale.

 

Un abbraccio,

papone Federico

Skipper di Adriatica

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